Sommario:
- Agenda

- Nell'ANSA giorno per giorno
Relazioni:
- Canada - G. Bucchini
- U.S. - S. Mangione
- Finale - Nord America
Partecipanti:
- Nome
- Citta`
- Presenza
Gruppi di Lavoro
- Integrazione e Promozione Sociale
- Partecipazione e Diritti Civili
- Identità culturale e valorizzazione delle origini
- Le Comunita’ Italiane come valore e risorse
Interventi
- Mozione del prof. Rudolph J. Vecoli


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PRECONFERENZA CONTINENTALE

DEL NORD-AMERICA A TORONTO


Nord America - Nell'ANSA giorno per giorno...

PAESI ANGLOFONI PREPARANO CONFERENZA (ANSA) - NEW YORK, 23 OTT - Con l'informazione al centro del dibattito, esponenti delle comunita' italiane di Nordamerica, Oceania e Sudafrica hanno aperto a New York la fase preparatoria della 1/a Conferenza degli Italiani nel mondo, patrocinata dal Consiglio Generale degli Italiani all'Estero (Cgie), che si terra' il mese prossimo a Roma.
Dal confronto devono uscire temi, problemi e obiettivi che i rappresentanti degli italiani dei paesi anglofoni extraeuropei, riuniti oggi e domani presso la Camera di commercio d'Italia e d'America di New York, metteranno al centro della grande preconferenza regionale prevista il 26 e 27 ottobre a Toronto.
La Grande Mela, ha sottolineato il console d'Italia a New York Giorgio Radicati aprendo i lavori, ''e' il luogo ideale per un momento di confronto e riflessione, poiche' vanta una comunita' italiana che, in termini di storie di emigrazione e successo, riveste una valenza particolare negli Stati Uniti, come la comunita' italiana negli Usa riveste una valenza particolare rispetto alla comunita' italiane nel mondo''. 
Chiudendo un giro di incontri avuti in Sud Africa, Australia e Canada, ha detto il segretario generale del Cgie per l'area anglofona extraeuropea Gino Bucchino, comincia ad assumere un' identita' anche il gruppo degli italiani ''accomunati dal fatto di vivere in paesi anglofoni ma con storie di emigrazione molto diverse per tempi e condizioni''. (SEGUE). 

(ANSA) - NEW YORK, 23 OTT - Un'informazione puntuale ed esauriente nei due sensi, informando l'Italia sugli italiani nel mondo e viceversa, e' imprescindibile, ha fatto notare Silvana Mangione, membro del Cgie di New York, intervenendo sul tema della ''valorizzazione del contributo delle comunita'''. 
L'informazione, ha continuato Mangione riprendendo i punti toccati da Giovanni Zuccarello di Los Angeles, Enzo Celofanti di Philadephia e Domenico Delli Carpini di New York, e' la base per ricostruire la continuita' di una storia di emigrazione che continuita' non ha mai avuto, lasciando i protagonisti delle diverse ondate nei secoli ad arrangiarsi da soli, facendosi assimilare ma spesso senza neanche riuscire a integrarsi. Ricostruire questa continuita' serve a conoscersi, ''a sapere chi siamo'', ha osservato Mangione. Lavoratori che hanno fatto la fortuna di tante imprese ma anche creativi con un contributo inesauribile per la cultura e la cultura industriale nel mondo.
Quando sapremo dire chi siamo, quante scuole ci sono, quanti sono gli studenti di italiano, quanti sono i ricercatori nelle aziende di punta, gli artisti di successo ''potremo anche chiedere qualcosa in cambio'', ha indicato Mangione. Solo su questa base cioe' si possono costruire ''politiche articolate che non facciano disperdere i fondi in interventi a macchia di leopardo'', ma permettano di stabilire un ponte di contatto diretto fra gli italiani in Italia e quelli fuori.(ANSA).
AP 

PAESI ANGLOFONI, PROBLEMI ED ESIGENZE (ANSA) - NEW YORK, 24 OTT - Le comunita' italiane nei paesi anglofoni extraeuropei hanno individuato nell'integrazione e promozione sociale, nei diritti civili, nella lingua e nella cultura e infine nella valorizzazione economica i nodi da affrontare per la prima conferenza degli italiani nel mondo. 
I quattro nodi, ha indicato oggi a New York il vice segretario del Consiglio Generale degli Italiani all'Estero (Cgie) per l'aria anglofona Gino Bucchino, saranno al centro dei lavori della Conferenza degli italiani del Nordamerica che si terra' giovedi' e venerdi' prossimi a Toronto, in Canada, e che serve a preparare la prima Conferenza degli italiani nel mondo. 
Sullo sfondo dei problemi, stando al documento adottato dalla sezione statunitense del Cgie, c'e' la questione dell' informazione, che deve mirare a far conoscere l'Italia alle comunita' all'estero e queste ultime all'Italia. Su cio' si basano ''la difesa dei diritti acquisiti e la soddisfazione delle richieste di mantenimento dei legami con l'Italia''. 
Questa e' l'altra faccia della globalizzazione, continua il documento, nella quale ''solo i paesi che possono contare, come l'Italia, su una rete capillare di suoi cittadini e di persone legate da un'origine comune, possono vincere il pericolo di un' assimilazione in una cultura onnipervasiva e invadente''. Di qui la necessita' di potenziare i mass media, con l'accento sull' informazione di qualita' e di educazione ai problemi. (ANSA).
AP 

MAGLIARO: ANCHE UNO DI VOI IN CONSIGLIO RAI (ANSA) - TORONTO, 26 OTT - Rai International e' marginale nella grande macchina Rai e per darle una posizione centrale, secondo il direttore Massimo Magliaro, bisogna cambiarne la struttura, a cominciare dal consiglio d'amministrazione dove dovrebbe esserci un rappresentante degli italiani all'estero. 
''Battete i pugni per chiedere che fra i nove membri del consiglio d'amministrazione ci sia uno di voi'' ha detto stasera Magliaro a Toronto all'incontro delle comunita' italiane di Nordamerica, Oceania e Sud Africa che prepara la Prima conferenza degli italiani nel mondo prevista in dicembre a Roma. 
I cambiamenti per dare centralita' a Rai International ''con pari dignita', risorse e peso industriale'' alle altre reti Rai, ha rilevato Magliaro, ''devono essere culturali e strutturali''. Se i direttori delle reti devono sviluppare una maggiore sensibilita' per informare l'Italia sugli italiani all'estero, ha spiegato Magliaro, ''per lavorare servono risorse'' finanziarie e di personale. Non bastano cioe' i 70 miliardi lordi che, tolte le spese vive, scendono a meno 27, con i quali bisogna produrre 11.300 ore di programmi radiofonici e 700 ore di programmi tv originali.
Dal canto suo Rai International, ha continuato Magliaro, pensa gia' a fondamentali cambiamenti strutturali. A un canale digitale Rai Canada, per esempio, in grado di raggiungere tutti i connazionali sparsi nel vasto territorio del paese.(ANSA). 
AP 

APRE CONFERENZA CONTINENTALE TORONTO (DI PAOLINO ACCOLLA) (ANSA) - TORONTO, 26 OTT - La voglia di esercitare il diritto di voto e' anche voglia di partecipazione alle cose italiane dei cittadini all'estero i quali, ha detto il sottosegretario agli esteri Franco Danieli oggi a Toronto, ''chiedono soprattutto sensibilita', che l'Italia cioe' conosca i loro problemi''. 
All'apertura del convegno continentale delle comunita' di Nordamerica, Oceania e Sud Africa sotto l'egida del Consiglio generale degli italiani all'estero (Cgie), Danieli ha rilevato che, mentre si lavora alle norme sui collegi elettorali esteri ''bisogna informare sull'Italia le comunita' fuori e viceversa, creando la cosiddetta informazione di ritorno''. 
L'informazione e' proprio il tema su cui i delegati di Stati Uniti e Canada hanno insistito incontrandosi nei giorni scorsi a New York per preparare il convegno che si concludera' domani e che portera' le istanze delle comunita' dei paesi anglofoni alla Prima conferenza degli italiani nel mondo in novembre a Roma. 
Creare questo flusso, ha continuato Danieli, ''suggerisce la necessita' di una sensibilita' da parte dei direttori di testate e reti radio e tv in Italia ai temi degli italiani lontani, ma anche la necessita' di promuovere la diffusione di testate italiane e dei programmi di Rai International''. 
Per riuscire e' pero' ''fondamentale cominciare proprio ora'' che siamo nella fase cruciale del processo di definizione dell'ordinaria sul voto all'estero, stando a Danieli. (SEGUE). 

(ANSA) - TORONTO, 26 OTT - Danieli ha precisato di aver ''preso atto con grande favore'' della dichiarazione con cui a nome della maggioranza la relatrice D'Alessandro Prisco ha detto che il senato passera' l'ordinaria prima della finanziaria.
L'informazione, secondo il documento prodotto dai delegati del Nordamerica che ispira il convegno di Toronto, e' la parola chiave per affrontare i temi da affrontare sul terreno.
Temi su cui verte la discussione nella seconda parte della giornata odierna e domani, organizzata intorno a quattro gruppi di lavoro: l'assistenza, ovvero l'integrazione sociale e la promozione sociale, la lingua e la cultura, come strumento unificante del rapporto fra italiani in patria e fuori, i diritti civili e politici nell'ottica del nuovo diritto al voto e la valorizzazione economica delle comunita'. 
Battendo sul tasto dell'informazione, Silvana Mangione del Cgie di New York, ha fatto notare che ''solo una volta che sapranno farsi conoscere, con le dovute differenze di storie di emigrazione nelle diverse aree'', le comunita' italiane all' estero potranno valorizzarsi. Dare cioe' eco al lavoro degli immigrati nelle imprese dei paesi ospiti e ai contributi alla ricerca scientifica dato dai cervelli in fuga. Su questa base si potranno poi proporre politiche articolate per sfruttare al meglio i fondi senza disperderli in interventi a macchia di leopardo. (ANSA). 
AP 

NASCE 'GENTE D'ITALIA', NETWORK MONDIALE (ANSA) - NEW YORK, 27 OTT - Un network mondiale che metta in omunicazione tra loro le molteplici realta' dei nuclei italiani presenti nelle varie zone del pianeta: e' l'obiettivo che si propone di raggiungere 'Gente d'Italia', un nuovo periodico dedicato agli italiani all'estero che nasce all'insegna della globalizzazione.
'Gente d'Italia' per ora e' una rivista mensile di 40 pagine, il cui primo numero e' stato presentato all'Istituto italiano di cultura a New York. Ma l'idea e' di farne un settimanale, che integrandosi con un sito web (genteditalia.com) dia vita ad una rete di comunicazione mondiale. ''Cercheremo di seguire - spiega il direttore Mimmo Porpiglia - il filo comune di italianita' che, sia pur in punti cosi' lontani, e con costumi cosi' diversi, lega i nostri flussi di emigrazione''. 
Il progetto, nelle parole di Porpiglia, e' quello di ''spiegare all'italiano di New York come vive e produce il connazionale di Sidney o illustrare all'emigrato di Stoccarda come entrare in affari con il compaesano di Buenos Aires''. 
La chiave sara' quella di raccontare le storie degli italiani all'estero, compresi quelli 'di lusso' come il cantante Tony Renis, che ha tenuto a battesimo il lancio della rivista.
'Gente d'Italia' sara' stampato in 100.000 copie nel mondo, di cui 45.000 negli Usa, diffuse insieme al quotidiano degli italo-americani 'America Oggi'.
(ANSA). 
BM 

PARLAMENTARI, 200 A ROMA IN NOVEMBRE (ANSA) - ROMA, 27 OTT - Oltre la meta' dei parlamentari di origine italiana residenti in ogni paese del mondo hanno favorevolmente accolto l' invito dell' Italia che, per la prima volta, ha organizzato il 20 ed il 21 novembre una Conferenza dei parlamentari italiani nel mondo. Nei mesi scorsi, grazie anche alla collaborazione della rete diplomatica, ne erano stati individuati ben 360. 
Finora sono piu' di 200 quelli che hanno accettato l' invito dei presidenti dei due rami del Parlamento, Nicola Mancino e Luciano Violante.
Intanto si comincia a delineare un programma di massima della conferenza , organizzata in collaborazione dalla Camera e dal Senato, dal ministero degli Esteri e dal segretariato della Prima conferenza degli Italiani nel mondo che si svolgera' a Roma, nella sede della Fao, nel mese di dicembre e nel cui ambito e' stata decisa la Conferenza dei parlamentari. 
La cerimonia inaugurale nell' aula della Camera avra' inizio, secondo la prima bozza del programma, alle 16:00 del 20 novembre e la conclusione dei lavori e' prevista per la stessa ora del giorno successivo. (SEGUE). 

(ANSA) - ROMA, 27 OTT - Tre le sessioni di lavoro previste. I temi sui quali i parlamentari di origine italiana si confronteranno con i deputati ed i senatori della Repubblica sono ''i Parlamenti e la globalizzazione'' (subito dopo la cerimonia inaugurale) e ''Identita', presenza e cultura italiana'' La terza sessione, nel pomeriggio, sara' dedicata invece alla elaborazione ed alla discussione di un documento finale.
Grande il rilievo che sara' dato dagli organi di informazione all' avvenimento: ci sara' una diretta satellitare sul canale della Camera, il cui segnale e' agevolmente ricevuto in tutta l' Europa e nel Mediterraneo. Sono allo studio inziative di Rai international ed e' stata predisposta una diretta video via internet sul sito della Camera. 
Per i parlamentari di origine italiana che non sono in grado di esprimersi correttamente nella lingua dei loro avi, e' stato predisposto un servizio di traduzione simultanea: i lavori della conferenza si svolgeranno infatti, oltre che in italiano, in francese, inglese,portoghese e spagnolo. 
BON 

TORONTO, INVESTIRE SU EMIGRATI (DI PAOLINO ACCOLLA ) (ANSA) - TORONTO, 27 OTT - Le comunita' italiane all'estero e soprattutto in Nordamerica sono un prezioso bene intellettuale ed economico per l'Italia che deve considerare un investimento, secondo i delegati degli italiani di Canada e Stati Uniti, la loro integrazione nella propria vita sociale e politica. Questo il concetto di fondo che ispira il documento finale del convegno in corso da ieri a Toronto dei rappresentanti delle comunita' italiane e di origine italiana nordamericane, con la presenza anche di delegati di Oceania e Sud Africa, in preparazione della Prima conferenza degli italiani nel mondo. I lavori del convegno, stando alla bozza del documento, confermano i legami che uniscono le comunita' italiane nelle diverse parti del mondo, le quali chiedono di essere protette da politiche multiculturali, di solidarieta' e pari opportunita'. Per evitare appiattimenti e assimilazioni nell'incalzante processo di globalizzazione, il convegno impegna l'Italia a dar corpo a interventi per il recupero dell'orgoglio dell'identita' d'origine, tramite congrui, regolari e puntuali finanziamenti per iniziative di promozione della cultura italiana, a partire da insegnamento della lingua e formazione professionale. L'emigrazione italiana verso il Nordamerica non solo continua ma si caratterizza per la mobilita' intellettuale, scientifica ed economica, con gravi punte di effettive fughe di cervelli, ovvero di investimenti che non danno ritorno. 
(SEGUE).

(ANSA) - TORONTO, 27 OTT - Perche' non stia solo nell'indotto il ritorno dell'investimento fatto formando cittadini che poi scelgono di mettere a frutto altrove le loro conoscenze come manager e ricercatori, sempre stando alla bozza del documento finale, servono interventi che favoriscano rientri, reinserimenti e progetti di scambio e ricerca plurinazionali. Un secondo investimento necessario riguarda i mass media, tanto nazionali, quanto nei paesi d'accoglienza per informare meglio chi sta fuori e realizzarte un'informazione di ritorno, in grado cioe' di far finalmente conoscere in modo esauriente in tutti i loro aspetti gli italiani fuori a chi sta in patria. Veicolo principale del ritrovato rapporto paritario fra Italia e italiani nel mondo e' la garanzia della piena partecipazione politica, in primo luogo attraverso l'esercizio del diritto di voto. Di qui l'invito a trovare la volonta' e l'accordo tra le forze politiche italiane per varare la legge ordinaria che dara' corso legale al progetto di riforma costituzionale approvato il 18 ottobre. L'esercizio del diritto di voto va infine sostenuto da nuove misure di flessibilita' che riaprano subito e senza limiti, in modo equo per tutti i componenti di una famiglia, i termini per la riacquisizione della cittadinanza e una sanatoria che apra la via per riacquisire la cittadinanza ai giuliano-dalmati giunti in Nordamerica come profughi senza certificazione. (ANSA). 
BON 

A TORONTO L'ITALIA CHE ESPORTA CULTURA (ANSA) - TORONTO, 27 OTT - L'Italia che riconosce finalmente gli italiani all'estero come pari, deve solo guardare a Stati Uniti e Canada per capire di non esser piu' il paese dei manovali emigranti ma, secondo le stesse comunita' italiane del Nordamerica, ''una nazione che esporta cervelli''. Parte da qui, infatti - sottolinea un documento presentato delegazione del Consiglio generale degli italiani all'estero degli Usa al convegno delle comunita' italiane dei paesi anglofoni in corso ieri e oggi a Toronto - la valorizzazione delle risorse della nuova emigrazione che vede laureati ed esperti impegnati in prima linea nelle aziende di maggior successo e nei laboratori di ricerca di tutto il mondo.
Valorizzazione, stando al documento, che deve guardare lontano e ''favorire il ritorno dei cervelli'' per alimentare quanto, al di la' delle differenze regionali, e' sempre stato un bacino di arte e creativita' di valore universale nei secoli. I nuovi emigranti negli Usa, studenti in sintonia con le tendenze, manager o ricercatori, suggerisce il documento, provano che ''l'Italia ha insita nella storia e nel presente'' la leva del riscatto della vecchia emigrazione e il rinnovamentoradici del costume nazionale anche all'estero. L'Italia stessa cioe', conclude il documento, puo' sottrarsi all' appiattimento della globalizzazione, rinnovandosi ma sfrondando la cultura corrente di ogni possibile provincialismo. (ANSA) AP 

TORONTO: SICUREZZA SOCIALE E CULTURA (ANSA) - TORONTO, 27 OTT - Le comunita' italiane del Canada hanno presentato una lunga e articolata serie di richieste sottoscritte anche dagli Italiani di Stati Uniti, Australia e Sud Africa, sui quali intendono coinvolgere la Prima conferenza degli italiani nel mondo prevista in dicembre a Roma. Nel documento presentato alla preconferenza in corso ieri e oggi a Toronto le comunita' del Canada, hanno anche elencato richieste specifiche per il rinnovo degli accordi bilaterali in materia di sicurezza sociale e fiscale: da quelle riguardantiattivita' di patronato all'estero, diverse da quella in Italia, alla istituzione di una pensione integrativa o complementare ed all'assegno sociale di solidarieta', come le comunita' latinoamericane, per chi vive in condizioni disagiate. Si chiede anche ''chiarezza sul diritto di assistenza sanitaria per tutti gli italiani nel mondo, al di la' dei tempi e delle ragioni per cui si trovano all'estero''. Tra i temi affrontati, quello dell' esercizio del diritto di voto: questo deve essere espresso per corrispondenza, toccare gli italiani che vivono all'estero da un periodo congruo ed estendersi alle elezioni amministrative e referendarie. Si chiede inoltre la riapertura dei termini per la riacquisizione della cittadinanza senza scadenze di termini. L'estensione della validita' del passaporto da cinque a dieci anni .(SEGUE). 

(ANSA) - ROMA, 27 OTT - Altre richieste riguardano il ricorso alla legge Bassanini per l'autocertificazione sull'eventuale acquisizione di altre cittadinanze, invece dellepratiche consolari e l' estensione dei servizi consolari in tutte le aree con una consistente rappresentanza italiana.Riguardo all' istruzione ed alla cultura si chiede la regolamentare gli incentivi allo studio della lingua italiana offrendo ai giovani stage o soggiorni estivi di natura didattica in Italia o borse per neolaureati e la firma di accordi bilaterali, dove necessario, per il riconoscimento dei titoli diacquisiti in Italia per poter insegnare la lingua all'estero ed equiparazione dei titoli di studio ottenuti all'estero per gli italiani emigrati o i loro congiunti. Nel documento si sottolinea la necessita' di rivedere le iniziative ufficiali per gli italiani all'estero con analisi socio-geo-politiche che individuino i diversi interventi da operare nelle diverse realta' e di coordinare gli interventi delle regioni in materia di assistenza e di scambi culturali per tutti gli italiani nel mondo.(ANSA) 
 
 


PRE-CONFERENZA DEL NORD AMERICA
RELAZIONE PER IL CANADA
25-26 ottobre 2000

Sebbene i numeri della presenza italiana in Canada e negli Stati Uniti non siano impressionanti come quelli del sud america e forse dell’europa non si puot non sottolineare che siano comunque di tutto rispetto.Le cifre esatte non sono purtroppo note e probabilmente non to saranno mai. Certamente oltre un milione in Canada, certamente alcuni milioni negli Stati Uniti. Il dato certo che posso trasmettere e’ quello delle anagrafi consolari, per il Canada: 152.106 at 30 giugno 2000, e vorrei sottolineare che solo 5 anni orsono erano iscritti alt’anagrafe solo 17.000 persone. 309.000 l’anagrafe negli USA

Arriviamo dunque ben consapevoli dell’importanza del nostro contributo a questo appuntamento che a distanza di ormai 12 anni dalla II Conferenza chiama nuovamente gli italiani residenti in Canada e negli USA, gl’italo-canadesi e gli italo-americani, e i canadesi e gli americani di origine italiana ad incontrarsi per una riflessione, per una seria valutazione e confronto delle loro problematiche per un serio e reale contributo a quanto recita l’art. 1 della legge della I Conferenza degli Italiani nel mondo: condurre un’analisi dell’azione svolta dall’Italia in favore delle proprie collettivita’ all’estero al fine di verificarne la rispondenza alle esigenze tradizionali e alle nuove aspettative.

Gli italiani del Canada e degli USA sono arrivati preparati a questo appuntamento attraverso un lavoro che ha interessato in maniera capillare tutto it mondo associazionistico e tutte le espressioni organizzate di rappresentanza degli italiani all’estero, prime fra tutte Comites e CGIE. Le conferenze circoscrizionali e le conferenze di paese ne sono stati i momenti di maggiore espressione qualitativa e quantitativa.

Sono quindi certo di poter anticipare che la nostra preconferenza non sara’ la passerella di nessuno e cosi’ come non stenderemo tappeti di plauso nei confronti dei nostri interlocutori altrettanto non ci lasceremo andare ad atteggiamenti di autoincensamento.

Ma vogliamo anche sottolineare che diamo altrettanta forte fiducia al governo e al sottosegretario nel credergli che anche la conferenza di Roma che ci aspetta fra meno di due mesi non sara’ una passerrella. Se it Governo manterra’ il suo impegno questo significa che la conferenza non sara’ la sede e l’occasione per l’elencazione delle promesse e delle enunciazioni intenti ma ci saranno orecchie ben aperte, disponibilita’ ad ascoltare per dare una risposta finalmente, possibilmente dignitosa, a quella che e’ e che e’ stata una domanda certamente dignitosa delle nostre comunita’ in tutti questi anni.

E perche’ anche questo che ho appena detto non sia uno sterile pour parler non posso tenere nascosti i pericoli che stanno per cosi’ dire dietro l’angolo: primo fra tutti il pericolo che Roma possa trasformarsi in un teatrino di partiti che ormai in piena campagna elettorale non risparmieranno colpi per accuse reciproche dei ritardi e per vanti istituzionali o personali. L’altro pericolo, a mio parere piu’ grave, e’ it tentativo di qualcuno di farci volare troppo alto.  Anche questo e’ da evitare, e inutile, anche perche’ siamo talmente coscienti di quanto gli italiani nel mondo hanno fatto, fanno e continueranno a fare che con non celata modestia possiamo benissimo dire che giochiamo in casa. Noi non abbiamo paura di volare alto. Lo sappiamo fare da decenni, lo dimostrano le nostre migliaia di aziende iscritte alle camere di commercio, i nostri imprenditori giovani e meno giovani, le nostre associazioni, le nostre donne, i nostri giovani, i nostri studenti, i nostri scienziati, i nostri giornalisti, i nostri operai, i nostri artigiani, i nostri ristoratori, i nostri tecnici, i nostri artisti, i nostri politici, consiglieri, sindaci, parlamentari, govematori e ministri, lo dimostrano i nostri missionari, i nostri insegnanti, i nostri poeti, e potremmo continuare all’infinito. E voi tutti sapete che non sono chiacchiere. E’ tutto li’ visibile, palpabile. E se oltre che di qualita’ vogliamo parlare di quantita’ i numeri sono addirittura clamorosi. 114 mila miliardi che vanno verso l’Italia, e una grandissima fetta viene proprio dal Canada e soprattutto USA.

Tomando a partare di pericoli ce n’e’ uno ancora piu’subdolo e quindi piu’ pericoloso. Quello che questo grande desiderio di celebrare la nostra bravura di quello che gli italiani del mondo hanno fatto per fare grande I’Italia in Italia e nel mondo possa e voglia nascondere le risposte che non sono state date ai temi storici e nuovi deIl’emigrazione. E tutte queste risposte hanno a che fare con quella parola che citavo all’inizio: dignita’.

Dignita’ di attenzione di informazione per cominciare. Diciamocelo fuori dai denti. Quello che l’Italia riesce a fare in questo campo soprattutto qui nel nostro continente e’ ridicolo. Radio, giomali, televisione. Tutto e’ lasciato alla iniziativa imprenditoriale dei singoli. Se non fosse per loro, per il loro genio che dovrebbe essere ricosciuto con un monumento, forse non ci sarebbe nessuna informazione. A fronte di decine di testate dell’informazione scritta, parlata e televisiva, a fronte di quei 114 mita miliardi di cui parlavamo prima, nel campo dell’informazione ce ne vengono restituite poche unita’.

E se esiste pluralita’ di informazione nel campo della radio e della carta stampata, lo stesso non si puo’ certo dire per la televisione. Qui si va dallo zero assoluto in certe citta’ come Ia capitale del Canada dove la televisione italiana non esiste ad altre dove l’informazione e’ filtrata dal distributore locale. Non credo che si possa parlare di dignita’ di informazione ne’ nei confronti degli operatori che ricevono briciole, ne’ nei confronti degli italiani d’America che rivendicano con pieno diritto accesso ad una informazione adeguata, completa e immediata.

Dignita’ di attenzione nel campo dei diritti civili. E non mi riferisco soltanto all’esercizio del diritto di voto in loco. Altre relazioni affronteranno piu’ compiutamente questo problema. Io vorrei solo sottolineare la portata storica della doppia modifica costituzionale degli art. 48 prima e 56-57 dopo che si e’ conclusa il 18 ottobre scorso. E’ stata indubbiamente una grande vittoria della politica di intesa su un tema che non poteva e non doveva ammettere divisioni e il parlamento lo ha dimostrato con il recente voto proprio in un momento in cui, in ormai piena campagne elettorale non c’e` intesa nemmeno sull’ora in cui andare a prendere il caffe’. Ed e` stata ovviamente anche una vittoria personale dett’On. Mirko Tremaglia e sopratutto nella sua instancabile tenacia nel sostenere l’importanza della politica dell’intesa su temi come questo.  Grazie.  Pensate che la prima proposta di legge per l’esercizio in loco del diritto di voto e’ datata 22 ottobre 1955. Ci sono voluti 45 anni. Pero’ ce l’abbiamo fatta. Adesso e’ stata ristabilita la pari dignita’. Non pensiamo pero’ neppure per un momento che siamo arrivati al capolinea. Anche Ia costituzione del 1947 prevedeva la costituzione delle Regioni che di fatto sono state costituite solo net 1970. Ci sono voluti quindi 23 anni per la definizione e approvazione della legge ordinaria.

Anche se adesso e’ certo che abbiamo diritto costituzionale di voto non e’ affatto certo che potremo farlo in occasione della prossima scadenza elettorale del 9 maggio 2001. I tempi sono ristrettissimi e it testo di legge unificato non e’ niente di concreto, non e’ un testo ragionato, tutt’altro. Forse ce la faremo, ma solo se riusciremo a mantenere unita’ e sfruttare positivamente it clima unitario parlamentare.

Attenzione nel campo dei diritti civili significa pero’ anche pane quotidiano che vuol dire piu’ dignitosi rapporti di attenzione con i consolati e soprattutto dei consolati verso la popolazione.  Dotare le nostre comunita’, soprattutto in paesi sconfinati come i nostri dove per spostarsi si deve spesso prendere l’aereo, di un’adeguata rete consolare, dotare i consolati di organici adeguati, creare ovunque corrispondenze consolari sull’esempio di quanto e’ avvenuto nella nostra circoscrizione consolare, dotare i consolati di adeguati strumenti informatici e’ certamente un doveroso e importante segno di civilta’. Oltre che essere orgogliosi siamo confortati dalle assicurazioni del Dir. Gen. Min. Carlo Marsili che to strumento dei corrispondenti consolari verra’ incoraggiato e implementato in tutto il mondo.

Dignita’ di attenzione nel campo della previdenza e assistenza significa certo attenzione immediata alle situazioni di emergenza che fortunatamente non riguardano, se non per eccezioni, i nostri paesi. Credo di interpretare la volonta’ unanime di tutti gli italiani del Canada e degli USA invitando il Governo a dare finalmente ascolto alla richiesta di assegno sociale per tutti gli italiani che vivono in condizioni di indigenza in alcuni paesi dell’America Latina.

E dignita’ significa anche riconoscere finalmente, istituzionalmente, il ruolo e lavoro svolto dalla grande rete dei patronati che spessissimo attraverso la loro capillare presenza in tutto il territorio rappresentano la vera spina dorsale di riferimento per i nostri connazionali che si rivolgono loro non solo per la parte della gestione delle pratiche di pensione ma anche e, forse ora soprattutto, per innumerevoli questioni consultive, tecniche e professionali.

Dignita’ di attenzione nei confronti dei rappresentanti istituzionali degli italiani all’estero, Comites e CGIE in prima linea, significa anche e soprattutto certezza di contributi adeguati e certezza della loro erogazione. A tutto oggi non risulta che nessun Comites del nostro Continente, ma immagino credo in tutto il mondo ha ricevuto i contributi dell’anno 2000.  I mandati di pagamenti sono fermi da almeno 4 mesi negli uffici del Ministero del Tesoro. Ma non pensiate che questo sia un accanimento nei confronti dei Comites, questa e’ purtroppo la regola, ma sarebbe meglio dire l’andazzo. E’ insomma la norma per tutto. In queste condizioni non si puo’ parlare di “paese normale”. Tutto nostro, tutto canadese cioe’, e’ invece il problema dei Comites elettivi. Non sappiamo capire se nuovi segnali positivi potranno in breve tradursi nel momento elettorale che e’ la massima espressione della partecipazione democratica ed invitiamo il Govemo e il MAE ad intensificare gli sforzi per rendere possibile questo momento partecipativo.

E a proposito di contributi dobbiamo spendere due parole, ma dovrebbero essere mille, anche per i corsi di italiano. Anno dopo anno i contributi sono diminuiti e anno dopo anno si sono accumulati ritardi. Se si vuole mettere davvero la parola fine, se si vuole rinunciare alto sfruttamento in positivo dell’enorme patrimonio culturale che rappresentano gli italiani all’estero questa e’ indubbiamente la strada migliore. Ma la cosa strana e’ che sembra che per un perverso atteggiamento schizofrenico e autolesionista questo non venga capito. Non fosse altro che per un ritorno economico. Se non si trova il sistema di mantenere e rinnovare il legame culturale, che e’ poi quello piu’ facile, con la nostra terra, fra pochi anni, ce lo potremo scordare quel ritorno di 100 mila miliardi. Non dico che non ci sono sforzi ma per qualche motivo it meccanismo si inceppa sempre. Per esempio, sono in corso, ma dovevano gia’ essere terminate le elaborazioni dei Piani Paesi sulla situazione scuola e cultura. Sembra che solo il 40% dei Paesi lo abbia fatto, ma non e’ questo che ci preoccupa, ci preoccupa invece moltissimo che a queste riunioni spesso non vengano chiamati a parteciparvi proprio i Comites e il CGIE.

Due sole parole sull’integrazione. Qui si deve parlare di differenze. Canada e USA dai tempi di Giovanni Caboto, C.Colombo e Amerigo Vespucci hanno avuto storie di scoperla e di “colonizzazzione” contemporanee ma diverse, che hanno camminato su binari paralleli che non si sono quasi mai incontrati. Il Canada con la sua cultura di inizio, prima francese e poi subito dopo anche e soprattutto inglese ha fatto del multiculturalismo una sua quasi ragione di essere, favorendo una integrazione che si arricchisce del contributo che ogni cultura puo’ dare alle altre. Non sta a me sottolineare quanto l’Italia ha saputo dare ma anche ricevere in questo gioco dello scambio culturale.

Ben diversa ovviamente la situazione degli USA dove diverse ragioni storiche, economiche e di flussi migratori imponenti soprattutto nei decenni di fine ottocento e inizio novecento hanno imposto una assimilazione che ha fortemente stimolato, con grande successo, l’inserimento degli italiani in tutto il tessuto politico, economico e scientifico degli USA. Non so se vale la pena ricordare, ma la faranno altri meglio di me, i numerosi premi Nobel che hanno potuto esprimersi come tali forse proprio solo perche’ erano italiani di America.

Dire infine, e con questo mi avvio alla conclusione che i giovani sono un patrimonio di valore e una risorsa per il futuro delle nostre colletivita’ in America e per il nostro paese e’ certo una affermazione scontata. Ma solo allo stesso tempo una vera spina nel fianco. Fiumi di parole sono stati spesi al riguardo e innumerevoli tentativi sono stati fatti per passare il testimone. Non possiamo dire che ci siamo riusciti. Abbiamo fatto tanti errori, uno di questi e’ stato forse il troppo forte riferimento alle Regioni e alle Associazioni. Il capire in ritardo che i giovani, a differenza nostra, guardano piu` all’Italia che alle regioni. Il credere che sarebbe stato facile inserire gradualmente i giovani nelle nostre stesse associazioni. Solo ora, ancora in tempo spero, cominciamo a capire che dobbiamo essere capaci di fare riferimento a nuovi progetti con riferimenti che abbracciano a tutto campo, trasversalmente, l’Italia senza i confini delle regioni: lingua, cultura, sport, scambi culturali, cinema. Anche qui fanno testo iniziative di singoli, validi esempi da seguire come quello di coinvolgere i giovani italiani in viaggi che attraversino piu’ regioni d’Italia o iniziative sportive che permettano ai nostri giovani, come protagonisti, di andare in Italia e vedere e capire l’Italia con i loro occhi e le loro menti piuttosto che con quella dei ricordi distorti dei genitori e dei nonni. Dal Canada e dagli Stati Uniti sono migliaia i ragazzi che ormai da anni fanno la spola con l’Italia coinvolti in iniziative culturali e sportive.

Spero di non avere dato solo l’impressione di una forte lamentazione, al contrario sono e siamo profondamente orgogliosi del grande cammino che hanno fatto gli italiani all’estero. Ci tengo pero’ a sottolineare che tutto quello che abbiamo fatto lo abbiamo fatto da soli anche quando qualcuno remava contro. L’Italia adesso ce ne e’ grata e ha riconosciuto anche la nostra maturita’ politica. Sappiamo che possiamo fare di piu’ ed e’ arrivata l’ora che l’Italia ci dia seriamente una mano.


PRE-CONFERENZA DEL NORD AMERICA
RELAZIONE PER GLI STATI UNITI

Relatore Dott.ssa Silvana Mangione

Gli Stati Uniti non hanno convocato una Conferenza Nazionale preparatoria alla Preconferenza del Nord America, ma una serie di conferenze circoscrizionali. Un budget limitato non ci avrebbe consentito di convocare un incontro nazionale all’interno del quale fossero rappresentate tutte le realtà che compongono la nostra comunità; ci saremmo ritrovati fra pochi addetti ai lavori ed avremmo probabilmente compilato una lista molto simile a quella canadese, fatte salve le differenze fra le due legislazioni delle richieste non soddisfatte e del problemi non risolti anche a causa della mancata approvazione di alcune leggi previste dal cosiddetto pacchetto emigrazione.

Anche gli Stati Uniti attendono con ansia una vera ristrutturazione della rete consolare, con l’apertura di un Vice Consolato non onorario in Connecticut e la trasformazione in Consolato del Vice Consolato di Newark in New Jersey. Anche gli Stati Uniti vedrebbero con gioia una vera riforma della ex 153, degli Istituti Italiani di Cultura, dei Patronati, del Com.It.Es., dello stesso CGIE, dei principi di erogazione e delle entità dei contributi alla stampa non solo cartacea. E potrei continuare per ore. Ma tutte queste cose verranno discusse nei Gruppi di Lavoro.  E inutile dunque ripeterle.

Dalla 2a Conferenza Nazionale dell’emigrazione del 1988 ad oggi, attraverso le Conferenze dell’Informazione di New York del 1994, la Conferenza di Montecatini sulla promozione della lingua e della cultura italiana del 1995, il Seminario sulle Donne in Emigrazione del 1997, gli Stati Uniti hanno sempre preferito tentare di dare, in tutta umiltà, un contributo di elaborazione concettuale ai temi e agli scopi dei diversi momenti di approfondimento.

Partiamo quindi dalla legge che indice la Prima Conferenza. Uno dei suoi compiti è quello di “delineare una politica che alla piena valorizzazione del patrimonio storico, economico e culturale rappresentato dagli italiani nel mondo, unisca una particolare attenzione alle problematiche delle nuove generazioni” che qui, mi duole dirlo, sono scarsamente presenti e che a Roma, per quanto riguarda il Nord America, lo saranno ancora meno, visto che a dicembre i nostri ragazzi sono impegnati negli esami di fine quadrimestre.

Se “valorizzare” significa “riconoscere o utilizzare il valore di qualcuno o di qualcosa”, il sostantivo molto abusato che ne deriva definisce “l’azione di valorizzare ed il suo risultato”. La legge ci suggerisce quindi di definire i destinatari della nostra azione e le loro diverse esigenze.

Plutarco dice “tutto ciò che accade, pur essendo numericamente infinito e procedendo da un infinito, quello del passato, ad un altro infinito, quello del futuro, è però racchiuso nel fato come in un cerchio”. Se al concetto di “fato” sostituiamo quello di “percezione” esterna di quel che siamo stati e siamo, abbiamo trovato la spiegazione del nostro dover ricominciare sempre daccapo a raccontare noi stessi ed a cercare soluzioni.

Non siamo fermi e chiusi in un presente limitato. Il qualcuno o il qualcosa da valorizzare - e parlo della comunità italiana negli Stati Uniti - ha tutte le possibili sfaccettature, appartiene a tutte le possibili fasi cronologiche dall’esodo alla mobilità, proviene da tutte le possibili origini regionali, rappresenta il meglio (ed in alcuni casi anche il peggio) della storia dell’emigrazione italiana ovunque.

Fatti e cifre: da 27 a 32 milioni di americani di origine italiana, a seconda che si includano o no le quarte generazioni; 31 parlamentari a livello federale nella legislatura uscente (troppo pochi in rapporto alla consistenza numerica ed al peso politico che la comunità dovrebbe avere); qualche migliaio di eletti a livello statale, comunale, locale; circa due milioni di cittadini italiani, dei quali soltanto poco più di 300.000 registrati all’anagrafe consolare e per questo abbiamo lanciato un grido di allarme e chiediamo al Sottosegretario Danieli tutto l’appoggio possibile per ottenere una massiccia erogazione di risorse umane e finanziarie al fine di completare l’iscrizione degli italiani in USA in vista dell’esercizio in loco del diritto di voto per gli italiani all’estero; dieci Consolati; nove Com.It.Es. eletti a suffragio universale; 27.000 giovani italiani residenti piü o meno legalmente nella sola Manhattan ai sensi di un’indagine del New York Times; 450 società italiane con fabbriche e uffici in USA; una di loro, La Parmalat si è comprata La più grossa industria casearia degli USA ed ii latte che beviamo è italiano, anche se si traveste sotto un nome americano; qualche decina di migliaia di aziende fondate e dirette da italoamericani: basti pensare che ai tempi della cosiddetta “guerra della pasta” fra gli USA e l’allora Comunità Economica Europea, un’indagine dell’ICE dimostrò che, se gli USA si fossero irrigiditi sulle loro posizioni, la comunità italoamericana avrebbe perduto 15.000 posti di lavoro nella sola zona dei tre Stati di New York, New Jersey e Connecticut; un disavanzo nella bilancia commerciale a favore dell’Italia, nel 1999, di 12.344 milioni di dollari, vale a dire di oltre 25.000 miliardi di lire.

Come mantenere questa enorme riechezza dall’incredibile potenziale politico, economico e culturale a favore dell’Italia? Prima di tutto rendendosi conto del fatto che la comunità italiana e di origine italiana in USA è l’unica a non aver registrato soluzioni di continuità nell’emigrazione dall’Italia a partire dal ‘700 con l’arrivo dell’abate Lorenzo Da Ponte, librettista di Mozart e primo docente di italiano alla Columbia University, fino ad ora, oggi, al momento in cui vi parlo.

Da noi, dato il perdurante, spesso incomprensibile, affascinamento di cui soffrono gli italiani nei confronti degli Stati Uniti, non risponde a verità quanto si sente ripetere da tutti: da noi l’emigrazione non è finita.  È cambiata, questo si, molto. Ora emigrano i cervelli: i ricercatori, gli studenti, gli artisti, i manager e definire “mobilità” questa marea costante significa nascondersi dietro un tragico eufemismo che copre la realtà del travaso e della potenziale perdita di potere intellettuale economico, scientifico e civile da parte dell’Italia, se non si creeranno condizioni favorevoli ai ritorni.

La comunità di più antica emigrazione ha subito discriminazioni e rigetti, non si è integrata, nel migliore dei casi si è lasciata assimilare. Ha protetto la seconda generazione mimetizzandola all’interno del modello americano di matrice anglosassone che sta alla base dell’ormai da tempo fallita politica del crogiolo delle razze e delle etnie. Questa generazione ha dato prova di uno dei più sorprendenti e rapidi fenomeni di mobilità sociale ascendente, consolidata dalle terze generazioni. In queste ultime è scattato, molto recentemente, il desiderio di ritorno all’italianità attraverso il recupero della lingua ed anche, in virtù della legge del 1992, attraverso l’interesse a vedersi riconoscere la cittadinanza italiana.  Il fenomeno è recente, in via d’umento, molto interessante. Questi giovani non vogliono partecipare attivamente alla vita politica del Paese di lontana origine, no di certo, ma hanno ritrovato l’orgoglio, il senso di appartenenza ad una Nazione che ha invaso il mondo con La propria capacità di inventare e produrre bellezza, ininterrottamente, attraverso i secoli, proprio come l’emigrazione italiana in USA.

Come valorizzare, ma ancor più, come mantenere questo enorme “reservoir” di potenzialità economica e culturale al servizio dell’Italia? Perché - non dimentichiamocelo -  la palla di neve che lanciammo nel 1988, quando cominciammo a parlare del contributo fornito alla bilancia commerciale italiana dagli italiani all’estero è diventata la valanga che ci ha fatto emeritare da “questione emigrazione” ad “ambasciatori dell’Italia all’estero” a “fattori della politica estera dell’Italia”. E vogliamo esserlo, siamo pronti a lavorare per esserlo.

Noi ci permettiamo intanto di suggerire due linee di intervento. La prima sta nel garantire una corretta informazione in tutti i suoi aspetti, realizzando davvero “la strategia della conoscenza reciproca” che fu il sottotitolo della nostra Conferenza del ‘94. Quando parliamo di corretta informazione intendiamo prima di tutto la conoscenza vera, non edulcorata, ma nemmeno piagnona o sensazionalistica della storia, dell’infinito passato plutarchiano della nostra emigrazione. Intendiamo anche il quadro preciso del presente, del numero di cattedre di italianistica, di studenti d’italiano ad ogni livello scolare ed extracurricolare, di scrittori e capitani d’industria italoamericani, degli studenti, artisti e scienziati italiani in USA. Qualcosa si è fatto nel campo delle presenze italoamericane alle più alte posizioni manageriali delle società di Fortune 500. Molto è ancora da fare.

Su questi dati deve basarsi un’informazione di ritorno non circoscritta alla riproposizione fuori “prime time” dei servizi che hanno spesso, ogni tanto, non sempre, ad oggetto la visita occasionale, sia pur importantissima, di personalità italiane a New York o a Los Angeles. Questi dati possono essere utili nel tentare di porre fine all’inqualificabile aggressione alla dignità ed al vissuto della comunità italiane nel mondo, perpetrata da quasi tutti I quotidiani italiani ogni volta che si parla di esercizio di voto per gli italiani all’estero. Per riconquistare le grandi fasce non più italofone della comunità sono necessari programmi audiovisivi, informazione cartacea ed informatica, bilingui e non concentrati sui problemi interni dell’Italia derivanti -  e citiamo due esempi recentissimi - dall’inquinamento magnetico o dalla mancata approvazione di normative derivanti dalle raccomandazioni del Parlamento europeo.

La seconda linea di approccio che ci permettiamo di suggerire è quella di studiare -  con assoluto rispetto alle specificità che abbiamo tentato di descrivere -  definire ed implementare politiche articolate che non disperdano fondi in interventi a macchia di leopardo, ma siano dirette in maniera organica alle esigenze delle diverse generazioni, razionalizzando iniziative non sovrapposte e contrastanti delle amministrazioni e degli enti pubblici, approvando normative che favoriscano il rientro di ricercatori e docenti ai livelli di carriera accademica che meritano e con le risorse necessarie a completare le loro ricerche e portare i Nobel per la scienza ed i loro colleghi stranieri in Italia.

Un’ultima cosa. Se è vero, come è vero, che gli Stati Uniti rappresentano - che ci piaccia o no - in questo momento storico, il Paese più forte nell’ambito degli Stati maggiormente industrializzati; se è vero, come è vero, che una vera politica di multiculturalismo, di solidarietà e di pari opportunità è l’unica risposta possibile al futuro del mondo; se è vero, come è vero, che la paura dello schiacciamento in un sistema dominato da un potenziale Grande Fratello si può combattere e fugare soltanto attraverso ii mantenimento dei legami e della cultura che uniscono La Nazione italiana ovunque essa sia residente; allora l’Italia ha insita nella storia e nel presente della sua emigrazione il suo infinito futuro plutarchiano.

La salvezza è la rete degli italiani all’estero; il laboratorio del bene da costruire e del male da evitare è la comunità italiana in USA che, prima di tutte ha vissuto e sembra condanata a continuare a vivere prima di tutte ogni nuovo fenomeno, ogni problema che ne deriva, ogni tragico insulto ed ogni rilevante successo.

Da qui, in una ritrovata cooperazione fra tutte le fasce della nostra emigrazione, in una ritrovata unità, può nascere non solo il movimento per la valorizzazione del patrimonio storico, eeonomico e culturale costituito dagli italiani all’estero, ma anche la proiezione -  permetteteci di dirlo -  verso un futuro meno provinciale, meno chiuso, meno euro-centrico dell’Italia stessa nella rete della sua Nazione globale.

Ci serve quindi una politica che si indirizzi a tutto campo al tessuto del “mondo italiano” in USA, unendo la protezione dei diritti acquisiti -  ormai relativi ad un numero di persone costantemente in calo -  all’affrontare, con una sensibilità al corrente con i rapidi tempi in cui viviamo, le esigenze della mobilità, dei giovani e non giovani, delle donne e delle personalità di qualunque generazione, legati non più a matrici regionali o campanilistiche ma ad un senso lato e solidale della comune origine italiana.

Noi, lo avete capito, non abbiamo davvero bisogno di nulla, e senza alcuna presunzione, ci offriamo come luogo deputato alla sperimentazione ed alla verifica della possibilità di costruire, tutti insieme, questo tipo di politica.

Grazie.
 


Prima Conferenza degli italiani nel Mondo.

PRECONFERENZA DEL NORDAMERICA: DOCUMENTO FINALE 

Le collettività italiane e di origine italiana in Nord America, rappresentate dai delegati del Canada e degli USA alla Preconferenza di Toronto, considerano questo incontro un importante momento di crescita comune nel cammino di due società legate dalla lingua, da simili concezioni della democrazia, da un profondo rispetto per le diversità culturali, etniche, razziali e di genere che devono essere protette da corrette politiche di multiculturalismo, solidarietà e pari opportunità nei paesi di residenza. Le nostre comunità devono farsi protagoniste nel favorire l’applicazione di queste politiche nei paesi in cui abitano e nel garantire la soddisfazione dei diritti acquisiti nei confronti dell’Italia e l’accoglimento dei suggerimenti contenuti nelle risoluzioni finali dei Gruppi di Lavoro, che entrano a far parte integrale del presente documento.

Le comunità italiane in Nord America sono pienamente coscienti di costituire un’enorme risorsa politica, culturale ed economica, della quale soltanto ora lo Stato italiano sta iniziando a comprendere l’importanza, pur non avendo ancora avuto la lungimiranza di avvalersi appieno delle loro potenzialità in ogni campo e ad ogni livello decisionale e non avendo creato le premesse per un pieno coinvolgimento delle donne ad ogni livello associativo e rappresentativo.

Nel quadro del crescente processo di  mondializzazione per evitare il pericolo di appiattimenti ed assimilazioni  a modelli e valori prevaricanti, la Preconferenza invita l’Italia a valorizzare al meglio la rete degli italiani all’estero. Considera pertanto fondamentale il mantenimento dei legami che uniscono la Nazione italiana ovunque essa si trovi. In questo senso la Preconferenza impegna l’Italia a realizzare interventi diretti al recupero dell’orgoglio nell’identità di origine – specie nelle giovani generazioni nate nei nostri paesi - attraverso un concreto supporto e l’allocazione di congrue risorse, erogate con trasparenza e puntualmente, alle azioni già intraprese a livello locale, in particolare nei campi dell’insegnamento della lingua e della cultura, della formazione professionale, della promozione di attività sportive e ricreative, di prolungate permanenze in Italia e programmi di stage aziendali sponsorizzati anche da accordi interregionali.

Ad essi vanno aggiunte la riapertura immediata ed illimitata dei termini per il riacquisto della cittadinanza – accompagnata dalla revisione delle modalità di riacquisto, applicabili retroattivamente ove necessario per sanare situazioni di disparità all’interno delle famiglie - ed una sanatoria che consenta di riacquisire la cittadinanza ai giuliano-dalmati arrivati in Nord America come profughi privi di certificazione probante.

La Preconferenza sottolinea il notevole contributo economico e commerciale, generato dalla business community italiana in loco, e considera gli interventi richiesti un mero investimento diretto a garantire ed incrementare il flusso di ritorno.

L’emigrazione dall’Italia non è terminata nei nostri Paesi, ma ha assunto le forme della mobilità intellettuale, scientifica ed economica, con gravi punte di fughe di cervelli in particolare verso gli USA. Questa ricchezza sarà definitivamente perduta per l’Italia in assenza di adeguate politiche che favoriscano rientri, reinserimenti in carriera e progetti di scambio e ricerca pluri-nazionali.

Il veicolo principale di un ritrovato rapporto paritario fra l’Italia e i suoi cittadini all’estero è la piena partecipazione politica, attraverso l’esercizio in loco del diritto di voto, che sarà possibile sin dalle prime consultazioni elettorali soltanto in presenza di una precisa volontà delle forze politiche italiane di consentire una rappresentanza diretta dei residenti all’estero da un congruo numero di anni. A questo proposito la Preconferenza ritiene essenziale la sollecita bonifica ed il completamento delle anagrafi consolari - che sono ben lontane dal riflettere la reale consistenza delle nostre comunità - mediante l’utilizzo di sufficienti risorse umane e finanziarie, l’impiego di strutture già esistenti quali Patronati, Com.It.Es. e associazioni e la implementazione di una campagna pubblicitaria e di informazione capillare attraverso la stampa locale nelle tre lingue.

Il terzo investimento che la Preconferenza sollecita con forza è quello del sostegno e potenziamento di tutti i mezzi d’informazione, nazionali e locali e nella realizzazione di una vera informazione di ritorno, tesa alla reciproca conoscenza di italiani residenti in Italia e fuori.

La Preconferenza riconosce la grave situazione in cui versa la comunità italiana in America Latina e ribadisce l’obbligo a garantire i diritti acquisiti e proteggere le fasce più deboli delle nostre collettività ovunque si trovino. 
 



 
DELEGATI ALLA PRE-CONFERENZA CONTINENTALE PER L’AMERICA DEL NORD - TORONTO 26 -27 OTTOBRE 2000
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DI GIOVANNI
DI SANDRO
DI SILVIO
DI TROLIO
DIIANNI
DI LIBERTI
DOSSENA
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GUIDOTTI
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MARCHETTI
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PATITUCCI
PERTICARINI
PICOLLI
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AQUILINI
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BASSETTI
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BERARDI
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BOMBARDIERI
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CAMPIONE
CANCIANI
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CAPPARELLI
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CAR ROZZI
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CERCIELLO
CHIARENZA
COCO
COCO
COLOMBARO
CON DELLO
CONSIGLIO
CONTE
COPPOLA
COSPITO
COSTA
COSTA TUFFANELLI
COSTANTINI
CRIPPS
CRISTADORO
CROCE
CUPO
D'AMICO
D'ANDREA
DANIELI
DE FLORENTIS
DE SANTIS
DEGL’INNOCENTI
DEIANA
DELLI CARPINI
DI BAGNO
DI COCCO
DI GIOVANNI
DI SANDRO
DI SILVIO
DI TROLIO
DIIANNI
FARATRO
FARINA
FARINA
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FERRANTE
FERRIGNO
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FORMAGGIO
FRATTALLONE
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GARDIN FREDERICK
GASPARI
GAZZEA
GENTILI
GIAMMANCO
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GIORDANO
GIORDANO
GROPPO
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IANNITTI
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LEBANO
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LUCARELLI
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MARCOLINI
MARCONI
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MARRONI
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MATURI
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MULAS
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NASCIMBENI
NATOLA
NICASO
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PAGANO
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ROBLES
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Carlo
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GRUPPI DI LAVORO:
 
 

Prima Conferenza degli Italiani nel Mondo
Pre-Conferenza America Nord. Toronto
 Relazione Commissione “Integrazione e Promozione Sociale” 

Le esigenze di integrazione tra gli emigrati nel Nord America si differenziano secondo il periodo di emigrazione e le generazioni. Mentre perdurano le difficolta’ di inserimento degli anziani l’impatto sui giovani sembra di molto ridimensionato. D’altro canto esistono per tutti gli emigrati le esigenze del mantenimento di contatti culturali e istituzionali che permettano la continuazione nel tempo dell’integrazione con la cultura e la societa’ italiana.  Per quanto riguarda l’accesso alla partecipazione civica e sociale delle donne si registrano condizioni piu’ desiderabili nel Nord America che in Italia. In questo contesto spicca la posizione del Patronato come luogo di assistenza e punto di riferimento culturale. Si avverte in questo senso il bisogno di rafforzare, sistematizzare e espandere il ruolo di questa istituzione.

Proposte.

Chiediamo: una rapida approvazione della legge di riforma dei Patronati. 

Le attività di patronato all’estero rispondono a condizioni diverse da quelle italiane. I ministeri competenti devono sviluppare parametri di valutazione di tali attivita’ che rispondano alle specificita’ delle singole comunita’.

Chiediamo una maggiore sensibilita’ del Governo italiano sul problema della assistenza sanitaria anche alla luce della recente sentenza della Corte Costituzionale n. 309/99 che evidenzia il diritto alla salute del cittadino italiano che si trovi fuori dal territorio nazionale come dall’art. 52 della Costituzione.

Che vengano aggiornati gli accordi bilaterali in materia previdenziale e fiscale.

Che venga sviluppata una rete di uffici assistenziali accessibili ai cittadini italiani che attualmente risiedono in zone poco assistite nel Nord America.

Si auspica un intervento in termini di legge per promuovere la partecipazione delle donne negli organi di rappresentanza e decisionali.

Si denuncia che manca una rete informativa tesa a raggiungere e integrare gli anziani sulle tematiche sociali e assistenziali.
Auspichiamo un maggior coinvolgimento dei giovani nella vita politica, culturale e sociale italiana creando apposite strutture.



GRUPPI DI LAVORO:
 
 

Prima Conferenza degli Italiani nel Mondo
Pre-Conferenza Nord America. Toronto
Relazione Commissione “Partecipazione e Diritti Civili”

 Dopo ampia ed approfondita discussione avvenuta tra i delegati si è giunti a riconoscere alcuni punti fondamentali relativi alla partecipazione ed ai diritti politici.

A. Esercizio del diritto di voto

Per quanto concerne la legge ordinaria e considerati i tempi ristretti che ci separano dalla fine della legislatura, si auspica che tutte le forze politiche, confermando l’intesa attuata negli ultimi tempi per l’approvazione delle modifiche costituzionali, proceda celermente alla stesura di un testo di legge da portare rapidamente all’approvazione da parte di ambo i rami del Parlamento.

È necessario rivedere il testo unificato attualmente in esame al fine di semplificarlo il più possibile, mantenendo validi alcuni punti essenziali individuabili così come segue:

  1. 1. Voto per corrispondenza
  2. 2. Unica circoscrizione estero
  3. 3. Elettorato passivo riservato a soli italiani residenti all’estero da congruo numero di anni, per garantire in modo esplicito ed univoco la rappresentatività degli italiani residenti all’estero
  4. 4. Evitare l’inserimento di articoli che possano costituire fonte di imbarazzo a governi stranieri nel cui territorio venga espresso il voto degli italiani.
B. Cittadinanza

Si richiede che il riacquisto della cittadinanza italiana venga consentito senza limitazioni di tempo, ed estesa ai profughi giuliano-dalmati residenti all’estero.

C. Passaporto

Si chiede che la validità del passaporto venga estesa da cinque a dieci anni con la totale esenzione di pagamento delle tasse d’uso.

D. Legge di riforma COMITES e CGIE

Si chiede la revisione della legge di riforma dei COMITES, ed una nuova normativa per il CGIE, per renderli più conformi alle nuove realtà.

E. Ristrutturazione e potenziamento della rete consolare

La Commissione chiede un potenziamento dei Consolati ed una  ristrutturazione degli stessi con una maggiore e più stretta  collaborazione con i COMITES. Considerate le positive esperienze verificatesi in varie circoscrizioni, si suggerisce che i consolati utilizzino oltre che lo strumento dei Consolati onorari, anche lo strumento dei corrispondenti consolari.

Questi ultimi possono essere individuabili nei patronati operanti nella circoscrizione. Ciò, anche, in considerazione che il nuovo disegno di legge di riforma dei patronati (di cui si chiede tempestiva approvazione) assegna loro il compito di soggetti attivi nella progettazione e nella realizzazione degli interventi per la gestione e l’offerta dei servizi.

F. Rapporto Stato-Regioni

È necessaria una forte interrelazione tra la politica dello Stato e quella delle Regioni a favore delle comunità all’estero e della promozione dell’Italia in tutti i campi. Ciò vale soprattutto per le nuove generazioni e per i cittadini della terza età che, pur apprezzando le radici comunali e regionali, vogliono essere aiutate a ritrovare l’orgoglio della loro appartenenza nazionale.

Il persistere dell’arroccamento delle politiche regionali entro i propri confini non aiuta a disegnare il nuovo corso degli italiani nel mondo, obiettivo della Conferenza di Roma.



GRUPPI DI LAVORO:
 
 

Prima Conferenza degli Italiani nel Mondo 
Pre-Conferenza Nord America. Toronto.
Relazione Commissione “Identità culturale e valorizzazione delle origini”

Premessa

Il Gruppo di lavoro sull’identità culturale e la valorizzazione delle origini prende atto che la configurazione delle comunità italiane in Canada e negli Stati Uniti si presenta ormai con un volto notevolmente diverso da quello che poteva essere sia nell’immediato dopoguerra che negli anni ’60 e ’70.

In questa nuova prospettiva, l’attenzione è stata rivolta alla ridefinizione e del concetto di identità nazionale e della valorizzazione del patrimonio socio-culturale d’origine. E’ stata riconosciuta come questione prioritaria l’affermazione e la diffusione della cultura italiana al di là dell’ambito ristretto delle comunità italiane all’estero. Di questo processo il mantenimento e la promozione della lingua italiana rimangono comunque un fattore fondamentale. Noi riconosciamo in questo sforzo di diffusione della cultura italiana lo strumento più efficace per garantire che le nuove generazioni conservino l’attaccamento alla cultura italiana d’origine e ne assicurino la trasmissione. L’incremento del numero di studenti d’italiano negli Stati Uniti e l’inserimento della lingua italiana nei curricula di scuole secondarie in alcune zone del Nordamerica confermano questa diagnosi.

In particolare le nostre proposte si articolano all’interno ai seguenti settori: scuola (dalla scuola materna all’Università); Mass Media; Istituti Italiani di Cultura; Associazioni e organismi  comunitari.

Scuola

E’ auspicabile l’intensificazione di trattative per l’assunzione di impegni più concreti da parte dei governi nella valorizzazione della lingua e della cultura italiana mediante l’integrazione dei corsi nei curricula scolastici e, laddove, se ne riscontra l’impossibilità, il potenziamento degli gestori con adeguati finanziamenti predisposti dal Governo italiano con una pianificazione pluriennale degli stanziamenti al fine di permettere una normale programmazione delle iniziative che consenta agli enti gestori di onorare gli impegni assunti col personale insegnante e con le locali Commissioni Scolastiche.

Occorre rivedere il tipo di iniziative e di attività previste dalla legge 153/71 allargando il campo di interventi per consentire un rapido adeguamento al mutare delle situazioni e dei bisogni delle realtà socio-politiche. In questo senso il criterio di flessibilità consentito dai “Piani Paese” deve essere interamente recepito e seguito.

Occorre regolamentare gli incentivi allo studio della lingua italiana offrendo ai giovani interessati la possibilità di partecipare in Italia a stages per neolaureati  e di usufruire di borse di studio per soggiorni linguistico-culturali.

Occorre introdurre incentivi per gli insegnati e gli operatori che hanno prestato servizio alle dipendenze degli enti gestori con adeguato riconoscimento dei servizi prestati all’estero.

Occorre estendere l’equipollenza a tutti gli effettivi legge con il riconoscimento unilaterale da parte italiana di tutti i titoli di studio, inclusi quelli universitari, conseguiti all’estero dai lavoratori emigrati e dai loro congiunti. Anche in questo senso s’impone una modifica dell’art. 5 della legge 153/71 dove vanno meglio precisate le eventuali prove integrative che attualmente vengono lasciate alla discrezione dei Provveditorati agli studi con conseguente disparità di trattamento.

Occorre infine trovare forme di coordinamento degli interventi delle regioni in materia di scambi culturali e di assistenza in generale.

Altri mezzi di diffusione della cultura

Nel loro sforzo di affermazione della cultura italiana all’estero, le autorità  italiana non dovranno dimenticare gli ‘alleati’ naturali che già operano all’estero non solo per il mantenimento ma anche per la diffusione della cultura italiana: le Università in primis, ma anche Musei, Gallerie d’arte, Teatri e altre istituzioni culturali del paese ospitate, i Centri culturali delle comunità di origine italiana, e laddove esistano, le associazioni dei professori d’italiano.

Ai fini di adeguare gli interventi culturali alle esigenze del paese ospitante e di massimizzarne la risonanza, è essenziale che gli Istituti di Cultura si avvalgano dei ‘Comitati di collaborazione culturale’ (accademici, rappresentati della cultura, esponenti di associazioni culturali italiane), previsti el resto dallo Statuto degli Istituti ma in realtà mai realizzati.

Ai fini di rendere più efficace la presenza dei rappresentanti della cultura italiana all’estero, bisognerà istituire un programma teso a incoraggiare l’invito , da parte di istituzioni nordamericane, di esponenti qualificati della cultura italiana, per soggiorni di due-tre mesi. Solo un sogg8iorno relativamente prolungato potrà infatti permettere la realizzazione di corsi, serie di conferenze, contatti significativi con colleghi, studenti e associazioni culturali della comunità italiana.

Ai fini di moltiplicare il numero di persone capaci di diffondere efficacemente all’estero, in  futuro, i risultati più incoraggianti della cultura italiana, bisognerà istituire un programma di invio all’estero di giovani italiani (laureati e/o dottori di ricerca), che prestino la loro opera all’interno di istituzioni appropriate alle loro qualifiche professionali. Il programma si configurerà come uno scambio che permetterai giovani italo-americani di realizzare stages e di lavoro equivalenti nelle istituzioni italiane.

Dove non siano presenti gli Istituti Italiani di Cultura, le Università si propongono come interlocutori privilegiati del Governo italiano per attività di coordinamento, informazione ed eventualmente formazione professionale per insegnanti di italiano.

I mass media sono ovviamente un mezzo importantissimo di diffusione della lingua e della cultura italiana anche al di là dei confini linguistici delle comunità italiane. Si invocano in particolare da RAI International programmi specificamente mirati alle giovani generazioni all’estero.

Non sarà inutile enfatizzare che le evidenze esistenti fra italiani originari di diverse regioni andranno sempre più intese come contributi alla ricchezza dell’identità culturale italiana e non come elementi di divisione. Ribadiamo che il segreto del successo delle iniziative culturali risiede nella collaborazione delle entità che a tutti i livelli operano in Italia e all’estero per la valorizzazione del nostro patrimonio culturale.



GRUPPI DI LAVORO:
 
 

Prima Conferenza degli Italiani nel Mondo
Pre-Conferenza Nord America. Toronto.
  Relazione Commissione “Le Comunita’ Italiane come valore e risorse”

 Il gruppo di lavoro ha ampiamente discusso ed evidenziato i diversi aspetti delle comunita’ italiane nel Nord America, trovando sia pure nelle differenziazioni culturali e locali un unico denominatore comune nel desiderio di affermazione nel tessuto economico sociale e culturale locale.

I vari interventi (circa 45), hanno enfatizzato in particolare i seguenti punti:

1. Creare occasioni di incontro e comunicazione tra le prime generazioni di italo-americani e italo-canadesi, già perfettamente integrati,con i nuovi arrivati dall’Italia.

2. Potenziamento dell’informazione di ritorno per far conoscere in Italia le esperienze, le risorse culturali, commerciali, manageriali, scientifiche e le affermazioni degli italiani in Nord America perché solo con la conoscenza è possibile l’arricchimento per entrambe le Italie.

3. Uso delle nuove tecnologie elettroniche, con l’apertura di siti per la globalizzazione degli scambi culturali e delle informazioni e valorizzazione dei mezzi di comunicazione esistenti: la stampa,le radio e le televisioni locali.

4. Richiesta di riapertura dei termini per il riacquisto della cittadinanza italiana;

5. Predisposizione di un’adeguata informazione in caso di partecipazione alle elezioni italiane, ivi compresa l’assicurazione del mantenimento della cittadinanza del Paese di residenza;

6. Incoraggiamento e sostegno al compito dei genitori di origine italiana nella trasmissione della lingua e cultura italiana e promozione di tutte le iniziative atte alla diffusione della cultura italiana nelle giovani generazioni;

7. Le associazioni ed organizzazioni esistenti devono creare iniziative e programmi per i giovani, invitandoli a partecipare ad eventi che possano essere di loro interesse.

8. Si invitano i COM.IT.ES ad inserire nel gruppo dei cooptati presenze giovanili.

9. Sviluppare i rapporti di scambi culturali interregionali e non solo con le regioni di origine, favorendo la conoscenza, da parte dei giovani, del territorio e dello stile di vita italiano;

10. E’ stato richiesto di ricordare alle autorita’ ministeriali le gravi difficolta’ economiche sopportate dagli Enti Gestori per eliminare i ritardi incomprensibili per ricevere I fondi sulle iniziative gia’ implementate con fondi promessi.

11. Si richiede inoltre che i partecipanti alla conferenza ricevano la lista dei delegati con relativi indirizzi, telefono, e-mail per facilitare la continuazione e l’interscambio di informazioni.



Mozione del prof. Rudolph J. Vecoli, Docente di Storia sociale e direttore del Centro di Ricerche sulla Storia dell’Immigrazione, Universita’ del Minnesota
(English version follows)
 

Perche’ dobbiamo studiare la storia dell’emigrazione italiana in America

L’emigrazione internazionale è regolata dai rispettivi fatti storici e la cultura della nazione di origine e quella di destinazione.  L’emigrazione italiana negli Stati Uniti non è di meno e la relazione storica tra il popolo Italiano e quello americano assume importanti dimensioni, anche se i superstiti del periodo eroico dell’immigrazione italiana sono rimasti in pochi. I legami con il passato si attenuano con le nuove generazioni ed i nipoti e pronipoti spesso sanno poco dell’esperienza dei loro antenati, però altrettanto spesso aspirano a saperne di più del suolo natio che essi lasciarono e dell’America che  trovarono. Questo bisogno di sapere può essere soddisfatto soltanto con uno studio profondo dell’immigrazione italiana in America e solo la storia vera può dare sostanza a ciò che spesso appare un’identità etnica vuota e superficiale, peggio ancora sintetica, di cui purtroppo molti italo-americani si accontentano.  Per poterci avvalere di tale storia vera è necessario avere studiosi di storia sociale totalmente dedicati alla riscoperta dell’esperienza italo-americana, che è stata per troppo tempo trascurata sia dagli studiosi italiani che da quelli americani.

La soluzione

Per applicarsi a questo filone di studio sono richieste : una struttura formale capace di fornire risorse materiali e logistiche che includono collezioni di documenti, strumenti di ricerca, l’impegno costante di archivisti e assistenti di biblioteca.  Studiosi e ricercatori  non possono essere isolati e richiedono una comunità accademica dalla quale possono trarre spunti critici e valutazioni sui loro lavori.  Letture, conferenze, pubblicazioni (con metodi convenzionali ed elettronici) e dialoghi con colleghi sono altrettanto utili.

Il Centro Ricerche Storiche dell’Immigrazione (Immigration History Research Center, o IHRC) dell’università del Minnesota è appunto un’istituzione che si dedica a queste attività.  Fondata nel 1965, è divenuta un centro principale per lo studio e le ricerche della storia dell’immigrazione negli Stati Uniti.  Una delle maggiori nazionalità nell’ambito dell’immigrazione è appunto quella italiana e gli italiani sono il principale oggetto di studio presso il nostro Centro.  Per varie ragioni la storia dell’immigrazione italiana fu portata alla ribalta sia dagli accademici italiani che da quelli americani negli anni susseguenti al 1960.  In tutti questi anni lo IHRC ha dimostrato di svolgere un ruolo autorevole nello stabilire la conformita’ degli studi in materia allo stato piu’ avanzato.

L’IHRC è in possesso di una delle più ricche ed esaurienti collezioni nel mondo della storia italo-americana (Italian American Collection) ed include circa 500 raccolte di giornali e periodici italo-americani provenienti da tutte le parti degli Stati Uniti, una biblioteca di circa 2000 libri scritti da immigranti e discendenti italiani e 500 metri di manoscritti.  Quest’ultimi includono lettere, diari, archivi organizzativi che a loro volta includono documenti di giornalisti, leaders politici, scrittori, prelati, ecc.  L’IHRC è depositaria degli archivi storici dell’ “Order Sons of Italy in America” che è la più grande ed antica organizzazione solidaristica degli italo-americani.  Questi manoscritti che sono originati da tutte le parti degli Stati Uniti, da Boston a San Francisco, rappresentano l’essenza della memoria italo-americana.

La ricchezza di contenuto dell’ Italian American Collection attrae ricercatori da tutte le parti degli Stati Uniti e del mondo (particolarmente dall’Italia) i quali conducono ricerche in questi materiali per tesi, libri e articoli.  Da notare accademici italiani come i professori Emilio Franzina, Nadia Venturini, Maddalena Tirabassi, Elisabetta Vezzosi, e Adriana Dada che hanno studiato presso il nostro centro.  Studiosi italo-americani come I professori Fred Gardaphe, Gary Mormino, George Pozzetta e Donna Garbaccia, tra gli altri, hanno basato I loro saggi sulla collezione dell’IHRC.  L’accesso alla collezione non si limita a studiosi accademici; storici comunitari e di genealogia assieme a drammaturgi, produttori cinematografici e giornalisti hanno utilizzato il nostro centro.  Tramite la Italian American Collection del IHRC le esperienze ed i pensieri degli immigranti e dei loro discendenti arrivano a far parte sia della storia americana che di quella italiana.
 

Richiesta di donativo per l’istituzione di un posto di curatore della  Italian American Collection

L’IHRC è responsabile per collezioni documentali su ventiquattro gruppi di immigranti etnici. Il nostro personale addetto e’ composto soltanto da tre persone ed è sopraffatto dallo scoraggiante lavoro di raccogliere, organizzare e mantenere queste collezioni in altrettante lingue straniere.  Non sorprende che ci sia un enorme ammontare di lavoro in arretrato da svolgere.

Per trent’anni, il direttore dell’IHRC, Professor Rudolph J. Vecoli, per ragioni professionali e personali ha prestato particolare attenzione alla Italian American Collection, cosa che verrà a mancare con  il suo imminente pensionamento.  Con lui se ne va anche l’unico specialista sull’immigrazione italiana.  L’ammontare e la qualità dell’Italian American Collection richiede un archivista a tempo pieno. Il futuro Curatore della Collezione non dovra’ soltanto catalogare e trattare i materiali della Collezione ma dovra’ anche essere responsabile per il suo ulteriore sviluppo.  Nonostante l’impoonenza dell’attuale collezione, sappiamo che ci sono ancora maggiori risorse da raccogliere presso istituzioni sociali, archivi organizzativi, uffici parrochiali e negli scantinati e soffitte di singoli cittadini.  Con il volgere delle generazioni, molto di questo materiale rischia di essere perduto, come è stato gia’ appurato in passato.  Se la richiesta di donazione per un amministratore/curatorr verra’ approvata, l’IHRC continuerà a lavorare con le istituzioni, organizzazioni e individui italo-americani affinchè questi preziosi lasciti siano preservati

Lo stesso amministratore/curatore potrà continuare ad aumentare l’ampiezza, totalità e disponibilità dell’ Italian American Collection.  Non solo ciò faciliterà borse di studio in questo campo ma anche aumenterà l’utilizzazione della Collezione per ragioni di pubblica educazione tramite media, mostre e materiale di testo.  Il tutto contribuirà ad una maggiore stima della presenza italiana in America, non solo da parte degli italo-americani ma anche del resto della popolazione americana.

I delegati dall’America alla Conferenza di Roma sentono il dovere di richiamare l’attenzione delle Autorita’ italiane -- Governo e Parlamento – affinche’ diano il tanto atteso segnale di attenzione a questo campo di studi, troppo a lungo trascurato dalle Istituzioni ufficiali. Ricostruire la memoria storica della presenza italiana in America aiutera’ a comprendere meglio le differenze culturali che si sono venute a creare e consolidare nel corso di tre generazioni e andra’ a beneficio degli attuali e futuri rapporti tra Italia e Stati Uniti. 
 

N.B. NUOVI RECAPITI

Rudolph J. Vecoli
Professor of History and Director
Immigration History Research Center
College of Liberal Arts
University of Minnesota
Elmer L. Anderson Library, Suite 311
222-21st Ave.South
University of Minnesota
Minneapolis, MN 55455
612-625-5583
612-625-4800
fax 612-626-0018
E-mail: vecol001@tc.umn.edu

VISITATE IL SITO WEB IHRC:
http://www.umn.
edu/ihrc
Motion by Rudolph J. Vecoli, Professor of History and Director, Immigration History Research Center, University of Minnesota

THE NEED TO STUDY THE HISTORY OF THE ITALIAN IMMIGRATION

        International migration involves the history and culture of the country of origin and that of the country of destination. The Italian immigration to the United States thus is an important dimension of the historical relationship between the Italian and American peoples. However, the remaining survivors of the heroic period of Italian immigration are now very few. With their passing the ties of memories become attenuated. The immigrants’ grandchildren and great-grandchildren often know little of the experiences of their ancestors. Yet they often aspire to learn about the lives of their forebears, about the land they left, and the America they found here. Only through the formal study of Italian immigration history can this need be satisfied.  Only history can add  substance to the often hollow (or worse yet, synthetic) ethnic identity  which many Italian Americans espouse. To have such a history we need historians dedicated to the recovery of the Italian American experience which has been too long neglected by Italian as well as American scholars.

THE MEANS BY WHICH THE NEED CAN BE MET 

        Historical scholarship requires an infrastructure of institutions which provides the resources and facilities for research. These include documentary collections, reference tools, and dedicated archivists and librarians. Scholarship does not thrive in isolation; it  requires a community of scholars with opportunities for communication and critical appraisal of  works by their peers. Seminars, conferences, publications (in hard copy, but increasingly in electronic form), and communication among colleagues serve this function. 

        The Immigration History Research Center (IHRC) of the University of Minnesota is such an institution performing all of these activities. Founded in 1965, it has become the premiere center for study and research on the history of immigration to the United States. As one of the largest nationalities represented in this immigration, Italians are naturally the focus of much of the scholarly work at the IHRC. For various reasons, the history of the Italian immigration only became the subject of attention by scholars in Italy as well as in the United States in the 1960s. The IHRC has played a major role in establishing this as a legitimate field of study.

        The IHRC holds the richest and most extensive collection of materials for Italian American history in the world. The Italian American Collection includes some 500 files of Italian American newspapers and periodicals from every part of the United States,  a library of some 2,000 books, most of them authored by Italian immigrants and their descendants, and 500 meters of manuscripts. The latter  include letters, diaries, and organizational records, among them papers of journalists, political leaders, writers, clergymen, etc.  The IHRC also holds the historical archives of the Order Sons of Italy in America, the oldest and largest Italian American fraternal organization. These manuscript collections, which originated in all parts of the United States, from Boston to San Franciso,  embody the historical memories of Italian Americans. 

        Because of its riches the Italian American Collection attracts researchers  from all parts of  the United States and from abroad (particularly from Italy) to conduct  research in these materials for theses,  books and articles. For example, Italian scholars,  such as Professors Emilio Franzina, Nadia Venturini, Maddalena Tirabassi, Elisabetta Vezzosi, and Adriana Dada, have studied at our center.  Italian American historians, Professors Fred Gardaphe, Gary Mormino, George Pozzetta, and Donna Gabaccia, among others, have based their writings on the IHRC collection.  Access to the Collection is not limited to professional historians,  family and community historians have also utilized these materials, as have playwrights, film makers, and journalists. Through the IHRC’s Italian American Collection, the experiences and thoughts of the immigrants and their descendants are becoming  part of both American and Italian history.

AN ENDOWED CURATORIAL POSITION FOR THE ITALIAN AMERICAN COLLECTION

        The IHRC holds important research collections for twenty four immigrant/ethnic groups. Its curatorial staff of three is confronted with the daunting task of gathering, organizing, and servicing these collections in as many languages.  Not surprisingly, there is a large backlog of materials to be processed.

        For thirty three years, the director of the IHRC (Rudolph J. Vecoli) has, because of personal as well as professional interests, given particular attention to the Italian American Collection. With his impending retirement, the IHRC will no longer have a specialist on Italian immigration on its staff.  Because of its size and quality, the Italian American Collection requires an archivist who will devote full time to it. The Italian American Curator will not only catalogue and process materials in the Collection, and provide reference service to those who use the Collection, the Curator will also be responsible for the further development of the Collection. Despite the materials which have been gathered, it is a fact that the greater part of the documentation on Italian Americans remains  in social halls, organizational files, church offices, and in basements and attics of individuals. As the older generation dies, much of this material is in danger of being lost as so much has been lost in the past.  With the endowed curatorial position, the IHRC will work with Italian American institutions, organizations, and individuals to preserve these records. 

        The endowed Curatorial position will increase the amplitude, comprehensiveness, and accessibility of the Italian American Collection. Not only will this enhance scholarship in this field, it will also increase the utilization of the Collection for purposes of public education through the media, exhibits, and curricular materials . All of this will contribute to a greater appreciation of the significance of the Italian presence in America not only on the part of Italian Americans, but on the part of the American public at large as well.
 

N.B. NEW ADDRESS AND TELEPHONE NUMBERS
Rudolph J. Vecoli
Professor of History and Director
Immigration History Research Center
College of Liberal Arts
University of Minnesota
Elmer L. Anderson Library, Suite 311
222-21st Ave.South
University of Minnesota
Minneapolis, MN 55455
612-625-5583
612-625-4800
fax 612-626-0018
E-mail: vecol001@tc.umn.edu

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