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PRECONFERENZA
CONTINENTALE
DEL
NORD-AMERICA A TORONTO
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Nord
America - Nell'ANSA giorno per giorno...
PAESI
ANGLOFONI PREPARANO CONFERENZA (ANSA) - NEW YORK, 23 OTT - Con
l'informazione al centro del dibattito, esponenti delle comunita' italiane
di Nordamerica, Oceania e Sudafrica hanno aperto a New York la fase preparatoria
della 1/a Conferenza degli Italiani nel mondo, patrocinata dal Consiglio
Generale degli Italiani all'Estero (Cgie), che si terra' il mese prossimo
a Roma.
Dal
confronto devono uscire temi, problemi e obiettivi che i rappresentanti
degli italiani dei paesi anglofoni extraeuropei, riuniti oggi e domani
presso la Camera di commercio d'Italia e d'America di New York, metteranno
al centro della grande preconferenza regionale prevista il 26 e 27 ottobre
a Toronto.
La
Grande Mela, ha sottolineato il console d'Italia a New York Giorgio Radicati
aprendo i lavori, ''e' il luogo ideale per un momento di confronto e riflessione,
poiche' vanta una comunita' italiana che, in termini di storie di emigrazione
e successo, riveste una valenza particolare negli Stati Uniti, come la
comunita' italiana negli Usa riveste una valenza particolare rispetto alla
comunita' italiane nel mondo''.
Chiudendo
un giro di incontri avuti in Sud Africa, Australia e Canada, ha detto il
segretario generale del Cgie per l'area anglofona extraeuropea Gino Bucchino,
comincia ad assumere un' identita' anche il gruppo degli italiani ''accomunati
dal fatto di vivere in paesi anglofoni ma con storie di emigrazione molto
diverse per tempi e condizioni''. (SEGUE).
(ANSA)
- NEW YORK, 23 OTT - Un'informazione puntuale ed esauriente
nei due sensi, informando l'Italia sugli italiani nel mondo e viceversa,
e' imprescindibile, ha fatto notare Silvana Mangione, membro del Cgie di
New York, intervenendo sul tema della ''valorizzazione del contributo delle
comunita'''.
L'informazione,
ha continuato Mangione riprendendo i punti toccati da Giovanni Zuccarello
di Los Angeles, Enzo Celofanti di Philadephia e Domenico Delli Carpini
di New York, e' la base per ricostruire la continuita' di una storia di
emigrazione che continuita' non ha mai avuto, lasciando i protagonisti
delle diverse ondate nei secoli ad arrangiarsi da soli, facendosi assimilare
ma spesso senza neanche riuscire a integrarsi. Ricostruire questa continuita'
serve a conoscersi, ''a sapere chi siamo'', ha osservato Mangione. Lavoratori
che hanno fatto la fortuna di tante imprese ma anche creativi con un contributo
inesauribile per la cultura e la cultura industriale nel mondo.
Quando
sapremo dire chi siamo, quante scuole ci sono, quanti sono gli studenti
di italiano, quanti sono i ricercatori nelle aziende di punta, gli artisti
di successo ''potremo anche chiedere qualcosa in cambio'', ha indicato
Mangione. Solo su questa base cioe' si possono costruire ''politiche articolate
che non facciano disperdere i fondi in interventi a macchia di leopardo'',
ma permettano di stabilire un ponte di contatto diretto fra gli italiani
in Italia e quelli fuori.(ANSA).
AP
PAESI
ANGLOFONI, PROBLEMI ED ESIGENZE (ANSA) - NEW YORK, 24 OTT -
Le comunita' italiane nei paesi anglofoni extraeuropei hanno individuato
nell'integrazione e promozione sociale, nei diritti civili, nella lingua
e nella cultura e infine nella valorizzazione economica i nodi da affrontare
per la prima conferenza degli italiani nel mondo.
I
quattro nodi, ha indicato oggi a New York il vice segretario del Consiglio
Generale degli Italiani all'Estero (Cgie) per l'aria anglofona Gino Bucchino,
saranno al centro dei lavori della Conferenza degli italiani del Nordamerica
che si terra' giovedi' e venerdi' prossimi a Toronto, in Canada, e che
serve a preparare la prima Conferenza degli italiani nel mondo.
Sullo
sfondo dei problemi, stando al documento adottato dalla sezione statunitense
del Cgie, c'e' la questione dell' informazione, che deve mirare a far conoscere
l'Italia alle comunita' all'estero e queste ultime all'Italia. Su cio'
si basano ''la difesa dei diritti acquisiti e la soddisfazione delle richieste
di mantenimento dei legami con l'Italia''.
Questa
e' l'altra faccia della globalizzazione, continua il documento, nella quale
''solo i paesi che possono contare, come l'Italia, su una rete capillare
di suoi cittadini e di persone legate da un'origine comune, possono vincere
il pericolo di un' assimilazione in una cultura onnipervasiva e invadente''.
Di qui la necessita' di potenziare i mass media, con l'accento sull' informazione
di qualita' e di educazione ai problemi. (ANSA).
AP
MAGLIARO:
ANCHE UNO DI VOI IN CONSIGLIO RAI (ANSA) - TORONTO, 26 OTT -
Rai International e' marginale nella grande macchina Rai e per darle una
posizione centrale, secondo il direttore Massimo Magliaro, bisogna cambiarne
la struttura, a cominciare dal consiglio d'amministrazione dove dovrebbe
esserci un rappresentante degli italiani all'estero.
''Battete
i pugni per chiedere che fra i nove membri del consiglio d'amministrazione
ci sia uno di voi'' ha detto stasera Magliaro a Toronto all'incontro delle
comunita' italiane di Nordamerica, Oceania e Sud Africa che prepara la
Prima conferenza degli italiani nel mondo prevista in dicembre a Roma.
I
cambiamenti per dare centralita' a Rai International ''con pari dignita',
risorse e peso industriale'' alle altre reti Rai, ha rilevato Magliaro,
''devono essere culturali e strutturali''. Se i direttori delle reti devono
sviluppare una maggiore sensibilita' per informare l'Italia sugli italiani
all'estero, ha spiegato Magliaro, ''per lavorare servono risorse'' finanziarie
e di personale. Non bastano cioe' i 70 miliardi lordi che, tolte le spese
vive, scendono a meno 27, con i quali bisogna produrre 11.300 ore di programmi
radiofonici e 700 ore di programmi tv originali.
Dal
canto suo Rai International, ha continuato Magliaro, pensa gia' a fondamentali
cambiamenti strutturali. A un canale digitale Rai Canada, per esempio,
in grado di raggiungere tutti i connazionali sparsi nel vasto territorio
del paese.(ANSA).
AP
APRE
CONFERENZA CONTINENTALE TORONTO (DI PAOLINO ACCOLLA) (ANSA) - TORONTO,
26 OTT - La voglia di esercitare il diritto di voto e' anche
voglia di partecipazione alle cose italiane dei cittadini all'estero i
quali, ha detto il sottosegretario agli esteri Franco Danieli oggi a Toronto,
''chiedono soprattutto sensibilita', che l'Italia cioe' conosca i loro
problemi''.
All'apertura
del convegno continentale delle comunita' di Nordamerica, Oceania e Sud
Africa sotto l'egida del Consiglio generale degli italiani all'estero (Cgie),
Danieli ha rilevato che, mentre si lavora alle norme sui collegi elettorali
esteri ''bisogna informare sull'Italia le comunita' fuori e viceversa,
creando la cosiddetta informazione di ritorno''.
L'informazione
e' proprio il tema su cui i delegati di Stati Uniti e Canada hanno insistito
incontrandosi nei giorni scorsi a New York per preparare il convegno che
si concludera' domani e che portera' le istanze delle comunita' dei paesi
anglofoni alla Prima conferenza degli italiani nel mondo in novembre a
Roma.
Creare
questo flusso, ha continuato Danieli, ''suggerisce la necessita' di una
sensibilita' da parte dei direttori di testate e reti radio e tv in Italia
ai temi degli italiani lontani, ma anche la necessita' di promuovere la
diffusione di testate italiane e dei programmi di Rai International''.
Per
riuscire e' pero' ''fondamentale cominciare proprio ora'' che siamo nella
fase cruciale del processo di definizione dell'ordinaria sul voto all'estero,
stando a Danieli. (SEGUE).
(ANSA)
- TORONTO, 26 OTT - Danieli ha precisato di aver ''preso atto
con grande favore'' della dichiarazione con cui a nome della maggioranza
la relatrice D'Alessandro Prisco ha detto che il senato passera' l'ordinaria
prima della finanziaria.
L'informazione,
secondo il documento prodotto dai delegati del Nordamerica che ispira il
convegno di Toronto, e' la parola chiave per affrontare i temi da affrontare
sul terreno.
Temi
su cui verte la discussione nella seconda parte della giornata odierna
e domani, organizzata intorno a quattro gruppi di lavoro: l'assistenza,
ovvero l'integrazione sociale e la promozione sociale, la lingua e la cultura,
come strumento unificante del rapporto fra italiani in patria e fuori,
i diritti civili e politici nell'ottica del nuovo diritto al voto e la
valorizzazione economica delle comunita'.
Battendo
sul tasto dell'informazione, Silvana Mangione del Cgie di New York, ha
fatto notare che ''solo una volta che sapranno farsi conoscere, con le
dovute differenze di storie di emigrazione nelle diverse aree'', le comunita'
italiane all' estero potranno valorizzarsi. Dare cioe' eco al lavoro degli
immigrati nelle imprese dei paesi ospiti e ai contributi alla ricerca scientifica
dato dai cervelli in fuga. Su questa base si potranno poi proporre politiche
articolate per sfruttare al meglio i fondi senza disperderli in interventi
a macchia di leopardo. (ANSA).
AP
NASCE
'GENTE D'ITALIA', NETWORK MONDIALE (ANSA) - NEW YORK, 27 OTT -
Un network mondiale che metta in omunicazione tra loro le molteplici realta'
dei nuclei italiani presenti nelle varie zone del pianeta: e' l'obiettivo
che si propone di raggiungere 'Gente d'Italia', un nuovo periodico dedicato
agli italiani all'estero che nasce all'insegna della globalizzazione.
'Gente
d'Italia' per ora e' una rivista mensile di 40 pagine, il cui primo numero
e' stato presentato all'Istituto italiano di cultura a New York. Ma l'idea
e' di farne un settimanale, che integrandosi con un sito web (genteditalia.com)
dia vita ad una rete di comunicazione mondiale. ''Cercheremo di seguire
- spiega il direttore Mimmo Porpiglia - il filo comune di italianita' che,
sia pur in punti cosi' lontani, e con costumi cosi' diversi, lega i nostri
flussi di emigrazione''.
Il
progetto, nelle parole di Porpiglia, e' quello di ''spiegare all'italiano
di New York come vive e produce il connazionale di Sidney o illustrare
all'emigrato di Stoccarda come entrare in affari con il compaesano di Buenos
Aires''.
La
chiave sara' quella di raccontare le storie degli italiani all'estero,
compresi quelli 'di lusso' come il cantante Tony Renis, che ha tenuto a
battesimo il lancio della rivista.
'Gente
d'Italia' sara' stampato in 100.000 copie nel mondo, di cui 45.000 negli
Usa, diffuse insieme al quotidiano degli italo-americani 'America Oggi'.
(ANSA).
BM
PARLAMENTARI,
200 A ROMA IN NOVEMBRE (ANSA) - ROMA, 27 OTT - Oltre
la meta' dei parlamentari di origine italiana residenti in ogni paese del
mondo hanno favorevolmente accolto l' invito dell' Italia che, per la prima
volta, ha organizzato il 20 ed il 21 novembre una Conferenza dei parlamentari
italiani nel mondo. Nei mesi scorsi, grazie anche alla collaborazione della
rete diplomatica, ne erano stati individuati ben 360.
Finora
sono piu' di 200 quelli che hanno accettato l' invito dei presidenti dei
due rami del Parlamento, Nicola Mancino e Luciano Violante.
Intanto
si comincia a delineare un programma di massima della conferenza , organizzata
in collaborazione dalla Camera e dal Senato, dal ministero degli Esteri
e dal segretariato della Prima conferenza degli Italiani nel mondo che
si svolgera' a Roma, nella sede della Fao, nel mese di dicembre e nel cui
ambito e' stata decisa la Conferenza dei parlamentari.
La
cerimonia inaugurale nell' aula della Camera avra' inizio, secondo la prima
bozza del programma, alle 16:00 del 20 novembre e la conclusione dei lavori
e' prevista per la stessa ora del giorno successivo. (SEGUE).
(ANSA)
- ROMA, 27 OTT - Tre le sessioni di lavoro previste. I temi
sui quali i parlamentari di origine italiana si confronteranno con i deputati
ed i senatori della Repubblica sono ''i Parlamenti e la globalizzazione''
(subito dopo la cerimonia inaugurale) e ''Identita', presenza e cultura
italiana'' La terza sessione, nel pomeriggio, sara' dedicata invece alla
elaborazione ed alla discussione di un documento finale.
Grande
il rilievo che sara' dato dagli organi di informazione all' avvenimento:
ci sara' una diretta satellitare sul canale della Camera, il cui segnale
e' agevolmente ricevuto in tutta l' Europa e nel Mediterraneo. Sono allo
studio inziative di Rai international ed e' stata predisposta una diretta
video via internet sul sito della Camera.
Per
i parlamentari di origine italiana che non sono in grado di esprimersi
correttamente nella lingua dei loro avi, e' stato predisposto un servizio
di traduzione simultanea: i lavori della conferenza si svolgeranno infatti,
oltre che in italiano, in francese, inglese,portoghese e spagnolo.
BON
TORONTO,
INVESTIRE SU EMIGRATI (DI PAOLINO ACCOLLA ) (ANSA) - TORONTO, 27 OTT -
Le comunita' italiane all'estero e soprattutto in Nordamerica sono un prezioso
bene intellettuale ed economico per l'Italia che deve considerare un investimento,
secondo i delegati degli italiani di Canada e Stati Uniti, la loro integrazione
nella propria vita sociale e politica. Questo il concetto di fondo che
ispira il documento finale del convegno in corso da ieri a Toronto dei
rappresentanti delle comunita' italiane e di origine italiana nordamericane,
con la presenza anche di delegati di Oceania e Sud Africa, in preparazione
della Prima conferenza degli italiani nel mondo. I lavori del convegno,
stando alla bozza del documento, confermano i legami che uniscono le comunita'
italiane nelle diverse parti del mondo, le quali chiedono di essere protette
da politiche multiculturali, di solidarieta' e pari opportunita'. Per evitare
appiattimenti e assimilazioni nell'incalzante processo di globalizzazione,
il convegno impegna l'Italia a dar corpo a interventi per il recupero dell'orgoglio
dell'identita' d'origine, tramite congrui, regolari e puntuali finanziamenti
per iniziative di promozione della cultura italiana, a partire da insegnamento
della lingua e formazione professionale. L'emigrazione italiana verso il
Nordamerica non solo continua ma si caratterizza per la mobilita' intellettuale,
scientifica ed economica, con gravi punte di effettive fughe di cervelli,
ovvero di investimenti che non danno ritorno.
(SEGUE).
(ANSA)
- TORONTO, 27 OTT - Perche' non stia solo nell'indotto il ritorno
dell'investimento fatto formando cittadini che poi scelgono di mettere
a frutto altrove le loro conoscenze come manager e ricercatori, sempre
stando alla bozza del documento finale, servono interventi che favoriscano
rientri, reinserimenti e progetti di scambio e ricerca plurinazionali.
Un secondo investimento necessario riguarda i mass media, tanto nazionali,
quanto nei paesi d'accoglienza per informare meglio chi sta fuori e realizzarte
un'informazione di ritorno, in grado cioe' di far finalmente conoscere
in modo esauriente in tutti i loro aspetti gli italiani fuori a chi sta
in patria. Veicolo principale del ritrovato rapporto paritario fra Italia
e italiani nel mondo e' la garanzia della piena partecipazione politica,
in primo luogo attraverso l'esercizio del diritto di voto. Di qui l'invito
a trovare la volonta' e l'accordo tra le forze politiche italiane per varare
la legge ordinaria che dara' corso legale al progetto di riforma costituzionale
approvato il 18 ottobre. L'esercizio del diritto di voto va infine sostenuto
da nuove misure di flessibilita' che riaprano subito e senza limiti, in
modo equo per tutti i componenti di una famiglia, i termini per la riacquisizione
della cittadinanza e una sanatoria che apra la via per riacquisire la cittadinanza
ai giuliano-dalmati giunti in Nordamerica come profughi senza certificazione.
(ANSA).
BON
A
TORONTO L'ITALIA CHE ESPORTA CULTURA (ANSA) - TORONTO, 27 OTT -
L'Italia che riconosce finalmente gli italiani all'estero come pari, deve
solo guardare a Stati Uniti e Canada per capire di non esser piu' il paese
dei manovali emigranti ma, secondo le stesse comunita' italiane del Nordamerica,
''una nazione che esporta cervelli''. Parte da qui, infatti - sottolinea
un documento presentato delegazione del Consiglio generale degli italiani
all'estero degli Usa al convegno delle comunita' italiane dei paesi anglofoni
in corso ieri e oggi a Toronto - la valorizzazione delle risorse della
nuova emigrazione che vede laureati ed esperti impegnati in prima linea
nelle aziende di maggior successo e nei laboratori di ricerca di tutto
il mondo.
Valorizzazione,
stando al documento, che deve guardare lontano e ''favorire il ritorno
dei cervelli'' per alimentare quanto, al di la' delle differenze regionali,
e' sempre stato un bacino di arte e creativita' di valore universale nei
secoli. I nuovi emigranti negli Usa, studenti in sintonia con le tendenze,
manager o ricercatori, suggerisce il documento, provano che ''l'Italia
ha insita nella storia e nel presente'' la leva del riscatto della vecchia
emigrazione e il rinnovamentoradici del costume nazionale anche all'estero.
L'Italia stessa cioe', conclude il documento, puo' sottrarsi all' appiattimento
della globalizzazione, rinnovandosi ma sfrondando la cultura corrente di
ogni possibile provincialismo. (ANSA) AP
TORONTO:
SICUREZZA SOCIALE E CULTURA (ANSA) - TORONTO, 27 OTT - Le comunita'
italiane del Canada hanno presentato una lunga e articolata serie di richieste
sottoscritte anche dagli Italiani di Stati Uniti, Australia e Sud Africa,
sui quali intendono coinvolgere la Prima conferenza degli italiani nel
mondo prevista in dicembre a Roma. Nel documento presentato alla preconferenza
in corso ieri e oggi a Toronto le comunita' del Canada, hanno anche elencato
richieste specifiche per il rinnovo degli accordi bilaterali in materia
di sicurezza sociale e fiscale: da quelle riguardantiattivita' di patronato
all'estero, diverse da quella in Italia, alla istituzione di una pensione
integrativa o complementare ed all'assegno sociale di solidarieta', come
le comunita' latinoamericane, per chi vive in condizioni disagiate. Si
chiede anche ''chiarezza sul diritto di assistenza sanitaria per tutti
gli italiani nel mondo, al di la' dei tempi e delle ragioni per cui si
trovano all'estero''. Tra i temi affrontati, quello dell' esercizio del
diritto di voto: questo deve essere espresso per corrispondenza, toccare
gli italiani che vivono all'estero da un periodo congruo ed estendersi
alle elezioni amministrative e referendarie. Si chiede inoltre la riapertura
dei termini per la riacquisizione della cittadinanza senza scadenze di
termini. L'estensione della validita' del passaporto da cinque a dieci
anni .(SEGUE).
(ANSA)
- ROMA, 27 OTT - Altre richieste riguardano il ricorso alla
legge Bassanini per l'autocertificazione sull'eventuale acquisizione di
altre cittadinanze, invece dellepratiche consolari e l' estensione dei
servizi consolari in tutte le aree con una consistente rappresentanza italiana.Riguardo
all' istruzione ed alla cultura si chiede la regolamentare gli incentivi
allo studio della lingua italiana offrendo ai giovani stage o soggiorni
estivi di natura didattica in Italia o borse per neolaureati e la firma
di accordi bilaterali, dove necessario, per il riconoscimento dei titoli
diacquisiti in Italia per poter insegnare la lingua all'estero ed equiparazione
dei titoli di studio ottenuti all'estero per gli italiani emigrati o i
loro congiunti. Nel documento si sottolinea la necessita' di rivedere le
iniziative ufficiali per gli italiani all'estero con analisi socio-geo-politiche
che individuino i diversi interventi da operare nelle diverse realta' e
di coordinare gli interventi delle regioni in materia di assistenza e di
scambi culturali per tutti gli italiani nel mondo.(ANSA)
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PRE-CONFERENZA DEL NORD
AMERICA
RELAZIONE PER IL CANADA
25-26 ottobre 2000
Sebbene i numeri della presenza
italiana in Canada e negli Stati Uniti non siano impressionanti come quelli
del sud america e forse dell’europa non si puot non sottolineare che siano
comunque di tutto rispetto.Le cifre esatte non sono purtroppo note e probabilmente
non to saranno mai. Certamente oltre un milione in Canada, certamente alcuni
milioni negli Stati Uniti. Il dato certo che posso trasmettere e’ quello
delle anagrafi consolari, per il Canada: 152.106 at 30 giugno 2000, e vorrei
sottolineare che solo 5 anni orsono erano iscritti alt’anagrafe solo 17.000
persone. 309.000 l’anagrafe negli USA
Arriviamo dunque ben consapevoli
dell’importanza del nostro contributo a questo appuntamento che a distanza
di ormai 12 anni dalla II Conferenza chiama nuovamente gli italiani residenti
in Canada e negli USA, gl’italo-canadesi e gli italo-americani, e i canadesi
e gli americani di origine italiana ad incontrarsi per una riflessione,
per una seria valutazione e confronto delle loro problematiche per un serio
e reale contributo a quanto recita l’art. 1 della legge della I Conferenza
degli Italiani nel mondo: condurre un’analisi dell’azione svolta dall’Italia
in favore delle proprie collettivita’ all’estero al fine di verificarne
la rispondenza alle esigenze tradizionali e alle nuove aspettative.
Gli italiani del Canada e
degli USA sono arrivati preparati a questo appuntamento attraverso un lavoro
che ha interessato in maniera capillare tutto it mondo associazionistico
e tutte le espressioni organizzate di rappresentanza degli italiani all’estero,
prime fra tutte Comites e CGIE. Le conferenze circoscrizionali e le conferenze
di paese ne sono stati i momenti di maggiore espressione qualitativa e
quantitativa.
Sono quindi certo di poter
anticipare che la nostra preconferenza non sara’ la passerella di nessuno
e cosi’ come non stenderemo tappeti di plauso nei confronti dei nostri
interlocutori altrettanto non ci lasceremo andare ad atteggiamenti di autoincensamento.
Ma vogliamo anche sottolineare
che diamo altrettanta forte fiducia al governo e al sottosegretario nel
credergli che anche la conferenza di Roma che ci aspetta fra meno di due
mesi non sara’ una passerrella. Se it Governo manterra’ il suo impegno
questo significa che la conferenza non sara’ la sede e l’occasione per
l’elencazione delle promesse e delle enunciazioni intenti ma ci saranno
orecchie ben aperte, disponibilita’ ad ascoltare per dare una risposta
finalmente, possibilmente dignitosa, a quella che e’ e che e’ stata una
domanda certamente dignitosa delle nostre comunita’ in tutti questi anni.
E perche’ anche questo che
ho appena detto non sia uno sterile pour parler non posso tenere nascosti
i pericoli che stanno per cosi’ dire dietro l’angolo: primo fra tutti il
pericolo che Roma possa trasformarsi in un teatrino di partiti che ormai
in piena campagna elettorale non risparmieranno colpi per accuse reciproche
dei ritardi e per vanti istituzionali o personali. L’altro pericolo, a
mio parere piu’ grave, e’ it tentativo di qualcuno di farci volare troppo
alto. Anche questo e’ da evitare, e inutile, anche perche’ siamo
talmente coscienti di quanto gli italiani nel mondo hanno fatto, fanno
e continueranno a fare che con non celata modestia possiamo benissimo dire
che giochiamo in casa. Noi non abbiamo paura di volare alto. Lo sappiamo
fare da decenni, lo dimostrano le nostre migliaia di aziende iscritte alle
camere di commercio, i nostri imprenditori giovani e meno giovani, le nostre
associazioni, le nostre donne, i nostri giovani, i nostri studenti, i nostri
scienziati, i nostri giornalisti, i nostri operai, i nostri artigiani,
i nostri ristoratori, i nostri tecnici, i nostri artisti, i nostri politici,
consiglieri, sindaci, parlamentari, govematori e ministri, lo dimostrano
i nostri missionari, i nostri insegnanti, i nostri poeti, e potremmo continuare
all’infinito. E voi tutti sapete che non sono chiacchiere. E’ tutto li’
visibile, palpabile. E se oltre che di qualita’ vogliamo parlare di quantita’
i numeri sono addirittura clamorosi. 114 mila miliardi che vanno verso
l’Italia, e una grandissima fetta viene proprio dal Canada e soprattutto
USA.
Tomando a partare di pericoli
ce n’e’ uno ancora piu’subdolo e quindi piu’ pericoloso. Quello che questo
grande desiderio di celebrare la nostra bravura di quello che gli italiani
del mondo hanno fatto per fare grande I’Italia in Italia e nel mondo possa
e voglia nascondere le risposte che non sono state date ai temi storici
e nuovi deIl’emigrazione. E tutte queste risposte hanno a che fare con
quella parola che citavo all’inizio: dignita’.
Dignita’ di attenzione di
informazione
per cominciare. Diciamocelo fuori dai denti. Quello che l’Italia riesce
a fare in questo campo soprattutto qui nel nostro continente e’ ridicolo.
Radio, giomali, televisione. Tutto e’ lasciato alla iniziativa imprenditoriale
dei singoli. Se non fosse per loro, per il loro genio che dovrebbe essere
ricosciuto con un monumento, forse non ci sarebbe nessuna informazione.
A fronte di decine di testate dell’informazione scritta, parlata e televisiva,
a fronte di quei 114 mita miliardi di cui parlavamo prima, nel campo dell’informazione
ce ne vengono restituite poche unita’.
E se esiste pluralita’ di
informazione nel campo della radio e della carta stampata, lo stesso non
si puo’ certo dire per la televisione. Qui si va dallo zero assoluto in
certe citta’ come Ia capitale del Canada dove la televisione italiana non
esiste ad altre dove l’informazione e’ filtrata dal distributore locale.
Non credo che si possa parlare di dignita’ di informazione ne’ nei confronti
degli operatori che ricevono briciole, ne’ nei confronti degli italiani
d’America che rivendicano con pieno diritto accesso ad una informazione
adeguata, completa e immediata.
Dignita’ di attenzione nel
campo dei diritti civili. E non mi riferisco soltanto all’esercizio
del diritto di voto in loco. Altre relazioni affronteranno piu’ compiutamente
questo problema. Io vorrei solo sottolineare la portata storica della doppia
modifica costituzionale degli art. 48 prima e 56-57 dopo che si e’ conclusa
il 18 ottobre scorso. E’ stata indubbiamente una grande vittoria della
politica di intesa su un tema che non poteva e non doveva ammettere divisioni
e il parlamento lo ha dimostrato con il recente voto proprio in un momento
in cui, in ormai piena campagne elettorale non c’e` intesa nemmeno sull’ora
in cui andare a prendere il caffe’. Ed e` stata ovviamente anche una vittoria
personale dett’On. Mirko Tremaglia e sopratutto nella sua instancabile
tenacia nel sostenere l’importanza della politica dell’intesa su temi come
questo. Grazie. Pensate che la prima proposta di legge per
l’esercizio in loco del diritto di voto e’ datata 22 ottobre 1955. Ci sono
voluti 45 anni. Pero’ ce l’abbiamo fatta. Adesso e’ stata ristabilita la
pari dignita’. Non pensiamo pero’ neppure per un momento che siamo arrivati
al capolinea. Anche Ia costituzione del 1947 prevedeva la costituzione
delle Regioni che di fatto sono state costituite solo net 1970. Ci sono
voluti quindi 23 anni per la definizione e approvazione della legge ordinaria.
Anche se adesso e’ certo
che abbiamo diritto costituzionale di voto non e’ affatto certo che potremo
farlo in occasione della prossima scadenza elettorale del 9 maggio 2001.
I tempi sono ristrettissimi e it testo di legge unificato non e’ niente
di concreto, non e’ un testo ragionato, tutt’altro. Forse ce la faremo,
ma solo se riusciremo a mantenere unita’ e sfruttare positivamente it clima
unitario parlamentare.
Attenzione nel campo dei
diritti civili significa pero’ anche pane quotidiano che vuol dire piu’
dignitosi rapporti di attenzione con i consolati e soprattutto dei consolati
verso la popolazione. Dotare le nostre comunita’, soprattutto in
paesi sconfinati come i nostri dove per spostarsi si deve spesso prendere
l’aereo, di un’adeguata rete consolare, dotare i consolati di organici
adeguati, creare ovunque corrispondenze consolari sull’esempio di quanto
e’ avvenuto nella nostra circoscrizione consolare, dotare i consolati di
adeguati strumenti informatici e’ certamente un doveroso e importante segno
di civilta’. Oltre che essere orgogliosi siamo confortati dalle assicurazioni
del Dir. Gen. Min. Carlo Marsili che to strumento dei corrispondenti consolari
verra’ incoraggiato e implementato in tutto il mondo.
Dignita’ di attenzione nel
campo della previdenza e assistenza significa certo attenzione immediata
alle situazioni di emergenza che fortunatamente non riguardano, se non
per eccezioni, i nostri paesi. Credo di interpretare la volonta’ unanime
di tutti gli italiani del Canada e degli USA invitando il Governo a dare
finalmente ascolto alla richiesta di assegno sociale per tutti gli italiani
che vivono in condizioni di indigenza in alcuni paesi dell’America Latina.
E dignita’ significa anche
riconoscere finalmente, istituzionalmente, il ruolo e lavoro svolto dalla
grande rete dei patronati che spessissimo attraverso la loro capillare
presenza in tutto il territorio rappresentano la vera spina dorsale di
riferimento per i nostri connazionali che si rivolgono loro non solo per
la parte della gestione delle pratiche di pensione ma anche e, forse ora
soprattutto, per innumerevoli questioni consultive, tecniche e professionali.
Dignita’ di attenzione nei
confronti dei rappresentanti istituzionali degli italiani all’estero, Comites
e CGIE in prima linea, significa anche e soprattutto certezza di contributi
adeguati e certezza della loro erogazione. A tutto oggi non risulta che
nessun Comites del nostro Continente, ma immagino credo in tutto il mondo
ha ricevuto i contributi dell’anno 2000. I mandati di pagamenti sono
fermi da almeno 4 mesi negli uffici del Ministero del Tesoro. Ma non pensiate
che questo sia un accanimento nei confronti dei Comites, questa e’ purtroppo
la regola, ma sarebbe meglio dire l’andazzo. E’ insomma la norma per tutto.
In queste condizioni non si puo’ parlare di “paese normale”. Tutto nostro,
tutto canadese cioe’, e’ invece il problema dei Comites elettivi. Non sappiamo
capire se nuovi segnali positivi potranno in breve tradursi nel momento
elettorale che e’ la massima espressione della partecipazione democratica
ed invitiamo il Govemo e il MAE ad intensificare gli sforzi per rendere
possibile questo momento partecipativo.
E a proposito di contributi
dobbiamo spendere due parole, ma dovrebbero essere mille, anche per i corsi
di italiano. Anno dopo anno i contributi sono diminuiti e anno dopo
anno si sono accumulati ritardi. Se si vuole mettere davvero la parola
fine, se si vuole rinunciare alto sfruttamento in positivo dell’enorme
patrimonio culturale che rappresentano gli italiani all’estero questa e’
indubbiamente la strada migliore. Ma la cosa strana e’ che sembra che per
un perverso atteggiamento schizofrenico e autolesionista questo non venga
capito. Non fosse altro che per un ritorno economico. Se non si trova il
sistema di mantenere e rinnovare il legame culturale, che e’ poi quello
piu’ facile, con la nostra terra, fra pochi anni, ce lo potremo scordare
quel ritorno di 100 mila miliardi. Non dico che non ci sono sforzi ma per
qualche motivo it meccanismo si inceppa sempre. Per esempio, sono in corso,
ma dovevano gia’ essere terminate le elaborazioni dei Piani Paesi sulla
situazione scuola e cultura. Sembra che solo il 40% dei Paesi lo abbia
fatto, ma non e’ questo che ci preoccupa, ci preoccupa invece moltissimo
che a queste riunioni spesso non vengano chiamati a parteciparvi proprio
i Comites e il CGIE.
Due sole parole sull’integrazione.
Qui si deve parlare di differenze. Canada e USA dai tempi di Giovanni Caboto,
C.Colombo e Amerigo Vespucci hanno avuto storie di scoperla e di “colonizzazzione”
contemporanee ma diverse, che hanno camminato su binari paralleli che non
si sono quasi mai incontrati. Il Canada con la sua cultura di inizio, prima
francese e poi subito dopo anche e soprattutto inglese ha fatto del multiculturalismo
una sua quasi ragione di essere, favorendo una integrazione che si arricchisce
del contributo che ogni cultura puo’ dare alle altre. Non sta a me sottolineare
quanto l’Italia ha saputo dare ma anche ricevere in questo gioco dello
scambio culturale.
Ben diversa ovviamente la
situazione degli USA dove diverse ragioni storiche, economiche e di flussi
migratori imponenti soprattutto nei decenni di fine ottocento e inizio
novecento hanno imposto una assimilazione che ha fortemente stimolato,
con grande successo, l’inserimento degli italiani in tutto il tessuto politico,
economico e scientifico degli USA. Non so se vale la pena ricordare, ma
la faranno altri meglio di me, i numerosi premi Nobel che hanno potuto
esprimersi come tali forse proprio solo perche’ erano italiani di America.
Dire infine, e con questo
mi avvio alla conclusione che i giovani sono un patrimonio di valore
e una risorsa per il futuro delle nostre colletivita’ in America e per
il nostro paese e’ certo una affermazione scontata. Ma solo allo stesso
tempo una vera spina nel fianco. Fiumi di parole sono stati spesi al riguardo
e innumerevoli tentativi sono stati fatti per passare il testimone. Non
possiamo dire che ci siamo riusciti. Abbiamo fatto tanti errori, uno di
questi e’ stato forse il troppo forte riferimento alle Regioni e alle Associazioni.
Il capire in ritardo che i giovani, a differenza nostra, guardano piu`
all’Italia che alle regioni. Il credere che sarebbe stato facile inserire
gradualmente i giovani nelle nostre stesse associazioni. Solo ora, ancora
in tempo spero, cominciamo a capire che dobbiamo essere capaci di fare
riferimento a nuovi progetti con riferimenti che abbracciano a tutto campo,
trasversalmente, l’Italia senza i confini delle regioni: lingua, cultura,
sport, scambi culturali, cinema. Anche qui fanno testo iniziative di singoli,
validi esempi da seguire come quello di coinvolgere i giovani italiani
in viaggi che attraversino piu’ regioni d’Italia o iniziative sportive
che permettano ai nostri giovani, come protagonisti, di andare in Italia
e vedere e capire l’Italia con i loro occhi e le loro menti piuttosto che
con quella dei ricordi distorti dei genitori e dei nonni. Dal Canada e
dagli Stati Uniti sono migliaia i ragazzi che ormai da anni fanno la spola
con l’Italia coinvolti in iniziative culturali e sportive.
Spero di non avere dato solo
l’impressione di una forte lamentazione, al contrario sono e siamo profondamente
orgogliosi del grande cammino che hanno fatto gli italiani all’estero.
Ci tengo pero’ a sottolineare che tutto quello che abbiamo fatto lo abbiamo
fatto da soli anche quando qualcuno remava contro. L’Italia adesso ce ne
e’ grata e ha riconosciuto anche la nostra maturita’ politica. Sappiamo
che possiamo fare di piu’ ed e’ arrivata l’ora che l’Italia ci dia seriamente
una mano.
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PRE-CONFERENZA DEL NORD
AMERICA
RELAZIONE PER GLI STATI
UNITI
Relatore Dott.ssa Silvana
Mangione
Gli Stati Uniti non hanno
convocato una Conferenza Nazionale preparatoria alla Preconferenza del
Nord America, ma una serie di conferenze circoscrizionali. Un budget limitato
non ci avrebbe consentito di convocare un incontro nazionale all’interno
del quale fossero rappresentate tutte le realtà che compongono la
nostra comunità; ci saremmo ritrovati fra pochi addetti ai lavori
ed avremmo probabilmente compilato una lista molto simile a quella canadese,
fatte salve le differenze fra le due legislazioni delle richieste non soddisfatte
e del problemi non risolti anche a causa della mancata approvazione di
alcune leggi previste dal cosiddetto pacchetto emigrazione.
Anche gli Stati Uniti attendono
con ansia una vera ristrutturazione della rete consolare, con l’apertura
di un Vice Consolato non onorario in Connecticut e la trasformazione in
Consolato del Vice Consolato di Newark in New Jersey. Anche gli Stati Uniti
vedrebbero con gioia una vera riforma della ex 153, degli Istituti Italiani
di Cultura, dei Patronati, del Com.It.Es., dello stesso CGIE, dei principi
di erogazione e delle entità dei contributi alla stampa non solo
cartacea. E potrei continuare per ore. Ma tutte queste cose verranno discusse
nei Gruppi di Lavoro. E inutile dunque ripeterle.
Dalla 2a Conferenza Nazionale
dell’emigrazione del 1988 ad oggi, attraverso le Conferenze dell’Informazione
di New York del 1994, la Conferenza di Montecatini sulla promozione della
lingua e della cultura italiana del 1995, il Seminario sulle Donne in Emigrazione
del 1997, gli Stati Uniti hanno sempre preferito tentare di dare, in tutta
umiltà, un contributo di elaborazione concettuale ai temi e agli
scopi dei diversi momenti di approfondimento.
Partiamo quindi dalla legge
che indice la Prima Conferenza. Uno dei suoi compiti è quello di
“delineare una politica che alla piena valorizzazione del patrimonio storico,
economico e culturale rappresentato dagli italiani nel mondo, unisca una
particolare attenzione alle problematiche delle nuove generazioni” che
qui, mi duole dirlo, sono scarsamente presenti e che a Roma, per quanto
riguarda il Nord America, lo saranno ancora meno, visto che a dicembre
i nostri ragazzi sono impegnati negli esami di fine quadrimestre.
Se “valorizzare” significa
“riconoscere o utilizzare il valore di qualcuno o di qualcosa”, il sostantivo
molto abusato che ne deriva definisce “l’azione di valorizzare ed il suo
risultato”. La legge ci suggerisce quindi di definire i destinatari della
nostra azione e le loro diverse esigenze.
Plutarco dice “tutto ciò
che accade, pur essendo numericamente infinito e procedendo da un infinito,
quello del passato, ad un altro infinito, quello del futuro, è però
racchiuso nel fato come in un cerchio”. Se al concetto di “fato” sostituiamo
quello di “percezione” esterna di quel che siamo stati e siamo, abbiamo
trovato la spiegazione del nostro dover ricominciare sempre daccapo a raccontare
noi stessi ed a cercare soluzioni.
Non siamo fermi e chiusi
in un presente limitato. Il qualcuno o il qualcosa da valorizzare - e parlo
della comunità italiana negli Stati Uniti - ha tutte le possibili
sfaccettature, appartiene a tutte le possibili fasi cronologiche dall’esodo
alla mobilità, proviene da tutte le possibili origini regionali,
rappresenta il meglio (ed in alcuni casi anche il peggio) della storia
dell’emigrazione italiana ovunque.
Fatti e cifre: da 27 a 32
milioni di americani di origine italiana, a seconda che si includano o
no le quarte generazioni; 31 parlamentari a livello federale nella legislatura
uscente (troppo pochi in rapporto alla consistenza numerica ed al peso
politico che la comunità dovrebbe avere); qualche migliaio di eletti
a livello statale, comunale, locale; circa due milioni di cittadini italiani,
dei quali soltanto poco più di 300.000 registrati all’anagrafe consolare
e per questo abbiamo lanciato un grido di allarme e chiediamo al Sottosegretario
Danieli tutto l’appoggio possibile per ottenere una massiccia erogazione
di risorse umane e finanziarie al fine di completare l’iscrizione degli
italiani in USA in vista dell’esercizio in loco del diritto di voto per
gli italiani all’estero; dieci Consolati; nove Com.It.Es. eletti a suffragio
universale; 27.000 giovani italiani residenti piü o meno legalmente
nella sola Manhattan ai sensi di un’indagine del New York Times; 450 società
italiane con fabbriche e uffici in USA; una di loro, La Parmalat si è
comprata La più grossa industria casearia degli USA ed ii latte
che beviamo è italiano, anche se si traveste sotto un nome americano;
qualche decina di migliaia di aziende fondate e dirette da italoamericani:
basti pensare che ai tempi della cosiddetta “guerra della pasta” fra gli
USA e l’allora Comunità Economica Europea, un’indagine dell’ICE
dimostrò che, se gli USA si fossero irrigiditi sulle loro posizioni,
la comunità italoamericana avrebbe perduto 15.000 posti di lavoro
nella sola zona dei tre Stati di New York, New Jersey e Connecticut; un
disavanzo nella bilancia commerciale a favore dell’Italia, nel 1999, di
12.344 milioni di dollari, vale a dire di oltre 25.000 miliardi di lire.
Come mantenere questa enorme
riechezza dall’incredibile potenziale politico, economico e culturale a
favore dell’Italia? Prima di tutto rendendosi conto del fatto che la comunità
italiana e di origine italiana in USA è l’unica a non aver registrato
soluzioni di continuità nell’emigrazione dall’Italia a partire dal
‘700 con l’arrivo dell’abate Lorenzo Da Ponte, librettista di Mozart e
primo docente di italiano alla Columbia University, fino ad ora, oggi,
al momento in cui vi parlo.
Da noi, dato il perdurante,
spesso incomprensibile, affascinamento di cui soffrono gli italiani nei
confronti degli Stati Uniti, non risponde a verità quanto si sente
ripetere da tutti: da noi l’emigrazione non è finita. È
cambiata, questo si, molto. Ora emigrano i cervelli: i ricercatori, gli
studenti, gli artisti, i manager e definire “mobilità” questa marea
costante significa nascondersi dietro un tragico eufemismo che copre la
realtà del travaso e della potenziale perdita di potere intellettuale
economico, scientifico e civile da parte dell’Italia, se non si creeranno
condizioni favorevoli ai ritorni.
La comunità di più
antica emigrazione ha subito discriminazioni e rigetti, non si è
integrata, nel migliore dei casi si è lasciata assimilare. Ha protetto
la seconda generazione mimetizzandola all’interno del modello americano
di matrice anglosassone che sta alla base dell’ormai da tempo fallita politica
del crogiolo delle razze e delle etnie. Questa generazione ha dato prova
di uno dei più sorprendenti e rapidi fenomeni di mobilità
sociale ascendente, consolidata dalle terze generazioni. In queste ultime
è scattato, molto recentemente, il desiderio di ritorno all’italianità
attraverso il recupero della lingua ed anche, in virtù della legge
del 1992, attraverso l’interesse a vedersi riconoscere la cittadinanza
italiana. Il fenomeno è recente, in via d’umento, molto interessante.
Questi giovani non vogliono partecipare attivamente alla vita politica
del Paese di lontana origine, no di certo, ma hanno ritrovato l’orgoglio,
il senso di appartenenza ad una Nazione che ha invaso il mondo con La propria
capacità di inventare e produrre bellezza, ininterrottamente, attraverso
i secoli, proprio come l’emigrazione italiana in USA.
Come valorizzare, ma ancor
più, come mantenere questo enorme “reservoir” di potenzialità
economica e culturale al servizio dell’Italia? Perché - non dimentichiamocelo
- la palla di neve che lanciammo nel 1988, quando cominciammo a parlare
del contributo fornito alla bilancia commerciale italiana dagli italiani
all’estero è diventata la valanga che ci ha fatto emeritare da “questione
emigrazione” ad “ambasciatori dell’Italia all’estero” a “fattori della
politica estera dell’Italia”. E vogliamo esserlo, siamo pronti a lavorare
per esserlo.
Noi ci permettiamo intanto
di suggerire due linee di intervento. La prima sta nel garantire una corretta
informazione in tutti i suoi aspetti, realizzando davvero “la strategia
della conoscenza reciproca” che fu il sottotitolo della nostra Conferenza
del ‘94. Quando parliamo di corretta informazione intendiamo prima di tutto
la conoscenza vera, non edulcorata, ma nemmeno piagnona o sensazionalistica
della storia, dell’infinito passato plutarchiano della nostra emigrazione.
Intendiamo anche il quadro preciso del presente, del numero di cattedre
di italianistica, di studenti d’italiano ad ogni livello scolare ed extracurricolare,
di scrittori e capitani d’industria italoamericani, degli studenti, artisti
e scienziati italiani in USA. Qualcosa si è fatto nel campo delle
presenze italoamericane alle più alte posizioni manageriali delle
società di Fortune 500. Molto è ancora da fare.
Su questi dati deve basarsi
un’informazione di ritorno non circoscritta alla riproposizione fuori “prime
time” dei servizi che hanno spesso, ogni tanto, non sempre, ad oggetto
la visita occasionale, sia pur importantissima, di personalità italiane
a New York o a Los Angeles. Questi dati possono essere utili nel tentare
di porre fine all’inqualificabile aggressione alla dignità ed al
vissuto della comunità italiane nel mondo, perpetrata da quasi tutti
I quotidiani italiani ogni volta che si parla di esercizio di voto per
gli italiani all’estero. Per riconquistare le grandi fasce non più
italofone della comunità sono necessari programmi audiovisivi, informazione
cartacea ed informatica, bilingui e non concentrati sui problemi interni
dell’Italia derivanti - e citiamo due esempi recentissimi - dall’inquinamento
magnetico o dalla mancata approvazione di normative derivanti dalle raccomandazioni
del Parlamento europeo.
La seconda linea di approccio
che ci permettiamo di suggerire è quella di studiare - con
assoluto rispetto alle specificità che abbiamo tentato di descrivere
- definire ed implementare politiche articolate che non disperdano
fondi in interventi a macchia di leopardo, ma siano dirette in maniera
organica alle esigenze delle diverse generazioni, razionalizzando iniziative
non sovrapposte e contrastanti delle amministrazioni e degli enti pubblici,
approvando normative che favoriscano il rientro di ricercatori e docenti
ai livelli di carriera accademica che meritano e con le risorse necessarie
a completare le loro ricerche e portare i Nobel per la scienza ed i loro
colleghi stranieri in Italia.
Un’ultima cosa. Se è
vero, come è vero, che gli Stati Uniti rappresentano - che ci piaccia
o no - in questo momento storico, il Paese più forte nell’ambito
degli Stati maggiormente industrializzati; se è vero, come è
vero, che una vera politica di multiculturalismo, di solidarietà
e di pari opportunità è l’unica risposta possibile al futuro
del mondo; se è vero, come è vero, che la paura dello schiacciamento
in un sistema dominato da un potenziale Grande Fratello si può combattere
e fugare soltanto attraverso ii mantenimento dei legami e della cultura
che uniscono La Nazione italiana ovunque essa sia residente; allora l’Italia
ha insita nella storia e nel presente della sua emigrazione il suo infinito
futuro plutarchiano.
La salvezza è la rete
degli italiani all’estero; il laboratorio del bene da costruire e del male
da evitare è la comunità italiana in USA che, prima di tutte
ha vissuto e sembra condanata a continuare a vivere prima di tutte ogni
nuovo fenomeno, ogni problema che ne deriva, ogni tragico insulto ed ogni
rilevante successo.
Da qui, in una ritrovata
cooperazione fra tutte le fasce della nostra emigrazione, in una ritrovata
unità, può nascere non solo il movimento per la valorizzazione
del patrimonio storico, eeonomico e culturale costituito dagli italiani
all’estero, ma anche la proiezione - permetteteci di dirlo -
verso un futuro meno provinciale, meno chiuso, meno euro-centrico dell’Italia
stessa nella rete della sua Nazione globale.
Ci serve quindi una politica
che si indirizzi a tutto campo al tessuto del “mondo italiano” in USA,
unendo la protezione dei diritti acquisiti - ormai relativi ad un
numero di persone costantemente in calo - all’affrontare, con una
sensibilità al corrente con i rapidi tempi in cui viviamo, le esigenze
della mobilità, dei giovani e non giovani, delle donne e delle personalità
di qualunque generazione, legati non più a matrici regionali o campanilistiche
ma ad un senso lato e solidale della comune origine italiana.
Noi, lo avete capito, non
abbiamo davvero bisogno di nulla, e senza alcuna presunzione, ci offriamo
come luogo deputato alla sperimentazione ed alla verifica della possibilità
di costruire, tutti insieme, questo tipo di politica.
Grazie.
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Prima Conferenza degli
italiani nel Mondo.
PRECONFERENZA DEL NORDAMERICA: DOCUMENTO
FINALE
Le collettività italiane
e di origine italiana in Nord America, rappresentate dai delegati del Canada
e degli USA alla Preconferenza di Toronto, considerano questo incontro
un importante momento di crescita comune nel cammino di due società
legate dalla lingua, da simili concezioni della democrazia, da un profondo
rispetto per le diversità culturali, etniche, razziali e di genere
che devono essere protette da corrette politiche di multiculturalismo,
solidarietà e pari opportunità nei paesi di residenza. Le
nostre comunità devono farsi protagoniste nel favorire l’applicazione
di queste politiche nei paesi in cui abitano e nel garantire la soddisfazione
dei diritti acquisiti nei confronti dell’Italia e l’accoglimento dei suggerimenti
contenuti nelle risoluzioni finali dei Gruppi di Lavoro, che entrano a
far parte integrale del presente documento.
Le comunità italiane
in Nord America sono pienamente coscienti di costituire un’enorme risorsa
politica, culturale ed economica, della quale soltanto ora lo Stato italiano
sta iniziando a comprendere l’importanza, pur non avendo ancora avuto la
lungimiranza di avvalersi appieno delle loro potenzialità in ogni
campo e ad ogni livello decisionale e non avendo creato le premesse per
un pieno coinvolgimento delle donne ad ogni livello associativo e rappresentativo.
Nel quadro del crescente
processo di mondializzazione per evitare il pericolo di appiattimenti
ed assimilazioni a modelli e valori prevaricanti, la Preconferenza
invita l’Italia a valorizzare al meglio la rete degli italiani all’estero.
Considera pertanto fondamentale il mantenimento dei legami che uniscono
la Nazione italiana ovunque essa si trovi. In questo senso la Preconferenza
impegna l’Italia a realizzare interventi diretti al recupero dell’orgoglio
nell’identità di origine – specie nelle giovani generazioni nate
nei nostri paesi - attraverso un concreto supporto e l’allocazione di congrue
risorse, erogate con trasparenza e puntualmente, alle azioni già
intraprese a livello locale, in particolare nei campi dell’insegnamento
della lingua e della cultura, della formazione professionale, della promozione
di attività sportive e ricreative, di prolungate permanenze in Italia
e programmi di stage aziendali sponsorizzati anche da accordi interregionali.
Ad essi vanno aggiunte la
riapertura immediata ed illimitata dei termini per il riacquisto della
cittadinanza – accompagnata dalla revisione delle modalità di riacquisto,
applicabili retroattivamente ove necessario per sanare situazioni di disparità
all’interno delle famiglie - ed una sanatoria che consenta di riacquisire
la cittadinanza ai giuliano-dalmati arrivati in Nord America come profughi
privi di certificazione probante.
La Preconferenza sottolinea
il notevole contributo economico e commerciale, generato dalla business
community italiana in loco, e considera gli interventi richiesti un mero
investimento diretto a garantire ed incrementare il flusso di ritorno.
L’emigrazione dall’Italia
non è terminata nei nostri Paesi, ma ha assunto le forme della mobilità
intellettuale, scientifica ed economica, con gravi punte di fughe di cervelli
in particolare verso gli USA. Questa ricchezza sarà definitivamente
perduta per l’Italia in assenza di adeguate politiche che favoriscano rientri,
reinserimenti in carriera e progetti di scambio e ricerca pluri-nazionali.
Il veicolo principale di
un ritrovato rapporto paritario fra l’Italia e i suoi cittadini all’estero
è la piena partecipazione politica, attraverso l’esercizio in loco
del diritto di voto, che sarà possibile sin dalle prime consultazioni
elettorali soltanto in presenza di una precisa volontà delle forze
politiche italiane di consentire una rappresentanza diretta dei residenti
all’estero da un congruo numero di anni. A questo proposito la Preconferenza
ritiene essenziale la sollecita bonifica ed il completamento delle anagrafi
consolari - che sono ben lontane dal riflettere la reale consistenza delle
nostre comunità - mediante l’utilizzo di sufficienti risorse umane
e finanziarie, l’impiego di strutture già esistenti quali Patronati,
Com.It.Es. e associazioni e la implementazione di una campagna pubblicitaria
e di informazione capillare attraverso la stampa locale nelle tre lingue.
Il terzo investimento che
la Preconferenza sollecita con forza è quello del sostegno e potenziamento
di tutti i mezzi d’informazione, nazionali e locali e nella realizzazione
di una vera informazione di ritorno, tesa alla reciproca conoscenza di
italiani residenti in Italia e fuori.
La Preconferenza riconosce
la grave situazione in cui versa la comunità italiana in America
Latina e ribadisce l’obbligo a garantire i diritti acquisiti e proteggere
le fasce più deboli delle nostre collettività ovunque si
trovino.
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DELEGATI ALLA PRE-CONFERENZA CONTINENTALE PER L’AMERICA DEL
NORD - TORONTO 26 -27 OTTOBRE 2000
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COGNOME
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ALUSIO
AMARA
AMBROSINO
AMONO
ANTONELLI
AQUILINI
AZZOLINI
BACCARI
BARTOLI
BASSETTI
BELLONI
BENEDETTO
BERARDI
BICEGO
BIVONA
BOMBARDIERI
BRESCIA
BUCCIARELLI
BUGGERO
CALVELLI
CAMPANILE
CAMPIONE
CANCIANI
CANNISTRARO
CAPONI
CAPPARELLI
CAPRILE
CAPUTO
CAR ROZZI
CARDILLO
CARPARELLI
CATALANO
CATALANO
CENTOFANTI
CERCIELLO
CERONE
CHIARENZA
CICALA
COCO
COCO
COLAVITA
COLOMBARO
CONDELLO
CONSIGLIO
CONTE
COPPOLA
CORTIS
COSPITO
COSTA
COSTA TUFFANELLI
COSTABEL
COSTANTINI
CRIPPS
CRISTADORO
CROCE
CUPO
D’ANGELO
D'AMICO
D'ANDREA
DANIELI
DE FLORENTIS
DE SANTIS
DEGL’INNOCENTI
DEIANA
DELLI CARPINI
DI BAGNO
DI COCCO
DI GIOVANNI
DI SANDRO
DI SILVIO
DI TROLIO
DIIANNI
DI LIBERTI
DOSSENA
FARATRO
FARINA
FARINA
FATIGA
FERRANTE
FERRIGNO
FIORDALISI
FLECKER
FLORIO
FORMAGGIO
FRATTALLONE
FRONTERRE`
GAGLIARDI
GALLETTO
GAMBIN
GARDIN FREDERICK
GASPARI
GAZZEA
GENOVESE AUTERI
GENTILI
GIAMMANCO
GIANNOTTI
GIANOLA
GIMONDO
GIORDANO
GIORDANO
GROPPO
GUIDOTTI
IACOBACCI
IANNECE
IANNITTI
IANNUZZI
KROHA
LAGORIO JENSSEN
LANZILLOTTI
LAPERA
LAURICELLA
LEBANO
LIZZOLA
LOMBARDI
LOMBARDO
LUCARELLI
LUISE
MAGLIO
MAIOLO
MANCA
MANCINI
MANDUCA
MANGIONE
MANTINEO
MARCHETTI
MARCOLINI
MARCONI
MARELLI
MARINARI
MARRONI
MARSILl
MASINI
MASSANA
MATURI
MAURO
MAZZA
MITROVIC
MONTI
MORIS
MORMORUNNI
MOSER
MULAS
NARDUCCI
NASCIMBENI
NATOLA
NEGRO
NICASO
NIGIDO
ORTONA OREFICE
PAGANO
PALLADINI
PANTALEO
PANTALONE
PATITUCCI
PATITUCCI
PERESSINI
PERTICARINI
PICOLLI
PIERINI
PIPITONE
PISANO
PIZZINO
POLELLE
POLICARO
PORRETTA
PREDELLI
PROCOPIO
QUERCIA
RAPANA’
RE
RIBAUDO
RICCITELLI
RIPANDELLI
ROBLES
ROMAGNOLI
ROSSI
ROSSI
RUSTICO
RUZZIER
SAIBANTE
SARTOR
SASSI
SCAMARDELLA
SERAFINI
SILLIPO
SILVERIO
SNAIDERO
SORGIOVANNI
SPATOLA
STENTA
SUSTAR
TAGLIAVINI
TAMBURELLO
TARANTINO
TOSTI
TOSTI
TOTINO
TRAINA
TRECCO
TREMAGLIA
TRISCHITTA
TUSIANI
VARLESE
VELLONE
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VINCIGUERRA
VIRGULTI
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VISCUSI
ZORATTO
ZUCCARELLO |
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Cons. CGIE Vincenzo
Tullio
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Patrizia
Vittorio
Anthon
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Antonietta
Carlo
Tommaso
Elio
Bruno
Mario
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Daniela
Attilio
Nick
Graziella
Francesco
Carlo
Manlio
Rosetta
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Franco
Cristiano
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Roberto
Sebastiano
Cons. CGIE Dom
Alex
Carolina
Alberto
Anthony
Joseph
Rocco
Angelo
Vincenza
Tiziano
Gianni
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Giovanni
Francesco
Maria
Salvatore
Nicola
Gabriella
Fulvio
Gianfranco
Michele
Salvatore
Carole
Gianluca
Luigi
Silvia
Franco
Umberto
Grace
Nicola
Salvatore
Franco
Maurizio
Angelo
Giovanna
Basilio
Antonina
Giulia
Pasquale
Vincent
Maddalena
Dan
Luicienne
Kathleen
Giuseppe
Damiana
Angelo
Edoardo
Claudio
Norberto
Antonino
Gianni
Pasquale
Antonio
Giuseppe
Umberto
Domenico
Luciano
Silvana
Andrea
Marco
Rodolfo
Marco
Pino
Cristiano
Gianluca
Carlo
Giancarlo
Antonio
Anna M.
Maria
Giuseppe
Liliana
Agata
Lamberto
Mario
Camillo
Aloisio
Franco
Teresa
Pasquale
Maria
Antonio
Roberto
Gastone
Maria Grazia
Al
Francesco
Joe
Luigi
Salvatore
Mauro
Romano
Giulio
Anna Maria
Gaspare
Domenico
Francesco
Michael
Basilio
Antonio
Maria
Domenico
Santino
Giovanni
Edward
Paolo
Giovanni
Luigi
Francesco
Rosetta
Domenico
Pasquale
Massimo
Lucio
Ugo
Elena
Cesare
Pasquale
Silvio
Federica
Celestina
Paola
Leopoldo
Jack
Tommaso
Fiora
Sergio
Paolo
Pietro
Luigi
Luigi
Francesco
Michele
Mario
Mirko
Concetto
Joseph
lvano
Leonida
Tony
Angelo
Ernesto
Paola
Robert
Bruno
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Detroit
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New York
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Toronto
Philadelphia
Boston
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Miami
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GIANNOTTI
GUIDOTTI
LOMBARDO
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BASSETTI
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NARDUCCI
PAGANO
TREMAGLIA
ZORATTO
BUCCIARELLI
CATALANO
LEBANO
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AMBROSINO
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FERRANTE
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GIORDANO
IACOBACCI
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VISCUSI
ZUCCARELLO
BENEDETTO
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PATITUCCI
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Michele
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DELEGATI ALLA PRE-CONFERENZA CONTINENTALE PER L’AMERICA DEL
NORD - TORONTO 26 -27 OTTOBRE 2000
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Dl LIBERTI
DOSSENA
FIORDALISI
GALLETTO
GAMBIN
GENOVESE AUTERI
GIANOLA
GIMONDO
GUIDOTTI
IACOBACCI
LAGORIO JENSSEN
LANZILLOTTI
MANCA
MANTINEO
MARCHETTI
MASINI
MORIS
NEGRO
ORTONA OREFICE
PALLADINI
PATITUCCI
PERTICARINI
PICOLLI
POLELLE
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RUZZIER
STENTA
TOTINO
TRAINA
TUSIANI
VISCUSI
ACCOLLA
ALBANESE
ALUSIO
AMARA
AMBROSINO
AMONO
AQUILINI
AZZOLINI
BACCARI
BARTOLI
BASSETTI
BENEDETTO
BERARDI
BICEGO
BOMBARDIERI
BRESCIA
BUCCIARELLI
BUGGERO
CAMPANILE
CAMPIONE
CANCIANI
CAPONI
CAPPARELLI
CAPRILE
CAR ROZZI
CATALANO
CATALANO
CENTOFANTI
CERCIELLO
CHIARENZA
COCO
COCO
COLOMBARO
CON DELLO
CONSIGLIO
CONTE
COPPOLA
COSPITO
COSTA
COSTA TUFFANELLI
COSTANTINI
CRIPPS
CRISTADORO
CROCE
CUPO
D'AMICO
D'ANDREA
DANIELI
DE FLORENTIS
DE SANTIS
DEGL’INNOCENTI
DEIANA
DELLI CARPINI
DI BAGNO
DI COCCO
DI GIOVANNI
DI SANDRO
DI SILVIO
DI TROLIO
DIIANNI
FARATRO
FARINA
FARINA
FATIGA
FERRANTE
FERRIGNO
FLECKER
FLORIO
FORMAGGIO
FRATTALLONE
FRONTERRE`
GAGLIARDI
GARDIN FREDERICK
GASPARI
GAZZEA
GENTILI
GIAMMANCO
GIANNOTTI
GIORDANO
GIORDANO
GROPPO
IANNECE
IANNITTI
IANNUZZI
KROHA
LAPERA
LAURICELLA
LEBANO
LIZZOLA
LOMBARDI
LOMBARDO
LUCARELLI
LUISE
MAGLIO
MAIOLO
MANCINI
MANDUCA
MANGIONE
MARCOLINI
MARCONI
MARELLI
MARINARI
MARRONI
MARSILl
MASSANA
MATURI
MAURO
MAZZA
MITROVIC
MONTI
MORMORUNNI
MOSER
MULAS
NARDUCCI
NASCIMBENI
NATOLA
NICASO
NIGIDO
PAGANO
PANTALEO
PANTALONE
PATITUCCI
PERESSINI
PIERINI
PIPITONE
PISANO
PIZZINO
POLICARO
PORRETTA
PREDELLI
QUERCIA
RAPANA’
RICCITELLI
RIPANDELLI
ROBLES
ROMAGNOLI
ROSSI
ROSSI
RUSTICO
SAlBANTE
SARTOR
SASSI
SCAMARDELLA
SERAFINI
SILLIPO
SILVERIO
SNAIDERO
SORGIOVANNI
SPATOLA
SUSTAR
TAGLIAVINI
TAMBURELLO
TARANTINO
TOSTI
TOSTI
TRECCO
TREMAGLIA
TRISCHITTA
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VELLONE
VESPA
VINCIGUERRA
VIRGULTI
VISCA
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Paolino
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Vittorio
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Antonietta
Carlo
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Daniela
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Michele
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Maddalena
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Damiana
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Antonino
Gianni
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Domenico
Luciano
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Rodolfo
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Carlo
Antonio
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Liliana
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Aloisio
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Antonio
Roberto
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Francesco
Joe
Salvatore
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Francesco
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Antonio
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Giovanni
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Francesco
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Massimo
Ugo
Elena
Cesare
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GRUPPI DI LAVORO:
Prima Conferenza degli Italiani nel Mondo
Pre-Conferenza America Nord. Toronto
Relazione Commissione “Integrazione e Promozione
Sociale”
Le esigenze di integrazione tra gli emigrati nel Nord America si differenziano
secondo il periodo di emigrazione e le generazioni. Mentre perdurano le
difficolta’ di inserimento degli anziani l’impatto sui giovani sembra di
molto ridimensionato. D’altro canto esistono per tutti gli emigrati le
esigenze del mantenimento di contatti culturali e istituzionali che permettano
la continuazione nel tempo dell’integrazione con la cultura e la societa’
italiana. Per quanto riguarda l’accesso alla partecipazione civica
e sociale delle donne si registrano condizioni piu’ desiderabili nel Nord
America che in Italia. In questo contesto spicca la posizione del Patronato
come luogo di assistenza e punto di riferimento culturale. Si avverte in
questo senso il bisogno di rafforzare, sistematizzare e espandere il ruolo
di questa istituzione.
Proposte.
Chiediamo: una rapida approvazione della legge di riforma dei Patronati.
Le attività di patronato all’estero rispondono a condizioni diverse
da quelle italiane. I ministeri competenti devono sviluppare parametri
di valutazione di tali attivita’ che rispondano alle specificita’ delle
singole comunita’.
Chiediamo una maggiore sensibilita’ del Governo italiano sul problema
della assistenza sanitaria anche alla luce della recente sentenza della
Corte Costituzionale n. 309/99 che evidenzia il diritto alla salute del
cittadino italiano che si trovi fuori dal territorio nazionale come dall’art.
52 della Costituzione.
Che vengano aggiornati gli accordi bilaterali in materia previdenziale
e fiscale.
Che venga sviluppata una rete di uffici assistenziali accessibili ai
cittadini italiani che attualmente risiedono in zone poco assistite nel
Nord America.
Si auspica un intervento in termini di legge per promuovere la partecipazione
delle donne negli organi di rappresentanza e decisionali.
Si denuncia che manca una rete informativa tesa a raggiungere e integrare
gli anziani sulle tematiche sociali e assistenziali.
Auspichiamo un maggior coinvolgimento dei giovani nella vita politica,
culturale e sociale italiana creando apposite strutture.
GRUPPI DI LAVORO:
Prima Conferenza degli Italiani nel Mondo
Pre-Conferenza Nord America. Toronto
Relazione Commissione “Partecipazione e Diritti Civili”
Dopo ampia ed approfondita discussione avvenuta tra i delegati
si è giunti a riconoscere alcuni punti fondamentali relativi alla
partecipazione ed ai diritti politici.
A. Esercizio del diritto di voto
Per quanto concerne la legge ordinaria e considerati i tempi ristretti
che ci separano dalla fine della legislatura, si auspica che tutte le forze
politiche, confermando l’intesa attuata negli ultimi tempi per l’approvazione
delle modifiche costituzionali, proceda celermente alla stesura di un testo
di legge da portare rapidamente all’approvazione da parte di ambo i rami
del Parlamento.
È necessario rivedere il testo unificato attualmente in esame
al fine di semplificarlo il più possibile, mantenendo validi alcuni
punti essenziali individuabili così come segue:
-
1. Voto per corrispondenza
-
2. Unica circoscrizione estero
-
3. Elettorato passivo riservato a soli italiani residenti all’estero da
congruo numero di anni, per garantire in modo esplicito ed univoco la rappresentatività
degli italiani residenti all’estero
-
4. Evitare l’inserimento di articoli che possano costituire fonte di imbarazzo
a governi stranieri nel cui territorio venga espresso il voto degli italiani.
B. Cittadinanza
Si richiede che il riacquisto della cittadinanza italiana venga consentito
senza limitazioni di tempo, ed estesa ai profughi giuliano-dalmati residenti
all’estero.
C. Passaporto
Si chiede che la validità del passaporto venga estesa da cinque
a dieci anni con la totale esenzione di pagamento delle tasse d’uso.
D. Legge di riforma COMITES e CGIE
Si chiede la revisione della legge di riforma dei COMITES, ed una nuova
normativa per il CGIE, per renderli più conformi alle nuove realtà.
E. Ristrutturazione e potenziamento della rete consolare
La Commissione chiede un potenziamento dei Consolati ed una ristrutturazione
degli stessi con una maggiore e più stretta collaborazione
con i COMITES. Considerate le positive esperienze verificatesi in varie
circoscrizioni, si suggerisce che i consolati utilizzino oltre che lo strumento
dei Consolati onorari, anche lo strumento dei corrispondenti consolari.
Questi ultimi possono essere individuabili nei patronati operanti nella
circoscrizione. Ciò, anche, in considerazione che il nuovo disegno
di legge di riforma dei patronati (di cui si chiede tempestiva approvazione)
assegna loro il compito di soggetti attivi nella progettazione e nella
realizzazione degli interventi per la gestione e l’offerta dei servizi.
F. Rapporto Stato-Regioni
È necessaria una forte interrelazione tra la politica dello Stato
e quella delle Regioni a favore delle comunità all’estero e della
promozione dell’Italia in tutti i campi. Ciò vale soprattutto per
le nuove generazioni e per i cittadini della terza età che, pur
apprezzando le radici comunali e regionali, vogliono essere aiutate a ritrovare
l’orgoglio della loro appartenenza nazionale.
Il persistere dell’arroccamento delle politiche regionali entro i propri
confini non aiuta a disegnare il nuovo corso degli italiani nel mondo,
obiettivo della Conferenza di Roma.
GRUPPI DI LAVORO:
Prima Conferenza degli Italiani nel Mondo
Pre-Conferenza Nord America. Toronto.
Relazione Commissione “Identità culturale e
valorizzazione delle origini”
Premessa
Il Gruppo di lavoro sull’identità culturale e la valorizzazione
delle origini prende atto che la configurazione delle comunità italiane
in Canada e negli Stati Uniti si presenta ormai con un volto notevolmente
diverso da quello che poteva essere sia nell’immediato dopoguerra che negli
anni ’60 e ’70.
In questa nuova prospettiva, l’attenzione è stata rivolta alla
ridefinizione e del concetto di identità nazionale e della valorizzazione
del patrimonio socio-culturale d’origine. E’ stata riconosciuta come questione
prioritaria l’affermazione e la diffusione della cultura italiana al di
là dell’ambito ristretto delle comunità italiane all’estero.
Di questo processo il mantenimento e la promozione della lingua italiana
rimangono comunque un fattore fondamentale. Noi riconosciamo in questo
sforzo di diffusione della cultura italiana lo strumento più efficace
per garantire che le nuove generazioni conservino l’attaccamento alla cultura
italiana d’origine e ne assicurino la trasmissione. L’incremento del numero
di studenti d’italiano negli Stati Uniti e l’inserimento della lingua italiana
nei curricula di scuole secondarie in alcune zone del Nordamerica confermano
questa diagnosi.
In particolare le nostre proposte si articolano all’interno ai seguenti
settori: scuola (dalla scuola materna all’Università); Mass Media;
Istituti Italiani di Cultura; Associazioni e organismi comunitari.
Scuola
E’ auspicabile l’intensificazione di trattative per l’assunzione di
impegni più concreti da parte dei governi nella valorizzazione della
lingua e della cultura italiana mediante l’integrazione dei corsi nei curricula
scolastici e, laddove, se ne riscontra l’impossibilità, il potenziamento
degli gestori con adeguati finanziamenti predisposti dal Governo italiano
con una pianificazione pluriennale degli stanziamenti al fine di permettere
una normale programmazione delle iniziative che consenta agli enti gestori
di onorare gli impegni assunti col personale insegnante e con le locali
Commissioni Scolastiche.
Occorre rivedere il tipo di iniziative e di attività previste
dalla legge 153/71 allargando il campo di interventi per consentire un
rapido adeguamento al mutare delle situazioni e dei bisogni delle realtà
socio-politiche. In questo senso il criterio di flessibilità consentito
dai “Piani Paese” deve essere interamente recepito e seguito.
Occorre regolamentare gli incentivi allo studio della lingua italiana
offrendo ai giovani interessati la possibilità di partecipare in
Italia a stages per neolaureati e di usufruire di borse di studio
per soggiorni linguistico-culturali.
Occorre introdurre incentivi per gli insegnati e gli operatori che hanno
prestato servizio alle dipendenze degli enti gestori con adeguato riconoscimento
dei servizi prestati all’estero.
Occorre estendere l’equipollenza a tutti gli effettivi legge con il
riconoscimento unilaterale da parte italiana di tutti i titoli di studio,
inclusi quelli universitari, conseguiti all’estero dai lavoratori emigrati
e dai loro congiunti. Anche in questo senso s’impone una modifica dell’art.
5 della legge 153/71 dove vanno meglio precisate le eventuali prove integrative
che attualmente vengono lasciate alla discrezione dei Provveditorati agli
studi con conseguente disparità di trattamento.
Occorre infine trovare forme di coordinamento degli interventi delle
regioni in materia di scambi culturali e di assistenza in generale.
Altri mezzi di diffusione della cultura
Nel loro sforzo di affermazione della cultura italiana all’estero, le
autorità italiana non dovranno dimenticare gli ‘alleati’ naturali
che già operano all’estero non solo per il mantenimento ma anche
per la diffusione della cultura italiana: le Università in primis,
ma anche Musei, Gallerie d’arte, Teatri e altre istituzioni culturali del
paese ospitate, i Centri culturali delle comunità di origine italiana,
e laddove esistano, le associazioni dei professori d’italiano.
Ai fini di adeguare gli interventi culturali alle esigenze del paese
ospitante e di massimizzarne la risonanza, è essenziale che gli
Istituti di Cultura si avvalgano dei ‘Comitati di collaborazione culturale’
(accademici, rappresentati della cultura, esponenti di associazioni culturali
italiane), previsti el resto dallo Statuto degli Istituti ma in realtà
mai realizzati.
Ai fini di rendere più efficace la presenza dei rappresentanti
della cultura italiana all’estero, bisognerà istituire un programma
teso a incoraggiare l’invito , da parte di istituzioni nordamericane, di
esponenti qualificati della cultura italiana, per soggiorni di due-tre
mesi. Solo un sogg8iorno relativamente prolungato potrà infatti
permettere la realizzazione di corsi, serie di conferenze, contatti significativi
con colleghi, studenti e associazioni culturali della comunità italiana.
Ai fini di moltiplicare il numero di persone capaci di diffondere efficacemente
all’estero, in futuro, i risultati più incoraggianti della
cultura italiana, bisognerà istituire un programma di invio all’estero
di giovani italiani (laureati e/o dottori di ricerca), che prestino la
loro opera all’interno di istituzioni appropriate alle loro qualifiche
professionali. Il programma si configurerà come uno scambio che
permetterai giovani italo-americani di realizzare stages e di lavoro equivalenti
nelle istituzioni italiane.
Dove non siano presenti gli Istituti Italiani di Cultura, le Università
si propongono come interlocutori privilegiati del Governo italiano per
attività di coordinamento, informazione ed eventualmente formazione
professionale per insegnanti di italiano.
I mass media sono ovviamente un mezzo importantissimo di diffusione
della lingua e della cultura italiana anche al di là dei confini
linguistici delle comunità italiane. Si invocano in particolare
da RAI International programmi specificamente mirati alle giovani generazioni
all’estero.
Non sarà inutile enfatizzare che le evidenze esistenti fra italiani
originari di diverse regioni andranno sempre più intese come contributi
alla ricchezza dell’identità culturale italiana e non come elementi
di divisione. Ribadiamo che il segreto del successo delle iniziative culturali
risiede nella collaborazione delle entità che a tutti i livelli
operano in Italia e all’estero per la valorizzazione del nostro patrimonio
culturale.
GRUPPI DI LAVORO:
Prima Conferenza degli Italiani nel Mondo
Pre-Conferenza Nord America. Toronto.
Relazione Commissione “Le Comunita’
Italiane come valore e risorse”
Il gruppo di lavoro ha ampiamente discusso ed evidenziato i diversi
aspetti delle comunita’ italiane nel Nord America, trovando sia pure nelle
differenziazioni culturali e locali un unico denominatore comune nel desiderio
di affermazione nel tessuto economico sociale e culturale locale.
I vari interventi (circa 45), hanno enfatizzato in particolare i seguenti
punti:
1. Creare occasioni di incontro e comunicazione tra le prime generazioni
di italo-americani e italo-canadesi, già perfettamente integrati,con
i nuovi arrivati dall’Italia.
2. Potenziamento dell’informazione di ritorno per far conoscere in Italia
le esperienze, le risorse culturali, commerciali, manageriali, scientifiche
e le affermazioni degli italiani in Nord America perché solo con
la conoscenza è possibile l’arricchimento per entrambe le Italie.
3. Uso delle nuove tecnologie elettroniche, con l’apertura di siti per
la globalizzazione degli scambi culturali e delle informazioni e valorizzazione
dei mezzi di comunicazione esistenti: la stampa,le radio e le televisioni
locali.
4. Richiesta di riapertura dei termini per il riacquisto della cittadinanza
italiana;
5. Predisposizione di un’adeguata informazione in caso di partecipazione
alle elezioni italiane, ivi compresa l’assicurazione del mantenimento della
cittadinanza del Paese di residenza;
6. Incoraggiamento e sostegno al compito dei genitori di origine italiana
nella trasmissione della lingua e cultura italiana e promozione di tutte
le iniziative atte alla diffusione della cultura italiana nelle giovani
generazioni;
7. Le associazioni ed organizzazioni esistenti devono creare iniziative
e programmi per i giovani, invitandoli a partecipare ad eventi che possano
essere di loro interesse.
8. Si invitano i COM.IT.ES ad inserire nel gruppo dei cooptati presenze
giovanili.
9. Sviluppare i rapporti di scambi culturali interregionali e non solo
con le regioni di origine, favorendo la conoscenza, da parte dei giovani,
del territorio e dello stile di vita italiano;
10. E’ stato richiesto di ricordare alle autorita’ ministeriali le gravi
difficolta’ economiche sopportate dagli Enti Gestori per eliminare i ritardi
incomprensibili per ricevere I fondi sulle iniziative gia’ implementate
con fondi promessi.
11. Si richiede inoltre che i partecipanti alla conferenza ricevano
la lista dei delegati con relativi indirizzi, telefono, e-mail per facilitare
la continuazione e l’interscambio di informazioni.
Mozione del prof. Rudolph J. Vecoli,
Docente di Storia sociale e direttore del Centro di Ricerche sulla Storia
dell’Immigrazione, Universita’ del Minnesota
(English version follows)
Perche’ dobbiamo studiare
la storia dell’emigrazione italiana in America
L’emigrazione internazionale
è regolata dai rispettivi fatti storici e la cultura della nazione
di origine e quella di destinazione. L’emigrazione italiana negli
Stati Uniti non è di meno e la relazione storica tra il popolo Italiano
e quello americano assume importanti dimensioni, anche se i superstiti
del periodo eroico dell’immigrazione italiana sono rimasti in pochi. I
legami con il passato si attenuano con le nuove generazioni ed i nipoti
e pronipoti spesso sanno poco dell’esperienza dei loro antenati, però
altrettanto spesso aspirano a saperne di più del suolo natio che
essi lasciarono e dell’America che trovarono. Questo bisogno di sapere
può essere soddisfatto soltanto con uno studio profondo dell’immigrazione
italiana in America e solo la storia vera può dare sostanza a ciò
che spesso appare un’identità etnica vuota e superficiale, peggio
ancora sintetica, di cui purtroppo molti italo-americani si accontentano.
Per poterci avvalere di tale storia vera è necessario avere studiosi
di storia sociale totalmente dedicati alla riscoperta dell’esperienza italo-americana,
che è stata per troppo tempo trascurata sia dagli studiosi italiani
che da quelli americani.
La soluzione
Per applicarsi a questo filone
di studio sono richieste : una struttura formale capace di fornire risorse
materiali e logistiche che includono collezioni di documenti, strumenti
di ricerca, l’impegno costante di archivisti e assistenti di biblioteca.
Studiosi e ricercatori non possono essere isolati e richiedono una
comunità accademica dalla quale possono trarre spunti critici e
valutazioni sui loro lavori. Letture, conferenze, pubblicazioni (con
metodi convenzionali ed elettronici) e dialoghi con colleghi sono altrettanto
utili.
Il Centro Ricerche Storiche
dell’Immigrazione (Immigration History Research Center, o IHRC) dell’università
del Minnesota è appunto un’istituzione che si dedica a queste attività.
Fondata nel 1965, è divenuta un centro principale per lo studio
e le ricerche della storia dell’immigrazione negli Stati Uniti. Una
delle maggiori nazionalità nell’ambito dell’immigrazione è
appunto quella italiana e gli italiani sono il principale oggetto di studio
presso il nostro Centro. Per varie ragioni la storia dell’immigrazione
italiana fu portata alla ribalta sia dagli accademici italiani che da quelli
americani negli anni susseguenti al 1960. In tutti questi anni lo
IHRC ha dimostrato di svolgere un ruolo autorevole nello stabilire la conformita’
degli studi in materia allo stato piu’ avanzato.
L’IHRC è in possesso
di una delle più ricche ed esaurienti collezioni nel mondo della
storia italo-americana (Italian American Collection) ed include circa 500
raccolte di giornali e periodici italo-americani provenienti da tutte le
parti degli Stati Uniti, una biblioteca di circa 2000 libri scritti da
immigranti e discendenti italiani e 500 metri di manoscritti. Quest’ultimi
includono lettere, diari, archivi organizzativi che a loro volta includono
documenti di giornalisti, leaders politici, scrittori, prelati, ecc.
L’IHRC è depositaria degli archivi storici dell’ “Order Sons of
Italy in America” che è la più grande ed antica organizzazione
solidaristica degli italo-americani. Questi manoscritti che sono
originati da tutte le parti degli Stati Uniti, da Boston a San Francisco,
rappresentano l’essenza della memoria italo-americana.
La ricchezza di contenuto
dell’ Italian American Collection attrae ricercatori da tutte le parti
degli Stati Uniti e del mondo (particolarmente dall’Italia) i quali conducono
ricerche in questi materiali per tesi, libri e articoli. Da notare
accademici italiani come i professori Emilio Franzina, Nadia Venturini,
Maddalena Tirabassi, Elisabetta Vezzosi, e Adriana Dada che hanno studiato
presso il nostro centro. Studiosi italo-americani come I professori
Fred Gardaphe, Gary Mormino, George Pozzetta e Donna Garbaccia, tra gli
altri, hanno basato I loro saggi sulla collezione dell’IHRC. L’accesso
alla collezione non si limita a studiosi accademici; storici comunitari
e di genealogia assieme a drammaturgi, produttori cinematografici e giornalisti
hanno utilizzato il nostro centro. Tramite la Italian American Collection
del IHRC le esperienze ed i pensieri degli immigranti e dei loro discendenti
arrivano a far parte sia della storia americana che di quella italiana.
Richiesta di donativo
per l’istituzione di un posto di curatore della Italian American
Collection
L’IHRC è responsabile
per collezioni documentali su ventiquattro gruppi di immigranti etnici.
Il nostro personale addetto e’ composto soltanto da tre persone ed è
sopraffatto dallo scoraggiante lavoro di raccogliere, organizzare e mantenere
queste collezioni in altrettante lingue straniere. Non sorprende
che ci sia un enorme ammontare di lavoro in arretrato da svolgere.
Per trent’anni, il direttore
dell’IHRC, Professor Rudolph J. Vecoli, per ragioni professionali e personali
ha prestato particolare attenzione alla Italian American Collection, cosa
che verrà a mancare con il suo imminente pensionamento.
Con lui se ne va anche l’unico specialista sull’immigrazione italiana.
L’ammontare e la qualità dell’Italian American Collection richiede
un archivista a tempo pieno. Il futuro Curatore della Collezione non dovra’
soltanto catalogare e trattare i materiali della Collezione ma dovra’ anche
essere responsabile per il suo ulteriore sviluppo. Nonostante l’impoonenza
dell’attuale collezione, sappiamo che ci sono ancora maggiori risorse da
raccogliere presso istituzioni sociali, archivi organizzativi, uffici parrochiali
e negli scantinati e soffitte di singoli cittadini. Con il volgere
delle generazioni, molto di questo materiale rischia di essere perduto,
come è stato gia’ appurato in passato. Se la richiesta di
donazione per un amministratore/curatorr verra’ approvata, l’IHRC continuerà
a lavorare con le istituzioni, organizzazioni e individui italo-americani
affinchè questi preziosi lasciti siano preservati
Lo stesso amministratore/curatore
potrà continuare ad aumentare l’ampiezza, totalità e disponibilità
dell’ Italian American Collection. Non solo ciò faciliterà
borse di studio in questo campo ma anche aumenterà l’utilizzazione
della Collezione per ragioni di pubblica educazione tramite media, mostre
e materiale di testo. Il tutto contribuirà ad una maggiore
stima della presenza italiana in America, non solo da parte degli italo-americani
ma anche del resto della popolazione americana.
I delegati dall’America alla
Conferenza di Roma sentono il dovere di richiamare l’attenzione delle Autorita’
italiane -- Governo e Parlamento – affinche’ diano il tanto atteso segnale
di attenzione a questo campo di studi, troppo a lungo trascurato dalle
Istituzioni ufficiali. Ricostruire la memoria storica della presenza italiana
in America aiutera’ a comprendere meglio le differenze culturali che si
sono venute a creare e consolidare nel corso di tre generazioni e andra’
a beneficio degli attuali e futuri rapporti tra Italia e Stati Uniti.
N.B. NUOVI RECAPITI
Rudolph J. Vecoli
Professor of History and
Director
Immigration History Research
Center
College of Liberal Arts
University of Minnesota
Elmer L. Anderson Library,
Suite 311
222-21st Ave.South
University of Minnesota
Minneapolis, MN 55455
612-625-5583
612-625-4800
fax 612-626-0018
E-mail: vecol001@tc.umn.edu
VISITATE IL SITO WEB IHRC:
http://www.umn.
edu/ihrc
Motion by Rudolph J. Vecoli, Professor
of History and Director, Immigration History Research Center, University
of Minnesota
THE NEED TO STUDY THE
HISTORY OF THE ITALIAN IMMIGRATION
International migration involves the history and culture of the country
of origin and that of the country of destination. The Italian immigration
to the United States thus is an important dimension of the historical relationship
between the Italian and American peoples. However, the remaining survivors
of the heroic period of Italian immigration are now very few. With their
passing the ties of memories become attenuated. The immigrants’ grandchildren
and great-grandchildren often know little of the experiences of their ancestors.
Yet they often aspire to learn about the lives of their forebears, about
the land they left, and the America they found here. Only through the formal
study of Italian immigration history can this need be satisfied.
Only history can add substance to the often hollow (or worse yet,
synthetic) ethnic identity which many Italian Americans espouse.
To have such a history we need historians dedicated to the recovery of
the Italian American experience which has been too long neglected by Italian
as well as American scholars.
THE MEANS BY WHICH THE
NEED CAN BE MET
Historical scholarship requires an infrastructure of institutions which
provides the resources and facilities for research. These include documentary
collections, reference tools, and dedicated archivists and librarians.
Scholarship does not thrive in isolation; it requires a community
of scholars with opportunities for communication and critical appraisal
of works by their peers. Seminars, conferences, publications (in
hard copy, but increasingly in electronic form), and communication among
colleagues serve this function.
The Immigration History Research Center (IHRC) of the University of Minnesota
is such an institution performing all of these activities. Founded in 1965,
it has become the premiere center for study and research on the history
of immigration to the United States. As one of the largest nationalities
represented in this immigration, Italians are naturally the focus of much
of the scholarly work at the IHRC. For various reasons, the history of
the Italian immigration only became the subject of attention by scholars
in Italy as well as in the United States in the 1960s. The IHRC has played
a major role in establishing this as a legitimate field of study.
The IHRC holds the richest and most extensive collection of materials for
Italian American history in the world. The Italian American Collection
includes some 500 files of Italian American newspapers and periodicals
from every part of the United States, a library of some 2,000 books,
most of them authored by Italian immigrants and their descendants, and
500 meters of manuscripts. The latter include letters, diaries, and
organizational records, among them papers of journalists, political leaders,
writers, clergymen, etc. The IHRC also holds the historical archives
of the Order Sons of Italy in America, the oldest and largest Italian American
fraternal organization. These manuscript collections, which originated
in all parts of the United States, from Boston to San Franciso, embody
the historical memories of Italian Americans.
Because of its riches the Italian American Collection attracts researchers
from all parts of the United States and from abroad (particularly
from Italy) to conduct research in these materials for theses,
books and articles. For example, Italian scholars, such as Professors
Emilio Franzina, Nadia Venturini, Maddalena Tirabassi, Elisabetta Vezzosi,
and Adriana Dada, have studied at our center. Italian American historians,
Professors Fred Gardaphe, Gary Mormino, George Pozzetta, and Donna Gabaccia,
among others, have based their writings on the IHRC collection. Access
to the Collection is not limited to professional historians, family
and community historians have also utilized these materials, as have playwrights,
film makers, and journalists. Through the IHRC’s Italian American Collection,
the experiences and thoughts of the immigrants and their descendants are
becoming part of both American and Italian history.
AN ENDOWED CURATORIAL
POSITION FOR THE ITALIAN AMERICAN COLLECTION
The IHRC holds important research collections for twenty four immigrant/ethnic
groups. Its curatorial staff of three is confronted with the daunting task
of gathering, organizing, and servicing these collections in as many languages.
Not surprisingly, there is a large backlog of materials to be processed.
For thirty three years, the director of the IHRC (Rudolph J. Vecoli) has,
because of personal as well as professional interests, given particular
attention to the Italian American Collection. With his impending retirement,
the IHRC will no longer have a specialist on Italian immigration on its
staff. Because of its size and quality, the Italian American Collection
requires an archivist who will devote full time to it. The Italian American
Curator will not only catalogue and process materials in the Collection,
and provide reference service to those who use the Collection, the Curator
will also be responsible for the further development of the Collection.
Despite the materials which have been gathered, it is a fact that the greater
part of the documentation on Italian Americans remains in social
halls, organizational files, church offices, and in basements and attics
of individuals. As the older generation dies, much of this material is
in danger of being lost as so much has been lost in the past. With
the endowed curatorial position, the IHRC will work with Italian American
institutions, organizations, and individuals to preserve these records.
The endowed Curatorial position will increase the amplitude, comprehensiveness,
and accessibility of the Italian American Collection. Not only will this
enhance scholarship in this field, it will also increase the utilization
of the Collection for purposes of public education through the media, exhibits,
and curricular materials . All of this will contribute to a greater appreciation
of the significance of the Italian presence in America not only on the
part of Italian Americans, but on the part of the American public at large
as well.
N.B. NEW ADDRESS AND TELEPHONE
NUMBERS
Rudolph J. Vecoli
Professor of History and
Director
Immigration History Research
Center
College of Liberal Arts
University of Minnesota
Elmer L. Anderson Library,
Suite 311
222-21st Ave.South
University of Minnesota
Minneapolis, MN 55455
612-625-5583
612-625-4800
fax 612-626-0018
E-mail: vecol001@tc.umn.edu
VISIT THE IHRC WEB SITE:
http:/
/www.umn.edu/ihrc
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