NOTIZIE, POLITICA, ELEZIONI
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PORTALE DELLA RIPARTIZIONE CENTRO E NORD AMERICA
i titoli:
  • Presidente Berlusconi, l'Italia non è un Paese di Merda!
  • Referendum, i voti del centro e nord America
  • Referendum. la vittoria dei "si"
  • Il centrosinistra conquista Milano e Napoli
  • Bersani: Obiettivo e` mandare a casa Berlusconi
  • Silvio Berlusconi e le toghe rosse 
  • Federalismo, lo stop di Napolitano
  • Fiducia alla Camera con tre voti di scarto
  • Commenti e reazioni al voto di sfiducia al Governo
  • FLI ritira i suoi rappresentanti dalGoverno
  • Anche il Senato vota la fiducia al Governo Berlusconi
  • La camera vota la fiducia al Governo Berlusconi
  • PD: Approvata la relazione di Bersani
  • La video dichiarazione di Gianfranco Fini
  • Fini a Mirabello: Il PDL non esiste più
  • La figuraccia - di Marco Zacchera
  • Di Biagio: Scelta di lucidita politica
  • Rottura tra Fini e Berlusconi
  • Fini: Berlusconi illiberale
  • Divorzio - E` finita la coabitazione nel PDL
  • Italiani all'estero e fuga dei cervelli
  • La crisi secondo Santoro
  • Regionali 2010: La vittoria è di Silvio Berlusconi
  • Il centrosinistra perde quattro regioni al centrodestra
  • Dal Sen. Firrarello: eliminare il voto per corrispondenza
  • Voto estero: Tremaglia, una pazzia cencellare la legge
  • Di Girolamo si è dimesso
  • Caso Di Girolamo: dall'On. Mirko Tremaglia
  • Caso Di Girolamo: gli eletti oltre confine a colloquio
  • Berardi (Pdl): Proposta di legge restituzione cittadinanza
  • Sul legittimo impedimento: una vittoria per l'Italia
  • Il circolo Pd di New York scriv a Bersani: È ora di svegliarsi


  • vai in in archivio: 
    2009
    2008

    intermezzo elettorale:
  • Berlusconi-Veltroni, faccia a faccia virtuale
  • Santanché: "Sono l'ossessione di Silvio. Ma stia tranquillo, non gliela do"
  • La sexy-candidata D'Abbraccio: "Basta con queste facce da c..."
  • Dei 177 simboli ...davvero partiti?

  • pre elezioni:
  • Giannotti, ItaliaUSA.com: Grande l'interesse per le elezioni all' estero 
  • Renato Turano (PD): il mio programma sociale per gli italiani all'estero
  • Il 14 aprile serata elettorale del PD di New York
  • Voto estero, ultime ore utili
  • Appello di Mirko Tremaglia per il CTIM
  • Fac-simile della scheda elettorale per l'Italia
  • Il consolato di Colonia, Germania, non accetta più schede votate 
  • Vincenzo Arcobelli (PdL) risponde all'intervista nFA
  • Renato Turano (PD) risponde a Giordano e Sorriso
  • Nuovo record raggiunto da ItaliaUSA.com per le elezioni
  • ItaliaUSA vola grazie alle elezioni
  • La proposta di Cicala: Fede al timbro postale
  • Voto estero, Frattallone: tutti i voti sono utili
  • Voto all’estero, JE TUTTO DA RIFARE... 
  • Azzurri nel mondo di Miami sul riacquisto della cittadinanza Italiana
  • Turano ha registrato il 96% di presenze in Senato: Gonella si scusa
  • Grande partecipazione a Toronto al dibattito promosso da Team Italia
  • Graziella Bivona PD visita le comunità italiane di Montreal e Toronto
  • Vincenzo Arcobelli (PdL) incontra gli Italiani dei Caraibi
  • Cesare Sassi e Vincenzo Arcobelli su You Tube
  • La Destra incontra gli Italiani a Brooklyn, New York
  • Domenica a Toronto incontro con i candidati promosso dal Comites
  • La Voce Italo Americana - dedica a Cesare Sassi
  • Luciano Neri con Renato Turano a New York per la campagna elettorale
  • Giovanni Rapana' sostiene Graziella Bivona, la trasparenza degli enti gestori 
  • Le previsioni di Valter Della Nebbia
  • Cinque domande a Graziella Bivona (PD)
  • I prossimi appuntamenti del PD in USA
  • Ebana (La Destra): Vi sono buoni motivi per votare La Destra-Fiamma Tricolore all'estero
  • Cinque domande a Vincenzo Arcobelli (PDL)
  • È on line il portale del candidato del UDC Vittorio Coco
  • Gli incontri di Arcobelli con gli elettori
  • Tribuna elettorale - Intercomites USA
  • Estero: un voto per l’identita’ italiana
  • Arcobelli: I COMITES sono utili e dovranno essere potenziati 
  • L’On. Marco Zacchera sostiene i candidati PDL, in modo particolare il componente AN
  • Incontro elettorale del candidato del PDL Amato Berardi con la collettivita’ di Boston
  • PD Montreal contro Chiocchetti: "candidati in lista perche' non vincano"
  • Cesare Sassi: Front Runner del “il Popolo Della Liberta”
  • New York, PD inaugura sede USA: Chiocchetti, possiamo farcela
  • Zacchera (AN-PDL) “Preoccupazione invii postali - subito controlli e fondi"
  • FINE VOTO PROTESTA - Comunicato da NY/CT
  • I pronostici de L'Italiano
  • Faccia a Faccia con Marco Zacchera
  • Governo e opposizione equivale vera democrazia
  • Cesare Sassi, un candidato che si muove a 360 gradi
  • Le congratulazione dell'On. Bucchino per le candidature alla Camera
  • Le liti degli esclusi non gradite agli elettori
  • Voto protesta del Nord America contro il PDL
  • Tra provocazioni e revisioni di un sistema elettorale unico 
  • Massimo Seracini, candidato UDC al Senato
  • PDL: Tra poco liste e programma per l'estero
  • Sussurri e grida nei corridoi della alleanze
  • Candidature e altre notizie

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    Tutto sulle elezioni politiche del 13 aprile 2008:
  • i risultati 
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    Tiratura del portale www.ItaliaUSA.com per il mese di marzo 2008: 421.297 hits
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    le notizie:
    Presidente Berlusconi, l'Italia non è un Paese di Merda!
    di Silvana Mangione - La Gente d’Italia - 2 settembre 2011 - Ho finalmente capito perché l’attuale governo si oppone con tanta forza, tanta persistenza e tanta reiterazione all’uso delle intercettazioni, che vengono adoperate tranquillamente altrove, ivi compreso il tempio della protezione della privacy, vale a dire gli Stati Uniti, in cui vivo. L’ho capito nel momento in cui è diventata di dominio pubblico la registrazione dell’insulto del Presidente del Consiglio dei Ministri, On. Silvio Berlusconi, secondo il quale: «L’Italia è un Paese di Merda!».  Per noi che all’estero cerchiamo di mantenere alta l’opinione del nostro Paese malgrado i Rubygate, le continue accuse alla magistratura, la legiferazione mediante decreti su cui viene posta la fiducia, la campagna acquisti di deputati e senatori per reggere una maggioranza interessata, una dichiarazione di questo genere non è soltanto sconvolgente, è del tutto irrazionale e illogica, dato che proviene da una persona che ha tutti i mezzi finanziari e un modo facilissimo di non doversi più occupare del “Paese” che per lui è diventato (o è sempre stato? non lo so) di “Merda”, del Paese che lo ha “nauseato”, ma del quale continua a rimanere “Premier”, come dice lui, anche se premier non significa “Presidente del Consiglio” all’italiana, ma Primo Ministro con pieni poteri all’inglese.  LEGGI

    REFERENDUM 2011/ I VOTI DELLA RIPARTIZIONE CENTRO E NORD AMERICA
    ROMA\ aise\ Martedì 14 Giugno 2011 - È terminato nella notte lo spoglio delle schede referendarie votate dagli italiani all’estero che, come i connazionali in patria, hanno votato decisamente "sì" a tutti e quattro i quesiti. Come anticipato ieri dal sottosegretario Mantica, all’estero ha votato il 23,07% dei 3.300.496 aventi diritto. Nella ripartizione Centro e Nord America gli elettori sono 313.573, ma ha votato soltanto il 20%, la media più bassa delle quattro ripartizioni della circoscrizione estero. Delle 62.682 persone che hanno votato, la maggior parte risiede negli Usa (35.557) e in Canada (21.341); in 50, cioè il 2,58%, hanno votato da Panama e nessuno dal Belize, dove risiedono 12 connazionali. La percentuale più alta di votanti (39.02%) tocca al Guatemala, dove hanno votato 1.115 persone.

    REFERENDUM, LA VITTORIA DEI “SÌ”, BERSANI: “DIVORZIO TRA GOVERNO E PAESE”
    (NoveColonne ATG) Roma – E’ stato raggiunto il quorum per i quesiti referendari ed è stata una inequivocabile vittoria dei ‘sì’ in tutti e quattro i casi. L’affluenza alle urne si è attestata al 54,8%. Il 95,3% ha votato “sì” al primo quesito sulla privatizzazione del servizio idrico; il 95,8% per il secondo quesito sulla tariffa del servizio idrico; il 94,1% per il referendum sul nucleare e il 94,6% per l’abrogazione del legittimo impedimento. “A parer mio questo è stato un referendum sul divorzio e cioè sul divorzio tra il governo e il paese” è stato il commento a caldo del leader del Partito Democratico Pier Luigi Bersani secondo cui “il governo è su una strada diversa da quella su cui viaggia il paese”. Nel corso di una conferenza stampa il leader del Pd ha assicurato “l’impegno” dei democratici sui temi legati ai referendum: “Adesso tocca a noi dare risposte positive – ha detto Bersani - noi siamo pronti a proporre ed esprimere un altro programma di politica energetica che faccia a meno del piano nucleare del governo e siamo pronti a discutere una proposta di legge che abbiamo già presentato sulla gestione dell’acqua”.  Si tratta di “un risultato straordinario” secondo il leader dell’Italia dei Valori Antonio Di Pietro che spiega: “Indipendentemente dal colore politico io ho detto di andare a votare. Questo non è un referendum che deve servire a dare la spallata al governo. La spallata si dà proponendo noi un’alternativa. Chiede le dimissioni di Berlusconi il vicepresidente di Futuro e Libertà Italo Bocchino: "Il risultato dei referendum parla chiaro e rappresenta una ulteriore e sonora bocciatura di Berlusconi. Ha vinto la partecipazione libera dei cittadini contro l’arroganza di un governo che vuol tirare a campare grazie agli Scilipoti di turno. Gli italiani non hanno gradito l'autoribaltone messo in campo da Berlusconi e stanno dimostrando che ormai l'asse Pdl-Lega è minoritario nel Paese”. “La strada maestra – sottolinea Bocchino - sarebbe l’abbandono dell'accanimento terapeutico da parte del governo con dimissioni utili a chiarire il quadro politico”.

    ELEZIONI, IL CENTROSINISTRA CONQUISTA MILANO E NAPOLI
     (NoveColonne ATG) Roma - La sconfitta nei ballottaggi delle forze politiche che appoggiano il governo è netta e non viene messa in discussione dai vertici della maggioranza, che però si affrettano a chiarire che il risultato uscito dalle urne non avrà nessuna conseguenza sull’esecutivo guidato da Silvio Berlusconi. “Non siamo alla fine di Berlusconi o del berlusconismo, né del governo”, riassume il capogruppo alla Camera Fabrizio Cicchitto. Il centrosinistra vince a Milano e Napoli, ma anche, tra le altre città, a Trieste, Cagliari, Grosseto, nella province di Mantova e Pavia, strappando anche il Comune di Novara al centrodestra. Il sindaco leghista di Varese Attilio Fontana viene riconfermato col 53,9% (il centrosinistra con Luisa Oprandi ha ottenuto comunque un ottimo risultato: partiva dal 30,2% del primo turno), e il centrodestra passa anche a Cosenza e nella provincia di Vercelli, anche se con uno scarto ridotto (Carlo Riva Vercellotti vince con il 50,9% contro Luigi Bobba che si ferma al 49,09%). Infine due luoghi simbolo come Gallarate (molto cara alla Lega) e Arcore (sede di una delle residenze del premier) cambiano amministrazione e passano al centrosinistra. Dal Pd il primo commento del segretario Pier Luigi Bersani, parafrasando l’analisi fatta dai vertici del Pdl all’indomani del primo turno, è ironico: “Abbiamo pareggiato 4 a 0”. Poi, in una conferenza stampa nella sede romana del partito, Bersani ha sottolineato che “il governo non ha più la maggioranza nel Paese” e ha chiesto “a Berlusconi e al centrodestra di riflettere e prendersi le responsabilità di non arroccarsi e di non impedire che si apra una stagione nuova”. Per il Pd, ha ricordato Bersani, “la strada maestra sono le elezioni” ma i democratici sono “pronti a considerare percorsi che consentano l'approvazione di una nuova legge elettorale” perché “sarebbe meglio andare a votare con una nuova legge elettorale”. E guardando avanti al voto e alle future alleanze, Bersani ha riproposto anche lo schema da lui disegnato da tempo, rivolgendosi “a tutte quelle forze politiche e sociali che sono disposte ad una fase di ricostruzione dopo 15 anni di populismo berlusconiano. Partiamo dal centrosinistra ma un centrosinistra che non chiuda le porte a chi guarda oltre il berlusconismo”.

    ELEZIONI, BERSANI: OBIETTIVO E’ MANDARE A CASA BERLUSCONI
    (NoveColonne ATG)  Roma - “Abbiamo smacchiato il giaguaro”. Sceglie una delle metafore da lui tanto amate e l’autoironia, facendo la parodia di se stesso nell’imitazione di Maurizio Crozza, il segretario del Partito democratico Pier Luigi Bersani per dare l’immagine della sconfitta che i ballottaggi segnano per il governo guidato da Silvio Berlusconi. Parlando davanti a una folla di militanti ed elettori festanti che gremivano piazza del Pantheon a Roma, Bersani ha sottolineato che il centrosinistra ha vinto perché è il popolo delle primarie, “non siamo quelli dell’uomo solo al comando”. Dal palco della festa che il centrosinistra ha organizzato al centro di Roma, Bersani (che per buona parte del suo discorso è stato affiancato da Romano Prodi, acclamato più volte dalla piazza) ha voluto ribadire di essere consapevole delle “responsabilità che abbiamo di fronte e abbiamo le nostra proposte, ci mettiamo al servizio della costruzione di un vero centrosinistra perché dobbiamo alzare un sogno che abbia le gambe per camminare”. Bene festeggiare quindi, ma attenti a non rilassarsi troppo, perché l’obiettivo è “mandare a casa Berlusconi” ma anche “uscire dalla malattia, far uscire dalle vene le tossine che hanno avvelenato il Paese”. Il segretario del Pd ha poi ricordato che il centrosinistra ha vinto “in 66 città di oltre quindicimila abitanti” e a un confronto con le amministrative del 2006, “quando ottenemmo grandi successi” (i Comuni conquistati allora furono 55), quello ottenuto è “un risultato stravolgente”. Bersani aveva sottolineato anche che “il governo non ha più la maggioranza nel Paese” e aveva chiesto “a Berlusconi e al centrodestra di riflettere e prendersi le responsabilità di non arroccarsi e di non impedire che si apra una stagione nuova”. La strada maestra, aveva ribadito, sono le elezioni ma il Pd è pronto anche a considerare l’ipotesi di un esecutivo che abbia come obiettivo la riforma elettorale. Quanto alle alleanze, la linea resta quella tracciata da tempo: il Pd si rivolge “a tutte quelle forze politiche e sociali che sono disposte ad una fase di ricostruzione dopo 15 anni di populismo berlusconiano – ha ribadito Bersani -.Partiamo dal centrosinistra ma un centrosinistra che non chiuda le porte a chi guarda oltre il berlusconismo”, tenendo ben presente inoltre che “in queste elezioni si è mossa un’esigenza civica” e che per guardare oltre Berlusconi non serve “un’alchimia politicista ma bisogna affermare l’esigenza di una ricostruzione democratica e sociale del Paese”.

    Silvio Berlusconi e le toghe rosse - di Ricky Filosa
    Italia chiama Italia - Tue, 22 Mar 2011 - 'Questi magistrati che piangono miseria e mancanza di finanziamenti, si rendono conto di offendere la nostra intelligenza? Ci siamo stancati tutti di questa giustizia a senso unico, sempre anti-Cav' 
    Ieri il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi non si è presentato al tribunale di Milano, per il processo Mills. Il premier era impegnato in un Consiglio dei ministri straordinario per la questione libica. Al palazzo di Giustizia si è presentato Nicolò Ghedini, l'avvocato di Berlusconi - e deputato PdL - che è stato accolto dagli applausi di un gruppo di "cittadini liberi" - così si sono definiti - stanchi di questa guerra della magistratura nei confronti del Cavaliere, "solo" del Cavaliere.
    Un centinaio fra donne, uomini, giovani e meno giovani, hanno applaudito Ghedini al suo arrivo, come significativa manifestazione di vicinanza al premier e a chi è impegnato a difenderlo.
    Oggi leggiamo sui giornali che sono intervenuti i carabinieri a disperdere i disturbatori della quiete e della solennità di quegli uffici, famosi per il protagonismo ciarliero dei residenti pagati, mentre apprendiamo contestualmente dell'eccesso di zelo della signora Boccassini, che ha voluto usare, anzi, abusare ancora una volta delle risorse dello Stato per verificare la presenza del premier in Francia la notte della telefonata in questura.
    Due commenti rapidi: questi magistrati che piangono miseria e mancanza di finanziamenti, si rendono conto di offendere la nostra intelligenza? E ancora: le notizie, tutte vere, della protervia con cui si cerca la pistola fumante in un reato che non c'è e che non ha vittime, non possono arrivare a produrre l'effetto opposto, di una rivolta popolare, invece che contro il Cavaliere, contro la dittatura di un potere che travalica il suo ruolo e distorce il senso comune di una giustizia riparatrice di torti e non costruttrice di indizi? CONTINUA

    FEDERALISMO, LO STOP DI NAPOLITANO: ORA IL PASSAGGIO ALLE CAMERE
    (NoveColonne ATG) Roma - Sul Federalismo c’è lo stop di Napolitano. Dopo la bocciatura in commissione bicamerale e il successivo decreto approvato in fretta e furia in un Consiglio dei ministri straordinario convocato per riparare alla sconfitta in Parlamento, il Presidente della Repubblica ha risposto negativamente alla richiesta di emanazione del decreto legislativo in materia di federalismo fiscale municipale. “Non sussistono le condizioni”, ha spiegato il Capo dello Stato, “non essendosi con tutta evidenza perfezionato il procedimento per l'esercizio della delega previsto dai commi 3 e 4 dall'art. 2 della legge n. 42 del 2009 che sanciscono l'obbligo di rendere comunicazioni alle Camere prima di una possibile approvazione definitiva del decreto in difformità dagli orientamenti parlamentari”. Nella lettera inviata al presidente del Consiglio, quindi, Napolitano afferma “di non poter ricevere, a garanzia della legittimità di un provvedimento di così grande rilevanza, il decreto approvato” dal governo. Di “un atto ineccepibile che blocca una norma illegittima” parla la presidente dei senatori del Pd Anna Finocchiaro, che sottolinea come “una maggioranza e un governo che arrivano ad ignorare le più elementari regole istituzionali solo per rispondere ai ricatti della Lega sono dovute arrivare all'ennesima e vergognosa brutta figura”. Commentando quanto avvenuto rispetto al decreto sul federalismo fiscale municipale, il leader dell’Idv Antonio di Pietro torna a chiedere l’immediato scioglimento delle Camere perché ormai “abbiamo la prova provata che il Paese si sta avviando verso un pericoloso regime”. “Se Berlusconi non viene fermato in tempo – sostiene Di Pietro - e ci auguriamo che si dimetta, questo processo sarà irreversibile e peserà come un macigno sul futuro economico, politico, sociale e morale dell'Italia. Per il bene del Paese si restituisca subito la parola ai cittadini”. A nome del Terzo Polo, Linda Lanzillotta dell'Api sottolinea che “il presidente Napolitano non poteva non rifiutare di apporre la sua firma sotto il decreto sul federalismo municipale palesemente illegittimo perché adottato nel disprezzo della legge e dei regolamenti parlamentari e con un atto di insopportabile arroganza”. “Ora il governo ricominci da capo – prosegue Lanzillotta - e segua il percorso che, in modo chiaro e lineare, indica la legge delega n. 42. Per questo, sarebbe saggio accettare la nostra proposta di inserire nel Milleproroghe un rinvio del termine della delega sul federalismo”. Secondo Fabio Granata di Fli, “per riformare e modernizzare l'Italia, occorre aprire una pagina nuova e costituente nella quale la Lega può essere protagonista, insieme a noi e alle altre forze politiche, ma Berlusconi deve fare un passo indietro e non paralizzare l'Italia”. Dall’Udc, infine, arriva la richiesta di dimissioni da parte del presidente della commissione bicamerale sul Federalismo: “Enrico La Loggia si dimetta perché non ha garantito la corretta applicazione della legge delega sul federalismo fiscale piegandosi all'interesse di parte a danno di quello generale'', sostengono il presidente dei senatori centristi, Gianpiero D'Alia, e il vicecapogruppo a Montecitorio Gian Luca Galletti.

    GOVERNO BERLUSCONI, FIDUCIA ALLA CAMERA CON TRE VOTI DI SCARTO
    Il presidente Fini esce dall'Aula scortato dai commessi
    (GRTV) 14 dicembre 2010 – Il governo Berlusconi ottiene la fiducia con soli tre voti di scarto alla Camera di deputati. Determinanti vengono considerati i voti di Massimo Calearo, Bruno Cesario e Domenico Scilipoti, i tre deputati del “Movimento di responsabilità nazionale”. Un suo peso, tuttavia, lo hanno avuto anche il non voto di Silvano Moffa (Fli), che pure era presente in Aula ma non ha risposto a nessuna delle due chiamate e quello di Antonio Gaglione, ex Pd ed oggi 'Noi Sud' che a Montecitorio non si è visto. Ovviamente determinanti anche i voti di Catia Polidori e di Maria Grazia Siliquini, entrambe di Fli, che alla fine hanno deciso di votare contro le mozioni di sfiducia.
    Il presidente della Camera Gianfranco Fini è uscito dall’Aula accompagnato da un cordone di commessi, mentre in Aula sono scoppiati i festeggiamenti con tanto di bandiere tricolore sui banchi del Pdl e, con alcuni deputati che a Fini hanno urlato: “Dimettiti coglionazzo”.
    Il Senato, in precedenza, aveva approvato la fiducia con 162 voti a favore, 135 contrari. Sono risultati assenti 11 senatori.
    I COMMENTI. “La vittoria numerica di Berlusconi é evidente quanto la nostra sconfitta, resa ancor più dolorosa dalla disinteressata folgorazione sulla Via di Damasco di tre esponenti di Futuro e Libertà. Che Berlusconi non possa dire di aver vinto anche in termini politici sarà chiaro in poche settimane”. Lo afferma il presidente della Camera Gianfranco Fini.
    “Quella di oggi è la vittoria del primo tempo di una partita, ora il premier ha detto anche ieri al Senato che intende allargare la maggioranza e bisogna vedere come andrà questa operazione perché altrimenti é meglio andare al voto”. Lo ha detto il ministro Roberto Maroni parlando con i cronisti alla Camera.
    “Non cambia nulla il Governo non ce la fa. La crisi politica esce drammatizzata”. E’ stato il commento del segretario del Pd Pier Luigi Bersani.

    Commenti e reazioni al voto di sfiducia al Governo
    ANSA.it - 14 dicembre 2010
    (Vedi anche i Videogiornale ANSA)

    FINI, DA PREMIER VITTORIA NUMERICA VEDREMO SE POLITICA  - "La vittoria numerica di Berlusconi é evidente quanto la nostra sconfitta, resa ancor più dolorosa dalla disinteressata folgorazione sulla Via di Damasco di tre esponenti di Futuro e Libertà. Che Berlusconi non possa dire di aver vinto anche in termini politici sarà chiaro in poche settimane". Lo afferma il presidente della Camera Gianfranco Fini.

    MARONI, O SI ALLARGA MAGGIORANZA O VOTO - Quella di oggi è la vittoria del "primo tempo" di una partita, ora il premier "ha detto anche ieri al Senato che intende allargare la maggioranza" e bisogna vedere come andrà questa operazione perché altrimenti "é meglio andare al voto" perché tutto bisogna fare tranne che "replicare la pessima esperienza del governo Prodi". Lo ha detto il ministro Roberto Maroni parlando con i cronisti alla Camera.(ANSA).

    BERSANI, NON CAMBIA NULLA, NON CE LA FA - "Non cambia nulla il Governo non ce la fa. La crisi politica esce drammatizzata". Così il segretario del Pd Pier Luigi Bersani commenta la fiducia ottenuta dal Governo. Bersani rivendica l'impegno del Pd per tentare di far cadere il Governo: "abbiamo ottenuto il massimo in questo momento". Il leader Pd respinge anche ipotetiche accuse di aver sbagliato a seguire Fini e Casini: "non vedo lo sbaglio, la maggioranza aveva 60-70 voti di vantaggio e ora ne ha solo tre".

    D'ALEMA, GOVERNO VINCE PER 3-4 VOTI COMPRATI - "Un episodio abbastanza vergognoso nella storia parlamentare. In sostanza il Governo vince per 3-4 voti comprati, alcuni in modo palese altri meno". Massimo D'Alema commenta l'esito del voto di fiducia al Governo. "314 voti raccattati in questo modo - sostiene D'Alema - non sono la base per governare il paese. Temo che il voto sia più vicino". Alla domanda se dal passaggio parlamentare ne escono male i finiani, il presidente del Copasir risponde: "Ne esce male il paese".

    RUTELLI, BERLUSCONI SALVATO DA 2 DIPIETRISTI - "Il presidente del consiglio si è aggrappato al voto di due di pietristi che fino a ieri gettavano sacchi di immondizia sui banchi del governo e oggi votano per lui così come sui voti di altri transfughi del centrosinistra, per afferrare per pochi voti una maggioranza parlamentare". Lo ha detto allo Speciale TgLA7 il leader dell'Api Francesco Rutelli. "Oggi dovrebbe iniziare - aggiunge Rutelli - un governo di larga convergenza perché la situazione dell'economia e del lavoro lo impongono e se non vi fossero le condizioni sarebbe meglio andare a votare. Con una maggioranza di cento voti in più questo governo non ha fatto nessuna riforma significativa, figuriamoci adesso. Il ciclo di Berlusconi - conclude - è finito, perché Fini non gli ha dato la fiducia".

    BOCCHINO, E MO' CHE CI FA BERLUSCONI CON LA FIDUCIA? - "C'é un governo solido, una maggioranza ampia, che sicuramente riuscirà a mettere in pratica il programma nell'interesse degli italiani". Usa l'arma dell'ironia, il capogruppo di Fli Italo Bocchino, uscendo dall'Aula al termine del voto di fiducia, che ha visto il governo prevalere. Poi cita Togliatti. "Quando Pajetta occupò la prefettura contro Scelba, Togliatti gli disse: bravo, ora che ci fai? Ecco, a Berlusconi bisogna dire: e mò che hai preso la fiducia per tre voti in più, che ci fai?".

    CONSOLO (FLI), RISPETTO VOTO, ORA SERVE GUIDA SICURA - "Bisogna rispettare il voto, perché queste sono le regole della democrazia". E' il commento del finiano Giuseppe Consolo al risultato della votazione con cui la Camera ha respinto la sfiducia al governo. "Mi auguro nell'interesse dei cittadini - aggiunge Consolo - che si riesca a guidare nel migliore dei modi questo Paese, che ha bisogno di opere compiute e non di chiacchiere".

    PISANU, BENE FIDUCIA MA 'DEL DOMAN NON V'E' CERTEZZA' - "La fiducia è una buona cosa, ma le maggiori difficoltà cominciano adesso. Comunque, almeno per ora, "chi vuol esser lieto sia, del doman non v'è certezza". Lo dice, interpellato dall'Ansa sull'esito del voto di fiducia al governo alle Camere, il presidente della Commissione Antimafia Giuseppe Pisanu.

    FRATTINI, IN FLI PERSONE ONESTE - "Noi lo pensiamo e lo speriamo". Alla videochat del Tg1 il ministro degli esteri Franco Frattini risponde così a una domanda su un eventuale "ritorno all'ovile dei finiani. E precisa che dentro il Fli vi sono "persone oneste " che hanno deciso di seguire Gianfranco Fini per convinzione.

    CICCHITTO, FALLITO DISEGNO DEL RIBALTONE - "E' fallito il disegno del ribaltone nei confronti di Berlusconi". Così il capogruppo del Pdl alla Camera, Fabrizio Cicchitto, ha commentato l'esito del voto di fiducia a Montecitorio. "Abbiamo visto che una parte del Fli condivideva questo disegno - ha detto Cicchitto uscendo dall'aula - tanto è vero che l'intervento di Italo Bocchino non si è distinto per nulla da quelli della sinistra. Però nel Fli si sono aperte delle contraddizioni destinate ad accentuarsi, e quindi questo disegno di destabilizzazione è fallito". "Dopo di che - ha aggiunto - è evidente che affronteremo i problemi politici conseguenti, però il primo risultato è stato raggiunto".

    SACCONI, ORA LAVORARE PER ALLARGARE MAGGIORANZA - "Ora dobbiamo lavorare per allargare la maggioranza". Così il ministro Maurizio Sacconi, uscendo dall'aula di Montecitorio, ha commentato l'esito del voto di fiducia alla Camera. Ora - ha proseguito - dobbiamo anche impegnarci a costruire il Ppe nella dimensione italiana, quindi non solo un allargamento della maggioranza, ma anche l'irrobustimento dell'area moderata in Italia".

    LA RUSSA, E' FALLITO IL LORO ASSALTO - "Non siamo noi ad avercela fatta, sono loro che hanno fallito con il loro assalto". Così Ignazio La Russa, ministro della Difesa e coordinatore del Pdl, ha commentato l'esito del voto di fiducia alla Camera. "Non siamo stati noi a chiedere questa prova di forza, questo braccio di ferro - ha proseguito La Russa - a mettere Roma a ferro e fuoco, a bloccare il Governo per un mese. E' qualcun altro che ha deciso di dare vita a questa pagliacciata, che era questo tentativo di far cadere il Governo sottraendo voti legittimi del Pdl. Sono loro che hanno vissuto una incredibile sconfitta". Ad una domanda sulle eventuali dimissioni del presidente della Camera Fini, La Russa ha replicato: "E' un problema suo. Io credo - ha aggiunto - che una cosa voleva Fini, giocando anche dal suo scranno, è cioé che si dimettesse il Governo. Ma sono stati sconfitti. Io non ho soddisfazione per la vittoria bensì per il fatto che si è dimostrato che hanno anche strategie sbagliate. Ora accadrà che chi voleva che il Governo cadesse - ha concluso - se lo ritroverà più unito e più in carica di prima".

    STORACE, SGOMINATA LA COSCA DI MONTECITORIO - "La cosca di Montecarlo individuata e sgominata a Montecitorio. Il 14 dicembre 1987 l'inizio di Fini, il 14 dicembre 2010 la fine di Fini". Lo affermato in una nota Francesco Storace segretario nazionale della "Destra".
     


    FLI RITIRA I SUOI RAPPRESENTANTI DAL GOVERNO, DOMANI SCHIFANI E FINI DA NAPOLITANO
    Pdl: "Si sta consumando il tradimendo"
    (GRTV) 15 novembre 2010 – Futuro e Libertà per l’Italia (Fli), il partito che fa capo a Gianfranco Fini, ha ritirato la sua delegazione dal governo. Le lettere di dimissioni irrevocabili sono state firmate dal vice ministro, Adolfo Urso, dal ministro Andrea Ronchi e dai sottosegretari Antonio Buonfiglio e Roberto Menia. Intorno alle ore 13 di oggi sono state spedite dalle rispettive segreterie e sono arrivate sul tavolo del presidente del Consiglio. I gruppi parlamentari di Fli, hanno sottolineato in una nota i capigruppo di Senato e Camera Pasquale Viespoli e Italo Bocchino, evidenziano il “venir meno del rapporto fiduciario nei confronti del governo”, ma assicurano il sostegno alla manovra finanziaria. Nel caso di un ritorno alle urne, i “futuristi”puntano ad un’altra coalizione di centrodestra aperta a Udc, Api ed Mpa, ha spiegato il portavoce di Fli Urso. Quanto poi all'ipotesi di un accordo con la sinistra per un governo di responsabilità, il vice ministro dimissionario ha detto: “Se la nostra proposta di realizzare un nuovo governo con una nuova maggioranza aperta all’Udc non si dovesse realizzare ci rivolgeremo a tutti coloro che sono interessati a una riforma elettorale e a un sistema che consenta agli italiani di scegliere in modo tale da garantire la governabilità”. 
    Il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, ha convocato per domani il Gianfranco Fini e Renato Schifani. Con i presidenti di Camera e Senato, il capo dello Stato cercherà di fare il punto della situazione politica alla luce dell’uscita dei finiani dall’esecutivo. 
    “Con il ritiro della delegazione Fli dal governo si sta consumando il tradimento”, ha detto il ministro del Welfare, Maurizio Sacconi, mentre Fabrizio Cicchitto, capogruppo del Pdl alla Camera, ha parlato di “grave errore politico” di Fli. Nel frattempo, il presidente del Consiglio, Berlusconi, allo scopo di valutare la situazione, incontrerà ad Arcore i vertici della Lega Nord ed i coordinatori del Pdl.

    IL PREDELLINO/ IL SARKOBERLUSCONISMO COME MODELLO PER UNA DESTRA EUROPEA - DI ANDREA VERDE
    ROMA\ aise\ - 05/11/2010 - "Nel 2008 il politologo francese Pierre Musso coniò un neologismo destinato a restare negli annali; il sarkoberlusconismo. L’analisi di Musso tende a riscontrare tutte le similitudini tra i due statisti. Nel 2007 Berlusconi affermò che "i discorsi di Sarkozy, in alcuni punti, sono ispirati dai miei libri", mentre il leader francese dei Verdi, Daniel Cohen Bendit denunciava che "Sarkozy e Berlusconi hanno la stessa visione della società e lo stesso modo di comunicare". Tutti e due di destra, grandi seduttori, abili comunicatori, sono le bestie nere dei salotti radical-chic. Economicamente si ispirano al liberalismo, venerano l'efficienza e sono incompatibili con i vecchi modelli di partitocrazia". Andrea Verde, del Pdl Francia, analizza le analogie tra i due leader in questo articolo pubblicato oggi su "Il predellino", quotidiano online del Popolo delle libertà.
    "Il feeling tra i due ha permesso di creare un nuovo asse italo-francese ed ha ridato slancio alle relazioni tra i due Paesi. Come sono lontani i tempi di Chirac, quando l’Italia veniva vista con sospetto e quando a Vittorio Sgarbi venne impedito di presenziare alla Fiera del Libro di Parigi!
    Sempre secondo Musso "il sarkoberlusconismo è una forma di americanismo latino, plastico, capace di adattarsi a realtà nazionali diverse. Questo nuovo modello politico neoliberale, euro-mediteranneo, di tipo bonapartista, unisce l’autorità dello stato, la reverenza al cattolicesimo e il rispetto dei valori aziendali". 
    Il primo segnale del feeling tra i due Presidenti lo si è visto durante la Presidenza francese dell’Ue, quando scoppiò la crisi Georgiana. Silvio Berlusconi, forte della sua amicizia con Vladimir Putin, si adoperò per far prevalere il buon senso, scongiurando lo scoppio di una guerra .
    Fondamentale anche l'appoggio italiano alla stesura del trattato europeo sul clima, che costituì il più grande successo della Presidenza francese, grazie al quale saranno ridotte del 20% le emissioni dei gas serra entro il 2020. In seguito sono venuti gli accordi sull’energia, con l’alleanza tra le controllate di Stato, Edf ed Enel, per la costruzione di quattro centrali sul suolo italiano entro il 2020.
    E ancora l’intesa nel settore ferroviario con la progettazione della Torino-Lione. Ma la solidità dell'asse tra Roma e Parigi si è notata sulla vicenda dei Rom. Il commissario europeo della giustizia, la lussemburghese Vivianne Reding, ebbe parole molto dure contro la Francia e chiese un intervento della commissione.
    Prontamente Silvio Berlusconi si schierò con la Francia, sventando sul nascere eventuali provvedimenti dell’UE, ed in seguito, i ministri Ronchi e Lellouche hanno chiesto un’immediata riunione dei ministri degli esteri dei 27 Paesi membri per parlare dei problemi della sicurezza e della circolazione dei cittadini negli spazi comunitari.
    Berlusconi e Sarkozy sanno benissimo che l’insicurezza favorisce la xenofobia e la crescita dell'estrema destra, ragion per cui intendono dare, ad un’opinione pubblica inquieta, risposte chiare e convincenti.
    Berlusconi guarda con interesse al semi-presidenzialismo francese che prevede l’elezione diretta del capo dello Stato, mentre Sarkozy, in privato, ha dichiarato di essere rimasto molto colpito dalla capacità del Cavaliere di trasformare la destra "post-fascista", impresentabile in Europa, in destra europea e sono in molti a scommettere che l’alleanza tra i due Presidenti permetterà di scrivere nuove pagine per il cammino dell’Europa". (aise)

    ANCHE IL SENATO VOTA LA FIDUCIA AL GOVERNO BERLUSCONI 
    ROMA\ aise\ - Con 174 voti a favore e 129 contrari l'Assemblea di Palazzo Madama ha confermato la fiducia al Governo Berlusconi, al termine di un’altra lunga giornata iniziata con l’intervento del Premier, le dichiarazioni di voto e la replica di Berlusconi.
    Dopo il voto della Camera, ieri, oggi i senatori hanno confermato la fiducia all’Esecutivo: anche in questa sede Berlusconi ha ricordato i suoi "cinque punti" programmatici alla base del suo "disegno riformatore": il federalismo fiscale, la riforma tributaria, la riforma della giustizia, la sicurezza dei cittadini e l'immigrazione e, infine, il piano per il Sud.
    Cinque i senatori di Futuro e Libertà intervenuti al dibattito - Valditara, Contini, Saia, Menardi e Baldassarri – poi ringraziati dal Premier "per lo spirito costruttivo e la lealtà manifestati".
    Oltre al voto di Pdl, Lega e Fli, il governo ha incassato anche quello dell'Union Valdotaine, del MpA. No da Pd, Idv, Alleanza per l’Italia e Udc. Astenuta la Sudtiroler Volkspartei. (aise) 

    LA CAMERA VOTA LA FIDUCIA AL GOVERNO BERLUSCONI 
    ROMA\ aise\ - Con 342 sì, 275 no e 3 astenuti (10 i deputati assenti), la Camera ha votato pochi minuti fa la fiducia al Governo Berlusconi. Termina così una giornata lunghissima, iniziata con il discorso del Premier questa mattina (vedi Aise di oggi h.12.25) e proseguita con gli interventi degli esponenti dei diversi partiti. Alla fine i deputati di Futuro e Libertà hanno votato quasi tutti la fiducia. Tra i "no" quello dell’ex ministro per gli italiani nel mondo Mirko Tremaglia. (aise)

    DIREZIONE PD: APPROVATA LA RELAZIONE DI BERSANI
    (NoveColonne ATG) - Roma, Martedì 28 Settembre 2010 - Si è conclusa con l’approvazione della relazione del segretario Pier Luigi Bersani la direzione nazionale del Pd. Su 206 partecipanti al voto, in 32 si sono astenuti (a quanto si apprende i veltroniani, gli uomini vicini a Fioroni e quelli dell’area Marino) e nessuno ha votato contro. Hanno votato a favore i membri dell’area di Dario Franceschini e Piero Fassino. Nel suo intervento alla direzione nazionale Bersani ha bollato come “un errore” il documento dei 75 e definito il Pd “l’unica speranza credibile di un’alternativa per il Paese”. Il documento è stato un errore, spiega Bersani, perché si è “prestato a immaginarci come un partito senza bussola in un momento in cui le difficoltà sono nella destra” ma il segretario ha comunque usato toni concilianti dichiarando di pensare ad “un partito dove il dibattito sia sincero e libero nei nostri organismi e nelle diverse iniziative promosse”. Forse proprio lo stile scelto da Bersani per il suo intervento ha alla fine convinto i veltroniani ad astenersi sulla sua relazione e a confermarlo è stato lo stesso Veltroni: “Abbiamo colto positivamente nella relazione di Bersani gli elementi che accolgono problemi e ansie nostre” e “tutti insieme possiamo fare un Pd più forte” ha affermato. Anche Dario Franceschini ha scelto una linea morbida nel suo intervento chiamando il partito all’unità e alla “lealtà nei confronti del segretario”.“Dobbiamo scegliere la stessa strada” ha dichiarato. Di tono diverso le dichiarazioni di Anna Finocchiaro, che al termine della direzione definisce “uno sbaglio” il documento dei 75, che ha “creato un disagio non solo nel gruppo dirigente ma nel partito, abbiamo dimostrato di non essere all'altezza”. Nel suo intervento la Finocchiaro si è rivolta direttamente a Walter Veltroni che ha “rotto la grammatica tra di noi perché abbiamo avuto un coordinamento per discutere e un’assemblea del gruppo, il documento non è stato discusso ma sono state chieste le firme”. 

    LA VIDEO DICHIARAZIONE DI GIANFRANCO FINI

    FINI A MIRABELLO: IL PDL NON ESISTE PIÙ
    (NoveColonne ATG)  Ferrara - “Il Pdl non esiste più” perché è un’esperienza “bella, affascinante ma che non si è realizzata”. Lo ha detto Gianfranco Fini nel corso del suo intervento, durato circa un’ora e mezza, che ha chiuso a Mirabello la Festa Tricolore. Il presidente della Camera chiude le porte a un rientro nel Pdl: “Non accadrà che Fli rientri in qualcosa che non c’è. Non si rientra in ciò che non c’è ma si va avanti con le nostre idee, il nostro impegno e la nostra elaborazione politica”. Oggi, per lui il Pdl è in realtà “Forza Italia che si è allargata con qualche colonnello e capitano che ha cambiato generale e che forse lo cambierebbe ancora se ce ne fosse la necessità”, mentre “Fli non è An alla sedicesima ma lo spirito autentico del Pdl, il tentativo difficile ma doveroso di non disperdere quel sogno”. Fini afferma che il Pdl “così come lo avevamo concepito e voluto in qualche modo è finito il 29 luglio”, quando cioè “l’ufficio politico del Pdl, dopo una riunione di due ore e in mia assenza, ha di fatto decretato la mia espulsione”. “Non c’è stata alcuna fuoriuscita, scissione, atteggiamento distruttivo verso il Pdl: c’è stata di fatto la mia estromissione dal partito che avevo contribuito a fondare”. Un atto che il presidente della Camera considera “fosse ispirato dal quel libro nero del comunismo che ci fu consegnato al momento della nascita di An. Solo nel peggior stalinismo – aggiunge – si può essere messi alla porta senza alcun diritto di contraddittorio”. L’addio definitivo al Pdl non significa però “fine della maggioranza e nuove elezioni perché daremo vita a quello che è stato chiamato un patto di legislatura”. Quindi “ si va avanti senza cambi di campo, ribaltoni o ribaltini” ma “secondo il programma”. Fini assicura che l’obiettivo di Fli “non è remare contro ma vuole far andare il governo più veloce” nel percorso delle riforme necessarie per il Paese. 

    LA FIGURACCIA
    On. Marco Zacchera - Il Punto - Sat 8/14/2010 - Penso che milioni di elettori del PDL siano veramente preoccupati e delusi per la piega che hanno preso gli avvenimenti dopo la nascita del gruppo autonomo di parlamentari “finiani” e le cronache “rosa” di ogni giorno. In me la delusione è grande, cocente: non si imbrogliano gli elettori, non si costituisce un partito per poi far marcia indietro, non si usano in questo modo i fondi di AN e non è giusto distruggere così la credibilità umana, politica, personale che cresce in anni di militanza, di sacrificio, di impegno.
    Per quanto possano essere motivate delle critiche alla conduzione del PDL, MAI si lascia il campo e ci si mette in proprio così, oltretutto travolti da una montagna di fango. Se ne rendono conto i “consiglieri” di Fini che per giocare alla propria visibilità e sublimare il proprio insaziabile “ego” hanno umiliato e distrutto un mondo umano che in 60 anni – di cui 45 di emarginazione - aveva superato le prove più dure? Sono indignato per tutto questo, preoccupato per il periodo buio che rischia di vivere la politica nel nostro paese. Prendo atto che questa gente sta facendo solo il gioco della Lega Nord e dell’opposizione, con cui peraltro un paio di “neo-big” dell’area di Fini sostengono si debba andare d’accordo, fosse anche guidata da Niky Vendola. 
    Per me – che tutte queste persone le conosce da tanti anni e quindi ne sa anche i molti limiti personali – si sono semplicemente bevuti il cervello, sono fuori dalla realtà e se si andrà alle elezioni  il voto lo dimostrerà. Mi auguro solo che queste vicende aprano gli occhi a chi in buona fede e tra molti dubbi aveva scelto la strada finiana, con l’augurio che TUTTI capiscano che il momento è difficile, che è sciocco insultarsi a vicenda mentre sarebbe logico un minimo di riflessione e di silenzio teso al recupero di valori condivisibili. E ciascuno si assuma le proprie responsabilità, politiche e personali. 

    DI BIAGIO : L’ADESIONE A FUTURO E LIBERTA’ SCELTA DI LUCIDITA’ POLITICA E OPPORTUNITA’ PER GLI ITALIANI NEL MONDO
    ROMA\ aise\ 02/08/2010  - “E’ sotto gli occhi di tutti il fenomeno della affannata rincorsa alla notizia, alla dichiarazione strappata dai denti dell’interlocutore, delle analisi abbozzate anche da chi ha davvero poco familiarità con la politica. Anche questo è figlio di questa stagione di cambiamento che ci apprestiamo a vivere. Anche sul fronte degli italiani nel Mondo.” Così inizia la nota con cui l’on. Aldo Di Biagio, responsabile per gli italiani all’estero del PDL, spiega oggi la sua scelta di aderire al gruppo parlamentare “Futuro e Libertà”. 
    “Si può rimanere esterrefatti” scrive Di Biagio “dalla vivacità che la rimodulazione parlamentare del PdL ha scatenato, ma io ritengo che questo turbinio di posizioni possa solo fare del bene a chi credeva nel cambiamento e a chi si aspettava da tempo argomenti validi su cui discutere.
    Ecco in questo modo può essere inquadrata la svolta di Futuro e Libertà per L’Italia, un’occasione per rimettere al centro le priorità del cittadino liberale e democratico, senza perdere di vista i progetti consolidati e rafforzati nel tempo.
    Al di là delle riflessioni abbozzate da analisti di terz’ordine o da chi approfitta del momento per sciacallaggi o per dare forza a rancori personali, anche, e direi soprattutto, per il mondo dell’emigrazione italiana questa nuova riorganizzazione politico-ideologica può rappresentare un’occasione per riorientare nuove attenzione e nuove progettualità su frontiere lasciate per troppo tempo scoperte.
    Sorrido all’idea che qualcuno si ostini ancora ad additare scelte politiche di questo tipo come causa di tutti i mali per gli italiani nel Mondo. Penso alle tante dichiarazioni lanciate alla stampa in queste ultime settimane da referenti del tutto insignificanti che cercano – non trovandolo – il loro momento patetico di gloria attaccando con argomentazioni prive di significati politico-grammaticali, il sottoscritto.
    Affermazioni che denotano una chiara mancanza di argomenti e che rivelano una scarsa lucidità politica, di cui forse molti autorevoli interlocutori del settore sono sempre stati sprovvisti.
    Di contro in questo momento le nostre comunità nel Mondo hanno davvero bisogno di lucidità e lungimiranza politica. E sono certo che non mancano gli adeguati fermenti.
    Siamo alla vigilia di una stagione di intensità politica, un momento storico in cui sarà possibile rivedere la bussola dell’azione di Governo, dirottando l’attenzione lì dove sembra essere mancata per troppo tempo.
    Credo che sia arrivato il momento di abbandonare i predicatori del vuoto, o abbozzati politicanti e dedicarsi completamente alle progettualità serie ed edificanti che possono trovare spazio soltanto in un percorso di rinnovamento programmatico.”
    “Le parole” conclude Di Biagio “lasciano il tempo che trovano. I progetti sono quelli che contano, e fino ad ora gli “adorabili parlatori d’oltre confine” non sembra che ne abbiano mai abbozzato uno. Questo aspetto da solo basta a legittimare il desiderio di cambiamento. E in questa nuova prospettiva politica è possibile crederci realmente.”. (aise)

    Rottura tra Gianfranco Fini e Silvio Berlusconi: dichiarazioni alla stampa del Presidente della Camera dei Deputati - 30 luglio 2010

    FINI: BERLUSCONI ILLIBERALE, A GOVERNO SOSTEGNO CONDIZIONATO
    (NoveColonne ATG) Roma, 27 luglio 2010 - “Una brutta pagina per il centrodestra e, in generale, per la politica italiana. Ma ciò non ci impedirà di preservare i valori autenticamente liberali e riformisti del Pdl e di continuare a costruire un futuro di libertà per l'Italia”. Gianfranco Fini conclude con queste parole, le stesse che daranno il nome al suo nuovo gruppo parlamentare, l’attesissima conferenza stampa convocata per replicare al duro documento di censura approvato ieri dall’ufficio di presidenza del Pdl. Parla per pochi minuti Fini, di fronte alla foltissima platea di giornalisti accorsi all’hotel Minevra di Roma, dove trovano posto anche molti dei deputati e senatori, alcuni evidentemente emozionati, che hanno deciso di seguire l'ex leader di An dopo il divorzio con Berlusconi. Parla poco Fini, ma scandisce parole pesanti come pietre tombali collocate al di sopra di un sodalizio politico che, fra alti e bassi, aveva comunque retto 16 anni. “In due ore - esordisce il presidente della Camera - e senza la possibilità di esprimere le mie ragioni, sono stato di fatto espulso dal partito che ho contribuito a fondare perché ritenuto colpevole, e leggo dal documento approvato, di stillicidio di distinguo o contrarietà nei confronti del governo, di critica demolitoria alle decisioni del partito, di attacco sistematico al ruolo della figura del premier. Inoltre avrei costantemente formulato orientamento e persino, pensate che misfatto, proposte di legge che confliggono con il programma elettorale”. Rispetto alla richiesta di dimissioni dalla presidenza della Camera Fini è ancora più duro: “La concezione non propriamente liberale della democrazia che l'onorevole Berlusconi dimostra di avere emerge dall'invito a dimettermi perché, sempre parole del documento, allo stato è venuta meno la fiducia del Pdl nei confronti del ruolo di garanzia di presidente della Camera indicato dalla maggioranza che ha vinto le elezioni. Ovviamente - chiarisce Fini - non darò le dimissioni perché è a tutti noto che il presidente deve garantire il regolamento e l'imparziale conduzione dell'attività della Camera, non deve certo garantire la maggioranza che lo ha eletto. Sostenerlo - è l’altro affondo dell’ex leader di An - dimostra una logica aziendale modello amministratore delegato-consiglio d'amministrazione, che di certo non ha nulla a che vedere con le nostre istituzioni”. Dopo aver risposto alle parole del presidente del Consiglio, Fini ringrazia i cittadini che gli hanno manifestato solidarietà, invitandolo a continuare il suo impegno politico nella difesa “di valori irrinunciabili quali l’amor di patria, la coesione nazionale, la giustizia sociale e la legalità. Legalità - torna a scandire - intesa nel senso più pieno del termine, cioè lotta al crimine, come meritoriamente sta facendo il governo, ma anche legalità intesa come etica pubblica, senso dello Stato e rispetto delle regole. E’ un impegno che avverto come preciso dovere anche per onorare il patto con quei milioni di elettori del Pdl onesti, grati alla magistratura e alle forze dell’ordine, che non capiscono perché nel nostro partito il garantismo significhi troppo spesso pretesa di impunità”. In conclusione di conferenza stampa Fini anticipa il sostegno condizionato che i neonati gruppi parlamentari alla Camera e al Senato, chiamati “Futuro e libertà per l'Italia”, terranno nei confronti dell’esecutivo: “Ringrazio i parlamentari del Popolo della libertà - ha detto - che nelle prossime ore daranno vita a iniziative per esprimere la loro protesta per quanto deciso dal vertice del partito. Sono donne e uomini liberi - ha sottolineato - che sosterranno lealmente il governo ogni qual volta agirà davvero nel solco del programma elettorale e che non esiteranno a contrastare scelte dell'esecutivo ritenute ingiuste o lesive dell'interesse generale”.

    BERLUSCONI E FINI DIVORZIANO E’ FINITA LA COABITAZIONE NEL PDL
    (NoveColonne ATG) Roma, 27 luglio 2010 - Berlusconi e Fini litigano, il premier ‘caccia’ il cofondatore del Popolo della Libertà, il partito si spacca, in Parlamento è bufera e già si sprecano le previsioni sul futuro prossimo e meno prossimo del governo: appoggio esterno dei finiani, nascita di nuovi gruppi parlamentari alla Camera e al Senato, elezioni anticipate sono solo alcune delle ipotesi. Tutto questo, perlomeno, è quanto riportano i quotidiani all’indomani del burrascoso ufficio di presidenza del Pdl. Ma la stampa, si sa, a volte la vede a modo suo. Così Palazzo Chigi si è affrettato a puntualizzare che le frasi di Berlusconi su Fini sono frutto di libere interpretazioni giornalistiche. “Predomina ssu molti quotidiani il festival delle ricostruzioni di pura, scatenata, libera fantasia. Neanche una dettagliata conferenza stampa a tarda ora è bastata a placare l’attribuzione di frasi virgolettate che il presidente Berlusconi nei confronti di tutti e di tutto non ha mai pronunciato” si legge in una nota diramata da Palazzo Chigi, riguardo le questioni interne al Popolo della Libertà.  E mentre un battitore libero del centrodestra come Giuliano Ferrara spiega che la decisione di Silvio Berlusconi di usare il pugno duro contro Gianfranco Fini e i suoi fedelissimi “è un errore” perché “Berlusconi pagherà un prezzo notevole perché è brutta l’immagine di un leader politico che caccia una persona che dice di pensarla in modo diverso da lui e di voler continuare a collaborare lealmente dentro lo stesso partito” e racconta al Corriere della Sera che “io gli ho sempre consigliato di non rompere perché pagherà un prezzo troppo alto”, i giornali vicini ai due duellanti si schierano ovviamente nella parte di campo a loro più congeniale. Così per il Giornale, come da vignetta, Berlusconi può finalmente festeggiare lo strappo stappando champagne (dove il tappo ha le fattezze dello scomodo Fini, scaraventato il più lontano possibile), con Vittorio Feltri che nell’editoriale assicura che “il governo non cadrà” e che “l’incidente politico è talmente grave da scoraggiare una visione ottimistica del futuro di Fini e dei suoi più accaniti sostenitori” i quali “con la testa e con il voto staranno con Berlusconi”. Non la pensa così ovviamente il Secolo, più vicino al presidente della Camera, secondo cui, altro che ritrovata armonia, “Berlusconi rompe il Pdl”. L’editoriale di Benedetto Della Vedova sottolinea infatti che cacciando Fini “si finisce per cacciare la politica dal partito”. La dipartita di Fini, prosegue Della Vedova, rappresenta “il fallimento di un partito che, per mettere ordine nel dibattito politico interno, non trova di meglio che riesumare la disciplina del centralismo democratico".

    Italiani all'estero e fuga dei cervelli, Frattini: "Incentiveremo a rientrare coloro che finora hanno scelto di non tornare"
    Italia chiama Italia - Sat, 12 Jun 2010 - 'Si tratta di creare in Italia delle condizioni di meritocrazia effettiva, affinché i giovani veramente validi possano tornare, con la certezza che - se concorreranno - otterranno un posto importante, perché sono bravi'. E ancora: 'Sono a favore dei giovani nei posti di responsabilità'   LEGGI

    LA CRISI SECONDO SANTORO dell'On. Marco Zacchera
    C’è la crisi, gente, ed è quindi giusto per tutti tirare la cinghia: stipendi, pensioni, evasori...ce n’è per tutti tranne che per Michele Santoro, il perseguitato politico italiano n.1, quello che la bieca censura congiunta plutoberlusconianfascista vuole – cattivi! – estromettere da Rai 2.
    Vili mascalzoni che lo ridurranno alla mendicità con figli esuli a carico! Inaudito colpire proprio lui, che – protestando - giustamente adesso replica e se la prende con tutti. Ne fanno le spese nei suoi show televisivi (visto che tanto parla sempre solo lui) non solo i predetti berlusconianfascisti, ma anche con i “compagni” della sinistra che – ingrati! - non ne riconoscono le sue doti eccelse di imparzialità, correttezza, alto senso del dovere, dello spirito di  sacrificio e sprezzo del pericolo.
    Pronto ad abbandonare i compagni di lotta (e di ex governo) per non tradirli durante il prossimo periodo di clandestinità, Michele Santoro ce l’ha con tutti, spara ad alzo zero e giustamente dall’ultimo baluardo libero dell’etere del servizio pubblico (pubblico?!) lancia il suo appello per la difesa della democrazia e della libertà, prima che gli stacchino il microfono e lui non possa lanciare più il suo alto appello democratico, libero, austero.
    Bravo, Michele, avanti così: tra compagni non deve esserci il richiamo del vile denaro, ma solo dell’Ideale. “Proletari di tutto il mondo, unitevi!” e tu d'altronde giustamente sostenevi a Samarcanda “ Noi siamo fatti così: facciamo le file, abbiamo macchine sfigate, andiamo a far la spesa ai supermercati, prendiamo la metropolitana.” Bravo Michele: le battaglie si fanno per lotta e per amore, disinteressatamente, non certo per bassi motivi economici.
    Apriamo quindi una sottoscrizione per Michele Santoro che verrà cacciato dai cattivoni di Mamma Rai senza un soldo in tasca, come un barbone, prossimamente costretto a chiedere la carità e a cenare alla mensa dei poveri.
    PS: Per la sua buonuscita (la terza!) il buon Santoro riceverà quindi “solo” tra i 2,5 e i 2,7 milioni di euro. Inoltre  “La Rai continuerà ad avvalersi di Santoro che in questo modo avrà la possibilità di sperimentare nuovi generi televisivi attraverso un ulteriore sviluppo del proprio percorso professionale, mentre la sua prossima collaborazione con la Rai è valutata in tre anni in altri 7 milioni di euro, in cambio di sette o otto docu-fiction.” (tratto letterale dal Corriere della Sera). Insomma: circa 10 milioni di euro (20 miliardi!!) che Santoro prenderà come  buonuscita ed immediato reingresso per poter tornare a rimbambirci con altre puntate dei suoi impareggiabili e soprattutto obbiettivi programmi. Milioni di euro che restano tutti a carico del “servizio pubblico” e quindi degli italiani obbligati a pagare il canone RAI. 
    W la coerenza, alla faccia della crisi e dei contenimenti di spesa!

    Regionali 2010, La vittoria è di Silvio Berlusconi - di Ricky Filosa
    Tue, 30 Mar 2010 - Italia Chiama Italia - ...Candidati fortissimi, quindi, è vero; ma la vittoria del centrodestra in queste regionali è di Silvio Berlusconi: il premier nelle ultime settimane si è speso  con la solita determinazione per il partito, mettendoci la faccia, sostenendo i candidati del PdL nelle varie regioni. E' andato in tv, sui giornali, alla radio: non ha trascurato nemmeno il web o gli sms ai cellulari, pur di raggiungere più persone possibili. 
    E' Silvio Berlusconi che ha guidato la rimonta, galvanizzando i suoi a Piazza san Giovanni, scuotendoli contro lo spettro dell'astensionismo. Il popolo del centrodestra lo ha ascoltato, ancora una volta. E si è compattato dinanzi agli ostacoli.
    Ora ci aspettano tre anni per poter lavorare con relativa tranquillità, lontani da appuntamenti elettorali (a parte Milano nel 2011). Da qui al 2013 si dovrà fare in modo di portare a casa le riforme che il governo promette da tempo. Berlusconi dovrà impegnarsi molto per mantenere coesa la sua coalizione e per sfuggire alle trappole del partito del no, che rema contro il Paese. LEGGI

    Regionali: il centrosinistra perde quattro regioni al centrodestra
    REGIONALI, FINISCE CON UN 7-6 AL NORD STRARIPA LA LEGA
    (Nove Colonne ATG) Roma - Alla fine è sette a sei per il centrosinistra, che però partiva da un decisamente più favorevole 11-2: il centrodestra, inoltre, conquista le regioni più grandi e popolose. La Lega ‘straripa’ al Nord sopravanzando il Pdl in Veneto. La sinistra mantiene la Liguria e i suoi ‘feudi’ dell’Italia centrale (Toscana, Emilia Romagna, Marche, Umbria). L’astensionismo (la percentuale di votanti è stata del 64.21% mentre quella delle elezioni regionali precedenti era del 72.01%), a differenza di quanto accaduto nelle elezioni regionali francesi, non penalizza i partiti di governo: il centrodestra conquista al fotofinish il Lazio – nonostante l’assenza della lista del Pdl a Roma e provincia – e il Piemonte, strappando anche Campania e Calabria al centrosinistra, che invece conferma la Puglia e la Basilicata. Per quanto concerne il dato nazionale dei partiti, il Pdl si conferma la prima forza con il 26,78% (in calo rispetto al 32,3% delle Europee del 2009, ma bisogna tener conto dell’assenza della lista a Roma e provincia). Il Pd, con il 26,10% si mantiene sostanzialmente stabile rispetto alle Europee, come l’Idv con il 7,27% (che però cresce notevolmente rispetto alle precedenti elezioni regionali del 2005, quando prese l’1,5%). La Lega avanza con il 12,28%, rispetto all’11,3% delle Europee. Tiene l’Udc con il 5,57% contro il 5,8% di cinque anni fa. Non sfondano le sinistre, nonostante il successo di Vendola in Puglia, con Sinistra Ecologia e Libertà che prende il 3,03%, mentre la Federazione della Sinistra si ferma al 2,74%: queste forze rappresentavano complessivamente nelle regionali del 2005 l’8,3% dei voti.

    DAL SEN. FIRRARELLO (PDL) UN DDL PER MODIFICARE LA LEGGE TREMAGLIA ED ELIMINARE IL VOTO PER CORRISPONDENZA
    ROMA\ aise\01/03/2010 - Mercoledì prossimo, 3 marzo, Giuseppe Firrarello, senatore del Pdl e presidente del Comitato per le questioni degli italiani all’estero del Senato, presenterà il disegno di legge "Modifiche alla legge 27 dicembre 2001, n. 459, in materia di voto da parte dei cittadini italiani residenti all’estero" che, all’art.1, prevede che gli elettori votino presso le sezioni elettorali appositamente istituite nei rispettivi Paesi e non più per corrispondenza. Ad annunciarlo è lo stesso senatore che, all’indomani delle polemiche che hanno investito la Legge Tremaglia dopo l’esplosione del caso-Di Girolamo, sottolinea che "la situazione esistente non è più tollerabile per le previste modalità di espressione di voto, che mettono in discussione anche la stessa rappresentatività dei parlamentari eletti all’estero".
    Firrarello, quindi, ricorda che anche in merito alla riforma di Comites e Cgie ha presentato un emendamento per eliminare, anche qui, il voto per corrispondenza, in questo caso per l’elezione dei Comites. "Per conferire certezza e trasparenza – sottolinea il senatore – è necessario che gli elettori votino presso le sezioni elettorali istituite nel territorio dei relativi paesi. L’emendamento da me proposto prevede che le sezioni siano istituite presso i consolati d’Italia, i consolati onorari, le agenzie consolari e in altri luoghi idonei alle operazioni di voto che possono essere presidiati da funzionari del Ministero degli Affari Esteri e di altre Amministrazioni dello Stato italiano". odalità, queste, inserite anche nel ddl che verrà presentato mercoledì. 
    "Anche dopo un incontro avuto nel settembre scorso con una delegazione di italiani residenti all’estero – ricorda Firrarello – mi ero reso conto che è necessario abolire il voto per corrispondenza, che ha provocato dubbi, illazioni e polemiche che hanno caratterizzato le ultime due consultazioni politiche, assicurando le stesse modalità di voto previste per i residenti in Italia".

    VOTO ESTERO: TREMAGLIA, UNA PAZZIA CANCELLARE LA LEGGE
    (AGI) – Roma, 26 febbraio 2010 - Cancellare la legge per il voto degli Italiani all’estero, dopo il caso Di Girolamo? 
    “Una pazzia”, dice Mirko Tremaglia, ex Ministro per gli Italiani nel Mondo e ‘padre’ della legge che ha consentito a 4 milioni di Italiani all’estero di eleggere loro rappresentanti al Parlamento italiano.
    “Sarebbe una vergogna, un vero harakiri – insiste Tremaglia – un modo per rendere l’Italia meno forte nel mondo dal punto di vista politico ed economico. I cittadini di origine italiana nei cinque continenti sono 60 milioni e 395 i parlamentari di origine italiana eletti in vari paesi, una ricchezza incommensurabile, che il caso Di Girolamo non può cancellare”.
    L’anziano leader dei Comitati Tricolori precisa: “Certo possono essere adottati accorgimenti per rendere effettivamente segreto il coto e la strada giusta è quella di istituire dei seggi elettorali, come sul territorio nazionale, nelle Ambasciate, nei Consolati, nelle scuole e negli Istituti di Cultura Italiani … Ripeto, l’importante è garantire la segretezza del voto.
    Ma forse è la partitocrazia a non volere questo e a voler colpire lo sviluppo italiano nel mondo”.
    Quanto a Di Girolamo, Tremaglia non ha dubbi: “Io mi ero opposto alla sua candidatura e poi non dobbiamo dimenticare che la giunta delle elezioni del Senato aveva già deciso per la sua decadenza, ma poi in aula con una furbata si è deciso di non decidere e la cosa è rimasta ferma lì. Solleverò – conclude più battagliero che mai – quello che è un problema costituzionale direttamente con il Presidente della Repubblica …”
    Facendo seguito alla intervista rilasciata alla Agenzia AGI, Tremaglia intende precisare che il Di Girolamo non è mai stato proclamato Senatore, ma ha percepito ugualmente lo stipendio mensile da Senatore.

    DI GIROLAMO SI E' DIMESSO DA SENATORE DELLA REPUBBLICA ITALIANA
    (GRTV) 1 marzo 2010 – Ampiamente previste e attese, infine le dimissioni di Nicola Di Girolamo sono arrivate. Il senatore del Pdl travolto dall'inchiesta sul riciclaggio e accusato di essere stato eletto nella circoscrizione esteri con i voti della 'Ndrangheta, ha comunicato la sua decisione con una lettera al presidente del Senato Renato Schifani.
    Nel frattempo a Palazzo Madama, una mozione presentata dal Pdl chiede che venga ripresa in Aula “la discussione sulla decadenza del senatore Di Girolamo”. Nel testo predisposto dal Popolo della Libertà si fa riferimento al “tempo trascorso dalla deliberazione con la quale si era sospeso l'esame della proposta di decadenza. Oggi infatti si può inquadrare in una prospettiva diversa l'intera vicenda, senza attendere l'esito di un procedimento penale che nel frattempo è diventato più complesso. Il prestigio del Senato si difende meglio quando si ha un quadro completo dei fatti”. 

    Caso Di Girolamo - COMUNICATO  STAMPA dell'On. Mirko Tremaglia
    24 febbraio 2010 - Di fronte ai fatti gravissimi di oggi che colpiscono penalmente Nicola Di Girolamo, Mirko Tremaglia e il CTIM – Comitato Tricolore per gli Italiani nel mondo - chiedono che il Senato venga chiamato immediatamente ad esaminare la decisione del 20 ottobre 2008 della Giunta delle Elezioni del Senato che approvava la proposta di annullamento dell’elezione del Senatore Nicola Di Girolamo e che nella seduta del 29 gennaio 2009 il Senato stesso aveva sospeso.
    Nicola Di Girolamo ha falsamente rappresentato la sua residenza in Belgio, ingannando nelle elezioni decine di migliaia di elettori, come è apparso inequivocabilmente davanti alla Giunta delle Elezioni del Senato che in data 20 ottobre 2008 ha ordinato l’annullamento della sua elezione, rispettando così la nostra Costituzione.
    L’intera vicenda della elezione al Senato di Nicola Di Girolamo costituisce un vulnus che colpisce la legalità e la costruzione istituzionale per la quale si è lottato 40 anni in nome degli Italiani residenti all’estero. La scelta di riservare loro il diritto di elettorato sia attivo che passivo è stata ampiamente valutata e condivisa dalla maggioranza del Parlamento ed è stata garantita dai nuovi articolo della Costituzione.  LEGGI

    Caso Di Girolamo: gli eletti oltre confine a colloquio con ItaliachiamaItalia
    di Francesca Toscano  www.italiachiamaitalia.com
    ROMA - "Diverse le reazioni degli eletti all’estero, di maggioranza ed opposizione, alla notizia dell’ordinanza di custodia cautelare in carcere per il senatore Nicola Di Girolamo (Pdl) per violazione della legge elettorale". 
      Italiani all'estero, Di Girolamo: "Mai avuto contatti con la mafia". Ma le foto lo inchiodano: eccole...
    A scrivere è Francesca Toscano, che sul caso Di Girolamo ha sentito per Italiachiamaitalia.com, portale d'informazione diretto da Ricky Filosa, alcuni dei parlamentari eletti dagli italiani nel mondo. 
    "Già nel giugno del 2008 erano stati chiesti gli arresti domiciliari per il senatore Pdl per presunte irregolarità nel voto all'estero, creando spaccature all’interno dello stesso PDL e attriti con gli altri deputati eletti all’estero.  Ora a pesare sulla posizione dell’avvocato romano è “l'aggravante mafiosa''.
    Italia chiama Italia ha chiesto ad alcuni dei deputati eletti all’estero di commentare la notizia. Tutti cauti nell’esprimere giudizi su “un caso ancora da verificare” e nel richiedere le dimissioni del Senatore Di Girolamo. Ad eccezione dell’onorevole del PD Laura Garavini, per la quale la fonte – la procura antimafia - è attendibile. “Mi auguro che vorrà trarne le conseguenze dimettendosi e restituendo il suo mandato” ha detto la deputata che ha vissuto in Germania, paese dove secondo le indagini risultano i brogli elettorali di cui Di Girolamo è accusato.

    BERARDI (PDL): UNA PROPOSTA DI LEGGE PER RESTITUIRE LA CITTADINANZA ITALIANA A CHI L'HA PERSA
    ROMA\ aise\ 04/02/2010  - Restituire ai connazionali emigrati all’estero che hanno perso la cittadinanza italiana e ai loro discendenti entro il quarto grado la possibilità di riacquistarla. Lo chiede Amato Berardi, deputato Pdl eletto in Nord America, nella sua proposta di legge. 
    "Il Rapporto Italiani nel Mondo 2009 della Fondazione Migrantes conferma che il numero degli italiani nel mondo, oggi circa 4 milioni, è in crescita rispetto al 2008 sia per le partenze che per aumento interno delle collettività", spiega Berardi. "Molti di loro hanno perduto la cittadinanza italiana, non per aver espresso rinuncia formale né davanti all’autorità consolare italiana nei Paesi di residenza, né davanti ad altra autorità, ma soltanto perché non sono stati tempestivamente informati dell’entrata in vigore della legge del 5 febbraio 1992, n.91, recante: Nuove norme sulla cittadinanza". 
    "Gli italiani all’estero", continua Berardi, "oltre a produrre capitali, rappresentano un prezioso strumento di diffusione del made in Italy nel mondo nei settori più diversi (alimentare, abbigliamento, artistico, culturale, etc.). Si tratta inoltre di persone che quotidianamente devono affrontare molte difficoltà per l’inserimento in Paesi stranieri". Con la sua proposta di legge, dunque, "composta di un articolo unico", il deputato del PdL intende "colmare un vuoto normativo inaccettabile".
    "Con estremo piacere intendo portare a conoscenza che la proposta di legge da me presentata è stata sottoscritta dai colleghi parlamentari bipartisan", conclude Berardi, "e questo avvalora ancor più la forte e costante volontà di difendere i diritti dei cittadini italiani residenti all’estero". (aise) 

    FILOSA (PDL RD) SUL LEGITTIMO IMPEDIMENTO: UNA VITTORIA DELL'ITALIA
    ROMA\ aise\ 04/02/2010  - "La Camera dei Deputati ha approvato ieri la proposta di legge sul legittimo impedimento per il presidente del Consiglio e per i ministri a comparire in udienza nei processi penali per i prossimi 18 mesi. La sinistra suona l'allarme, ma la verità è che il provvedimento è cosa buona e giusta: è sacrosanto, infatti, proteggere il premier e i suoi ministri da qualsiasi interferenza esterna che possa impedire loro di svolgere in pieno le proprie funzioni". È quanto dichiara in una nota Ermanno Filosa, nuovo coordinatore del PdL per la Repubblica Dominicana e i Caraibi.
    "Non può essere un gruppo di giudici estremamente politicizzati a decidere le sorti del Paese", commenta Filosa secondo cui "Silvio Berlusconi è legittimato a governare dal voto massiccio degli italiani, che lo hanno scelto per guidare l'Italia, perché solo in lui vedono la capacità di gestire lo Stato in maniera funzionale, moderna, trasparente".
    "Il Cavaliere", sostiene il coordinatore del PdL, "nonostante tutti gli attacchi subiti in questi mesi e anni da parte dell'opposizione, da parte di una certa magistratura e da parte di una stampa "iniqua" - così come l'ha descritta lo stesso presidente Berlusconi -, è ancora saldo in sella. Se ne facciano una ragione tutti i suoi detrattori; se ne faccia una ragione l'on. Antonio Di Pietro, che farebbe meglio a pensare alle polemiche di questi giorni che lo riguardano molto da vicino". Proprio Di Pietro, secondo Filosa, rappresenta il "peggio" della politica italiana: "un uomo coerente nella sua incoerenza, che in Parlamento e sulle agenzie di stampa, così come nei salotti televisivi a cui partecipa, sa solo sputare veleno contro Silvio Berlusconi e il suo governo".
    "Gli italiani", continua l'esponente del PdL, "sono stanchi di vedere che iniziative giudiziarie molto spesso strumentali si intromettono nell'agenda del Governo con l'obiettivo di condizionarne i lavori. Il sì della Camera al legittimo impedimento, provvedimento che ora passerà al Senato, non è la vittoria del centrodestra, ma è la vittoria dell'Italia. Il nostro Paese", conclude Filosa, "una volta che il provvedimento sarà legge, non dovrà più temere ogni volta di ricominciare dall'inizio, a causa di qualche toga rossa che l'ha giurata a Silvio Berlusconi". (aise) 

    IL CIRCOLO PD DI NEW YORK SCRIVE A BERSANI: È ORA DI SVEGLIARSI
    NEW YORK\ aise\ 26/01/2010 - "Caro Bersani, indirizziamo questa lettera a te, ma anche a tutta la dirigenza nazionale del Partito Democratico, per esprimere una profonda insoddisfazione. Apparteniamo al popolo delle primarie che lo scorso ottobre ha votato per il rilanciare il progetto di partito nuovo. Molti di noi hanno partecipato alla sua nascita e fatto campagna elettorale per eleggere i nostri rappresentanti dall’estero al Senato e alla Camera. Vivendo fuori d’Italia, ma restando impegnati in politica, ci troviamo in un osservatorio privilegiato per guardare e valutare le vicende del PD e del paese. E quel che vediamo è seriemente preoccupante". Inizia così la lettera che il Circolo del Pd di New York ha inviato nei giorni scorsi al segretario Pierluigi Bersani per lamentare il fatto che "a tre mesi dall’elezione della nuova dirigenza, quel partito nel quale crediamo e vogliamo partecipare – un partito di opposizione al governo Berlusconi e difesa della Costituzione, aperto e a vocazione maggioritaria – non dà segni di vita".
    Per i democratici newyorkesi, "la questione al centro sia dello Statuto che dell’idea originaria del PD – la democrazia interna – è stata calpestata nella vicenda delle candidature in Lazio e Puglia. Come tanti altri, ci sentiamo indignati per questa indifferenza nei confronti degli iscritti. Forse la comprendiamo anche meglio di altri, perché la sperimentiamo, vivendo all’estero, ad ogni tornata elettorale quando il Partito ci chiede di far campagna, ma non ci consulta e non ci ascolta".
    "Quel che è più grave – aggiungono – le recenti candidature regionali pongono altre domande. Dov’è la vocazione maggioritaria di un partito che mette le alleanze prima del suo progetto politico? Esiste un progetto politico? Su questioni fondamentali che definiscono la pericolosa natura autoritaria di questo governo, quali la privatizzazione di funzioni pubbliche e l’uso della sicurezza per manipolare la xenofobia e indebolire la legalità, il Partito non ha dimostrato fermezza morale e politica. Questo – ribadiscono – non è il Partito al quale ci siamo iscritti. Chiediamo ai suoi vertici di dimostrare che stanno lavorando nella direzione che ha animato il nostro impegno fin dall’inizio. È ora di svegliarsi". (aise) 

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